lunedì 4 giugno 2012

Il padre ha il cancro, bimbo di 6 anni raccoglie migliaia di euro vendendo limonate


NEW YORK – Drew Cox ha solo sei anni, ma quando a suo padre Randy e' stata diagnosticata una rara forma di tumore tre mesi fa, ha deciso che avrebbe fatto qualcosa per aiutarlo, e nonostante la sua tenera eta' ha capito che serviva del denaro.

Cosi' ha allestito un piccolo banchetto sulla strada di Gladewater, in Texas, e si e' messo a vendere limonata a 25 centesimi al bicchiere, per contribuire alle spese mediche del padre: In un giorno solo Drew e' riuscito in una vera e propria impresa incassando oltre 10.000 dollari. ''Lui e' cosi' importante per me, amiamo giocare insieme'', ha spiegato il piccolo, che ormai e' diventato una vera star, davanti alle telecamere della rete Kltv. Ma Drew, come un imprenditore navigato, mostrando il cartello con scritto ''per favore aiutate il mio papa''', ha detto: ''lo sapevo che sarebbero venuti tutti''.

Nonostante che la famiglia sia coperta dall'assicurazione sanitaria, i trattamenti sono cosi' costosi che i Cox si sono trovati a fronteggiare una spesa esorbitante. Il bambino, che ha altri due fratelli di 4 anni e di 7 mesi, ha seguito le orme di una piccola del Connecticut, Alex Scott, che inizio' a vendere limonate a quattro anni per finanziare la ricerca medica. Ad Alex era stato diagnosticato un tumore maligno al cervello quando aveva solo 12 mesi di eta'. Lo stesso che se la e' portata via nel 2004 a otto anni.

Ma la sua battaglia non e' morta con lei. Sono stati i suoi genitori a continuarla attraverso l'associazione 'Alex's Lemonade Stand for Chilwood Cancer', che ha raccolto oltre 50 milioni di dollari per la lotta contro il cancro.

FONTE: dolceamore3.com
http://www.dolceamore3.com/2012/04/il-padre-ha-il-cancro-bimbo-di-6-anni.html


Una tenera storia d'Amore che lega padre e figlio. Ed ora speriamo che papà Randy ce la faccia a vincere il suo male.... di sicuro la presenza di suo figlio costituirà per lui una grande Forza motrice per cercare di farcela.

Marco

domenica 3 giugno 2012

Parkinson da pesticidi: riconosciuta in Francia la malattia professionale

Lunedi 7 maggio è entrato in vigore in Francia un decreto che conferisce al morbo di Parkinson lo status di malattia professionale per gli agricoltori e stabilisce esplicitamente un nesso di causalità tra questa patologia e l'uso di pesticidi.

Lo scorso febbraio, la vittoria in tribunale di un agricoltore che aveva intentato una causa contro la Monsanto per averlo avvelenato con i vapori di uno dei suoi erbicidi, Lasso, aveva già creato un precedente.
A seguire una manifestazione di agricoltori al Salone dell'Agricoltura, presso lo stand dell’industria dei fitofarmaci, richiedeva il riconoscimento delle malattie professionali legate all'uso dei pesticidi e il ritiro dei prodotti pericolosi.
Il riconoscimento ufficiale rappresenta dunque una vittoria per questa mobilitazione e acquisisce un carattere importante sia a livello simbolico che concreto aprendo la possibilità a sostegni finanziari per l’incapacità di continuare a lavorare. Un percorso cui dar seguito in Italia aggredendo radicalmente le problematiche legate a produzione, uso e residui dell’agrochimica. Un esempio da seguire, dunque, e una strada, quella dei pesticidi, da abbandonare.

FONTE: aiab.it
http://www.aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1487:parkinson-da-pesticidi-riconosciuta-in-francia-la-malattia-professionale&catid=1:ultime-news&Itemid=32


Notizia importante, che lascia intendere che vi sia una sempre maggior consapevolezza sui rischi legati all'uso di pesticidi chimici. Io sono un acceso sostenitore dell'alimentazione rigorosamente biologica e voglio sperare che questi risultati possano portare in futuro all'abbandono totale di questi fitofarmaci, così deleteri per l'ambiente e per la salute dell'uomo. Questa sarebbe davvero una GRANDISSIMA conquista per l'uomo.

Marco

sabato 2 giugno 2012

“Io, avvelenata dai fitofarmaci”


CONEGLIANO - “Condannata ad una morte lenta”. Si sente così Rosy Zampieri che vive immersa nel verde e nella quiete della collina, a Scomigo. Attorno alla sua casa si stendono filari di vigneti. Una gabbia verde per Rosy che per molti mesi all'anno deve chiudersi in casa oppure uscire con la maschera per non respirare l'aria intrisa di fitofarmaci. “Sto vivendo un incubo – confessa – nel periodo dei trattamenti sui vigneti, non sono libera di fare nulla fuori casa. E' un problema serio”. Rosy è andata ad abitare in quella casa, che ha ereditato, nel 2000. Intorno c'erano prati e alberi. “In 10 anni sono stata accerchiata dai vigneti” dice. Ogni volta che l'atomizzatore passa tra i filari, cominciano i disturbi: “bruciore a gola, labbra e occhi – spiega Rosy – Certe volte mal di testa, nausea, dipende dal prodotto usato”. La scorsa settimana Rosy è andata al pronto soccorso, ma le hanno detto che non potevano fare niente. Ha scritto all'Uls7 e chiamato la polizia locale. Invano. “Ma io ho il diritto di respirare e di stare a casa mia”. L'anno scorso si è sottoposta all'analisi per controllare la tiroide “i valori erano tutti fuori” afferma. Alcuni fitosanitari agiscono infatti sugli ormoni. Rosy è arrivata allo stremo e ha deciso addirittura di vendere la casa, ma quando il possibile acquirente la vede... “Bella – dice – ma questi vigneti sono suoi?” e sparisce. I vigneti sono a 5 metri di distanza dal confine di proprietà, ma la deriva dell'irrorazione va ben oltre. Ecco perchè Rosy sostiene che il regolamento di polizia rurale che “gestisce” l'uso dei prodotti fitosanitari non è applicabile. “Proverò a rivolgermi al sindaco”, conclude Rosy che è disposta a offrirsi volontaria per sottoporsi alla campagna di analisi delle urine indetta dall'Uls7 proprio in questi giorni. “Ho deciso di parlare della mia situazione perchè è un problema di molti – conclude Rosy – che per mancanza di coraggio e paura di ritorsioni non si espongono”.

di Elisa Giraud


FONTE: Il Gazzettino di Treviso

giovedì 31 maggio 2012

Terremoto in Emilia: quasi 100 disabili nei centri d’accoglienza

A Finale sistemati in un’unica tendopoli, mentre a San Felice sul Panaro al piano terra delle scuole medie. Istituito un numero per segnalare i casi più gravi

di Michela Trigari

BOLOGNA – Il terremoto che domenica scorsa ha scosso l’Emilia ha colpito duramente anche le persone disabili. Si tratta di oltre «80 persone – dice Michele Camorati, responsabile della Sala operativa regionale dell’Emilia-Romagna della Croce Rossa – sparse un po’ in tutti i campi» del modenese e del ferrarese. A Finale Emilia (Modena), dove si trova la maggioranza delle persone disabili che non hanno potuto far ritorno nelle proprie case, sono state sistemate in un’unica tendopoli, mentre a San Felice sul Panaro hanno trovato ospitalità al piano terra del centro d’accoglienza allestito nelle scuole medie del paese.

PIU' ATTENZIONE ALLE FASCE DEBOLI - «Le persone disabili sono seguite da una trentina di operatori della Cri, più il personale socio-sanitario e volontario che si occupava abitualmente di loro prima del terremoto – continua Camorati –. Sono quelle che hanno ricevuto più attenzione dopo il sisma, in quanto si tratta di una fascia particolarmente debole e che va maggiormente protetta in queste situazioni. Abbiamo potenziato la nostra dotazione di 30 carrozzine, ma con l’evacuazione degli ospedali abbiamo parecchi ausili a disposizione». Anche se non manca chi contesta: «Qui a Sant'Agostino non sono preparati ad aiutare le persone disabili. Mio fratello lo è e ci hanno proposto di dormire nel Palareno, il palazzetto dello sport. Ma se c'è una scossa di terremoto come fa ad uscire?», commenta Rosina Pompili.

COORDINARE L’EMERGENZA - A gestire l’emergenza nei centri di accoglienza organizzati nei territori più colpiti dal sisma – Sant’Agostino e Bondeno (Ferrara), Moglie (Mantova), Finale Emilia, Cavezzo, Camposanto, Mirandola e San Possidonio (Modena) – sono soprattutto la Protezione civile, la Croce rossa italiana (con anche due pulmini per il trasporto disabili) e le Misericordie dell'Emilia-Romagna. Queste ultime si sono concentrate a Mirandola, dove stanno gestendo il centro di accoglienza ricavato nella scuola media e quelli attivati nei due asili (in totale 300 posti complessivi). La notte tra domenica e lunedì sono state ospitate in gran parte famiglie con bambini piccoli, anziani e disabili.

ASSISTENZA SOCIALE E ASL IN AZIONE - Ma anche l’Ordine degli assistenti sociali dell’Emilia Romagna si sta dando da fare: ha attivato un numero di telefono, 333-5647158, per raccogliere le segnalazioni dei casi più difficili. La priorità è quella di non perdere il contatto con gli utenti già seguiti dai servizi e, se possibile, dare una mano anche alle altre persone. Si possono segnalare soprattutto esigenze particolari, come ad esempio bambini che hanno bisogno di un latte specifico, persone con disabilità che necessitano di ausili, anziani e famiglie in situazioni di difficoltà. E si è mossa pure l'unità di crisi che coinvolge i dirigenti delle Aziende sanitarie di Modena e Ferrara. Sono stati attivati quattro punti medici avanzati nelle zone più colpite dal terremoto, mentre i servizi di Dipendenze patologiche e Salute mentale adulti di Mirandola sono operativi nella tensostruttura verde di fronte al centro servizi di via Smerieri.

 
22 maggio 2012 (modificato il 28 maggio 2012)

FONTE: corriere.it
http://www.corriere.it/salute/disabilita/12_maggio_22/terremoto-disabili-tendopoli_2a13aa1c-a424-11e1-80d8-8b8b2210c662.shtml


Articolo di qualche giorno fa, antecedente alla forte scossa del 29 maggio, per cui la stima di 80 persone disabili stivate nelle varie tendopoli è adesso certamente in difetto. Detto questo, voglio approfittare per ringraziare tutte le persone, volontari e non, che
stanno mettendo impegno e cuore nell'aiutare le persone colpite da questo drammatico evento, in particolar modo le cosiddette "fasce deboli", ovvero i bambini, gli anziani, i disabili e i malati. Questo terremoto ha colpito sopratutto loro, per cui va tutto il mio plauso alla Croce Rossa, alla Protezione Civile, alle Asl e a tutti i volontari che stanno facendo del loro meglio per mettere queste persone nelle migliori condizioni possibili. Un grazie di vero cuore da parte mia.

Marco

mercoledì 30 maggio 2012

La vita è meravigliosa


“La vita è sempre meravigliosa, ed è unica. E per questo, merita di essere vissuta al meglio”. E' l'accorata testimonianza di un ventenne jesino, Luca Bernardi, affetto da distrofia muscolare di Duchenne. Il giovane, nonostante l'immobilità a cui è costretto dalla malattia, vive ogni giorno una grande opportunità di crescita e di gioia.

In che cosa consiste la tua patologia?
Si tratta di una malattia genetica che determina progressivamente la degenerazione delle fibre muscolari e la conseguente perdita della forza muscolare e quindi delle abilità motorie e respiratorie.

Ci puoi raccontare i passaggi più significativi della sua evoluzione?
La malattia ha iniziato a manifestarsi quando avevo circa sette anni con improvvise perdite di equilibrio, e poi con una progressiva perdita delle forze degli arti che mi ha costretta ad usare la sedia a rotelle quando avevo solo nove anni. A dodici ho avuto una crisi respiratoria che mi ha obbligato ad utilizzare un respiratore meccanico, costringendomi al letto. E' stato molto difficile accettare tutto questo, sentire di perdere giorno per giorno la forza e non riuscire a correre, saltare, giocare come gli altri bambini. Accettare la sedia a rotelle che ho sempre odiato fin dalla prima volta che l'ho vista, forse perchè intuivo che era per sempre e mi faceva sentire osservato e diverso. E poi l'immobilità...”

Quello della crisi è stato dunque un momento drammatico.
“Sì, perchè ho creduto di morire. E' successo tutto all'improvviso: mi sono ritrovato in un reparto di rianimazione – il Salesi di Ancona – tra medici e infermieri che non conoscevo, senza i miei genitori. Stavo tanto male e nei momenti di lucidità pensavo che mi avessero abbandonato. Non potevo neanche chiedere spiegazioni perchè non potevo parlare a causa della tracheostomia. In realtà, nessuno mi aveva abbandonato: ai miei genitori non era permesso entrare vista la situazione dei pazienti nel reparto. Essi mi rassicuravano che c'erano anche se non li potevo vedere, facendomi avere oggetti, foto, audio-cassette, con i loro messaggi. Tutto questo è stato talmente devastante per me, che mi ha cambiato moltissimo. Superata la criticità di quel momento, mi sono ritrovato una forza immensa per affrontare tutto quello che è successo dopo”.

Le apparecchiature che utilizzi: chi te le ha fornite e quanto costa alimentarle?
L'Azienda Sanitaria Unica Regionale. Sono apparecchiature elettriche che, essendo costantemente in funzione, consumano molti Kw, con relative bollette molto alte. Al fornitore di energia elettrica abbiamo chiesto se si possono avere delle agevolazioni economiche, ma non abbiamo avuto un riscontro positivo.

Possono essere manovrate da chiunque?
Solo da persone specializzate. Ai miei genitori e a mia zia è stato insegnato ad usarle durante il mio lungo periodo di degenza presso il reparto di Anestesia e Rianimazione all'Ospedale di Jesi, dove sono stato trasferito dai Salesi.

Cosa ti preoccupa di più in questa tua situazione?
Oltre alla progressione della malattia, ciò che mi preoccupa di più è proprio il futuro, nel senso che è vero che ho un servizio di aiuto alla persona ed un servizio educativo che viene erogato dal Comune con mandato ad una Cooperativa di Servizi, ma nessuna persona preposta a questi servizi può sostituire i miei genitori. Vorrei che le istituzioni potessero fare qualcosa in tal senso. Penso ad un servizio come lo IOM, che assiste a domicilio i malati terminali.

Quali altre figure, oltre ai familiari, condividono le tue giornate?
Gli operatori della Coo.s.s. Marche, dei giovani molto in gamba che mi aiutano e mi sostengono.

Nonostante le difficoltà oggettive, non hai mai rinunciato allo studio: a quale Università e Facoltà sei iscritto?
Sono inscritto all'Università di Macerata, alla Facoltà di Lettere e Filosofia. L'insegnamento avviene tutto attraverso il computer e Internet, quindi con modalità on-line. Nel sito dell'Università, per ogni esame che devo dare, trovo il programma e il materiale che utilizzo per prepararmi; altri testi li acquisto. Poi mio padre, attraverso lo scanner o la fotocamera, li inserisce nel PC, in modo che io li possa leggere e studiare. Inoltre ho dei tutor che fanno da tramite tra me e i docenti e mi aiutano a prepararmi ed a risolvere le difficoltà. Il rapporto con i professori è solo via e-mail, e li vedo solo una volta quando sostengo l'esame.

Ne hai già sostenuto qualcuno? Con che modalità?
Per ora due, Storia Greca, e Storia della Cultura Materiale, riportando una votazione di 28 e 27. Si sono svolti attraverso un test multiplo, in modalità on-line, tramite una chat audio/video, con la presenza a casa del tutor che hai il compito di controllare che tutto si svolga regolarmente.

Ci sono momenti di stanchezza per questa tua situazione, questa tua sofferenza?
Qualche volta sì, ma cerco di essere sereno, pieno di interessi, e ciò mi permette di vivere e superare ogni difficoltà, perchè la vita è una cosa meravigliosa.

Ti interessi della vita della città? Cosa ne pensi di quello che accade?
Sì, certo, ho anche votato. Penso che bisognerebbe migliorare tante cose che già esistono e allargare l'orizzonte verso altre per accrescere il livello culturale, il rispetto e l'integrazione tra i cittadini che deve comunque realizzarsi indipendentemente dallo stato sociale, dagli hanicap fisici, dalla cultura, dalla religione e dal colore della pelle. Mi appassiona molto lo sport, in particolare pallavolo e basket. Sono un accanito tifoso delle due squadre locali.

Hai degli hobby?
Sono un appassionato di musica, di libri, e di cucina. Il mio sogno di bambino era di diventare un calciatore come Roberto Baggio, oppure uno chef famoso che potesse fare esperienze in giro per il mondo, per aprire poi un ristorante di alta cucina a Jesi. La musica mi fa sognare e viaggiare con la fantasia, e riflettere sui momenti belli e meno belli della vita.

E le tue curiosità? Quale aspetto ti cattura di più?
La storia, in particolare il periodo delle due guerre mondiali, perchè secondo me è importante non dimenticare quello che è successo, per fare in modo che non succeda più. Mi piacciono molto anche i paesaggi e ne cerco sempre di nuovi attraverso Internet. Sono curioso di visitare le città e i paesi del mondo, e lo faccio con un programma apposito. Amo pure la Storia dell'arte, ammiro personaggi come Michelangelo, Leonardo, che hanno lottato contro tutti per portare avanti le loro idee, molte delle quali non comprese dal contesto storico in cui sono vissuti.

Ti sembra che ci sia poca attenzione ai disabili? E in che cosa?
Rispetto al passato è stato fatto molto, ma non basta. Ci sono ancora tante barriere architettoniche e “mentali”, difficoltà nell'accedere all'istruzione, al lavoro, al divertimento. C'è poco rispetto.

Che ricordo hai del periodo scolastico?
Della scuola elementare ho un ricordo piuttosto negativo perchè ero poco integrato nel programma scolastico, avevo delle difficoltà che secondo gli insegnanti non erano compatibili con il resto della classe, e spesso stavo in un aula a parte con l'insegnante di sostegno. Questo mi dispiaceva molto e mi portava ad avere poca simpatia per la scuola. Con i miei compagni di classe, invece, stavo molto bene; mi hanno sempre aiutato, spontaneamente perchè loro non vedevano in me nessuna diversità anche quando era evidente. La scuola media e le superiori mi hanno dato invece molte soddisfazioni. Mi sono integrato fin da subito nella classe e ho avuto ottimi risultati seguendo lo stesso programma degli altri, anche se da casa essendo impossibilitato a frequentare.

Per le Superiori, quale Istituto hai frequentato?
L'Istituto Tecnico per le Attività Sociali G. Galilei. L'ho “scelto” perchè è stato l'unico che ha accettato la mia iscrizione facendosi carico di una esperienza – didattica a distanza con la videoconferenza – allora nuova per entrambi.

Da questo letto, nel quale ogni giorno coltivi sempre più amore per la vita, quali pensieri rivolgeresti ai tuoi coetanei, a tutti i giovani?
Direi che la vita è molto bella anche da questo letto, ed è unica. Loro che possono viverla appieno, non devono rischiare di perderla per un bicchiere in più o per aver abusato di sostanze stupefacenti. Devono avere più rispetto per loro stessi, avere un ideale da seguire, dare uno scopo alla propria vita. Solo così potranno non perdersi in una società in cui comunque penso che non sia facile vivere ed affermarsi.

di Paola Cocola

6 ottobre 2007

FONTE: http://www.lucabernardi.eu/lavita%E8meravigliosa.pdf


Sito ufficiale di Luca Bernardi:
http://www.lucabernardi.eu/index.html


Luca su Facebook:
https://www.facebook.com/luca.bernardi.986

https://www.facebook.com/groups/149342069685/
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Luca su Twitter:
https://twitter.com/#!/BernardiLuca


Canale You Tube di Luca Bernardi:
http://www.youtube.com/user/viveredj


Il libro di Luca "Uno scrigno pieno di sogni"

http://www.lucabernardi.eu/Unoscrignopienodisogni.pdf


La storia di Luca è di quelle che toccano veramente il cuore, ma che destano anche stupore in chi la legge, per il grande carattere e la forza d'animo che Luca dimostra nella sua vita, nonostante la sua Distrofia Muscolare che lo fa vivere completamente allettato. Ciò nondimeno la sua voglia di vivere emerge chiaramente dalle sue parole, tanto da sostenere che la "vita è meravigliosa" e sempre e comunque bella e degna di essere vissuta pienamente anche dal suo letto. Un esempio, una lezione di vita per tutti, sopratutto per coloro che non si rendono conto di quale Dono sia la vita e rischiano di gettarla al vento per qualcosa di stupido.

L'intervista in questione è un pochino datata, essendo del 2007, ma ho scelto di postare questa per la sua completezza e perchè dalle parole di Luca emerge chiaramente il suo carattere e la sua visione della vita.
Invito tutte le persone che leggeranno questo post ad approfondire la conoscenza di Luca attraverso il suo sito, molto bello e completo, di cui ho postato sopra le coordinate, e anche guardando qualche video che lo riguardano dal suo canale You Tube. Luca è presente anche su Facebook e su Twitter, quindi chiunque può diventare suo amico e condividere con lui pensieri ed emozioni. Infine mi sento ri raccomandare a tutti il libro scritto da Luca, "Uno scrigno pieno di sogni", nel quale Luca racconta di sè, la sua storia, i suoi sogni, le sue speranze, le sue conquiste... il tutto con un occhio di riguardo verso il mondo della disabilità, con lo scopo di avere una maggiore sensibilizzazione della società nei confronti dei diversamente abili, abbattendo certi pregiudizi che purtroppo ancora esistono.

Marco

domenica 27 maggio 2012

Sofia era una ragazzina vivace, ora è così debole che non riesce nemmeno a mandare un sms.

Derubati della vita: testimonianze strazianti di vittime di ME e Fibromialgia

Si sa poco riguardo alla ME - e persino i medici sono stati accusati di non trattarla in modo serio.
Ma la realtà è che l’Encefalomielite Mialgica – a volte chiamata Sindrome da Stanchezza Cronica – è una malattia gravemente debilitante che affligge circa 250.000 persone nel Regno Unito.

I sintomi includono una spossatezza estrema, dolori muscolari, mal di testa e problemi di concentrazione. Capita che molti malati siano allettati per anni. La Fibromialgia è una condizione cronica dove si soffre di dolore diffuso e di stanchezza.
Si pensa che una persona su 25 soffra di una di queste due patologie in Gran Bretagna.

In questo articolo, LYNSEY HAYWOOD parla di tre persone che ci raccontano perché queste due malattie sono molto più gravi di quanto la maggior parte delle persone si immagini.

Sophie, 17 anni
Sophie Ellis soffre di ME da quando aveva nove anni. Non può neanche guardare la televisione o mandare un sms ed è alimentata con un sondino.
Non si reca al piano di sotto della sua casa di Banbury, nell’Oxfordshire (Oxon), da più di un anno.
Vive con il papà Mark Ellis, 52 anni, un consulente finanziario, e la mamma Karen, 52 anni, che si occupa di lei a tempo pieno.
Mark dice: “Quando Sophie aveva nove anni, si ammalò di un’infezione per un virus abbastanza comune che durò circa due o tre settimane.
Ma non è mai guarita del tutto. Ha sofferto di dolori paralizzanti allo stomaco, bruciore e reflusso acido, così come di una mancanza generale di energia. Il medico di base da cui ci recammo cercò di tamponare i sintomi invece che cercare la causa di base. Come genitori non avevamo conoscenza della ME, quindi, quando ci siamo recati da un numero sterminato di specialisti, non abbiamo mai pensato di chiedere al riguardo. Pensavamo semplicemente che fosse qualcosa di cui le persone si erano ammalate negli anni ’80 e che desse sintomi simil-influenzali. Non sapevamo certo che fosse qualcosa per cui si potessero provare delle terapie.
Sophie peggiorava sempre di più, al punto che non poteva mangiare ed era costretta a passare sempre più tempo a letto.
Poi, circa due anni fa, uno specialista suggerì la ME e, dopo aver fatto delle ricerche per conto nostro, tutto finalmente trovò un senso.
Ci sono voluti sei anni per avere una diagnosi accurata ma purtroppo, ormai, essendosi sforzata così duramente per sei anni, le batterie di Sophie erano completamente esaurite.
Avevamo la percezione di aver perso il nostro spiraglio di opportunità quando avremmo ancora potuto fare qualcosa. Adesso, Karen ha lasciato il suo lavoro di commessa al supermercato al Sainsbury’s per assisterla a tempo pieno.
La minima attività sfinisce Sophie e, essendo una malattia neurologica, ciò ha ripercussioni in ogni parte del suo corpo. Non può guardare la televisione, né usare un computer portatile perché non tollera la luce. Le procura vertigini o la fa stare male.
Non può leggere (N.d.T. per più di pochi minuti) due volte nella giornata e non si reca al piano inferiore dell’abitazione da più di un anno. Non possiamo parlarle per più di pochi minuti per volta perché ciò sfinisce le sue energie. La sua stanza deve essere al buio e ha bisogno di aiuto per raggiungere il bagno perché le sue gambe da sole non la reggono. Può leggere gli sms ma non può inviarli da sola perché il suo cervello non riesce a coordinare le dita.
Mangiare e masticare sono un’impresa ormai quasi impossibile per lei, quindi ha un sondino che la alimenta, attraverso il naso, con cibi liquidi, ma riesce a bere da sola.
Stiamo cercando di incrementare sempre di più i piccoli miglioramenti che riesce a compiere ogni giorno – esponendola un po’ di più alla luce, cercando di farle mangiare un po’ di cibo da sola.
Ma se la sforziamo troppo, ha delle brutte ricadute e dobbiamo ripartire da zero.
Non possiamo assolutamente ricevere ospiti in casa per non rischiare di disturbarla. Il massimo in cui Karen ed io possiamo sperare per noi stessi sono una passeggiata e un caffè quando il fratello di Sophia, Matt, che ha 29 anni, viene a trovarci.
Questo fa sì che Sophie si senta anche terribilmente in colpa – la ME ha un impatto enorme sulla vita di ognuno di noi.
Ma, in tutto questo, Sophie è sempre stata piena di spirito e coraggio, sempre col sorriso sul volto.
Incontrare altre persone, attraverso l’Associazione per i giovani malati di ME (AYME-Association of Young People with ME) ci ha aiutati a realizzare che non siamo soli e che spesso le persone migliorano. Abbiamo incontrato persone di vent’anni che un tempo erano nelle condizioni in cui Sophie si trova ora e che adesso in gran parte conducono una vita normale e felice.
Sono la nostra fonte di ispirazione per andare avanti.

Jamie, 23 anni
JAMIE STRONG, di Kingston upon Thames, è determinato a porre fine allo stigma che circonda la ME. Parla così:
Cinque anni fa regolarmente percorrevo più volte le circa otto miglia intorno a Richmond Park con la bicicletta. Come qualsiasi ragazzo sano e attivo di 17 anni, mi divertivo nel tempo libero a uscire con i miei amici, a correre e a fare pesi in palestra. Poi nel Gennaio del 2007 tutto il mio mondo è crollato.
Di punto in bianco ho iniziato ad avere un forte dolore allo stomaco con sanguinamento. Mi fu diagnosticata una probabile gastroenterite e, dopo una colonscopia, una colite ulcerosa. Iniziai ad accusare dolori alle giunture e brain fog.
Sforzandomi molto riuscii ad arrivare alla maturità e ad essere promosso, ma a Settembre non mi reggevo in piedi. Mi capitava di collassarmi ovunque e dovetti rimandare la mia iscrizione all’università. In seguito mi fu diagnosticato il disturbo di Addison, che consiste in una mancanza nel corpo di ormoni pituitari .
Mi furono aumentati i farmaci, cosa che mi aiutò ad iniziare a frequentare la University of East Anglia, ma la mia memoria a breve termine non mi sosteneva più e mi sentivo esausto.
Dopo sei settimane dall’inizio (dell’università), i miei genitori dovettero venire a prendermi e portarmi a casa. Fu allora che ricevetti la diagnosi di ME.
La ME è talvolta chiamata Sindrome da Stanchezza Cronica. Ma il termine “stanchezza” non si avvicina lontanamente a ciò che provo. La maggior parte dei giorni mi sveglio – nei casi in cui sia riuscito a dormire - sentendomi più sfinito di quando sono andato a letto.
Spesso le mie gambe sono quasi paralizzate. Se riesco a fare un bagno, dopo devo distendermi sul tappetino per venti minuti, prima di potermi reggere in piedi.
Salire le scale è come scalare l’Everest.
Al momento persino leggere o sostenere una conversazione possono essere uno sforzo eccessivo.
Quando provo a sforzarmi, lo sfinimento può diventare così forte che mi sembra quasi di morire. E’ come se il mio cervello andasse a fuoco.
Ho un dolore bruciante ai muscoli e gli antidolorifici recano poco sollievo. Quando ciò accade, l’unico modo per sopravvivere è stare disteso in una stanza buia e silenziosa.
Mi mancano disperatamente gli amici della mia età. Non li vedo più dal momento che non capiscono perché io possa fare così poco o perché i medici non possano aiutarmi.
Ho preso contatto con altre persone giovani che soffrono di ME ma la maggior parte di loro sono troppo stanchi per incontrarsi. Posso uscire di casa una o due volte alla settimana se qualcuno mi accompagna e se non devo camminare per un lungo tratto. A volte uso una sedia a rotelle.
Ho provato di tutto per guarire – terapie alternative, agopuntura, dieta, integratori, terapia cognitivo-comportamentale, esercizio graduale, tecniche di rilassamento, meditazione, riposo, pacing e farmaci.
Vivere questa vita senza vedere uno sbocco è come essere morti viventi. Se solo le persone potessero capire che tutto ciò è reale, una malattia fisica dagli effetti devastanti, allora i malati di ME non si sentirebbero così abbandonati, messi da parte e sminuiti.
Abbiamo bisogno che il Governo inizi a trattare la ME come la patologia seria che è, che educhi i medici e che promuova la ricerca così che i trattamenti adeguati – possibilmente una cura – possano essere trovati.

Linda, 52 anni
La terapista occupazionale Linda Horncastle è stata bloccata dal dolore causato dalla fibromialgia per circa vent’anni. Ha anche preso in considerazione il suicidio per risparmiare alla sua famiglia il peso di doverla assistere. Linda, di Seer Green della contea di Bucks (Buckinghamshire), racconta:
Mi sono ammalata all’età di 27 anni, dopo la nascita di mio figlio Matthew. Mi sono recata da uno specialista che mi diagnosticò un nervo intrappolato e che mi prescrisse antidolorifici, che non ebbero però alcun effetto positivo. Il dolore si diffuse all’altra spalla, giù lungo la schiena e mi sentivo totalmente esausata tutto il tempo. Quattro anni dopo che nacque mio figlio Matthew, ho avuto il mio secondo figlio, Steven. A quel tempo stavo così male da non riuscire a sollevare nessuno dei due. Se desideravano un abbraccio, dovevano arrampicarsi sulle mie ginocchia. Dipendevo completamente da mio marito David, che ora ha 52 anni, e dagli amici che mi aiutavano con i bambini. Finalmente scoprii che cosa non andava quando avevo 33 anni.
Vivevamo in Francia e un medico di base mi indirizzò ad un reumatologo che disse che soffrivo di fibromialgia. Mi consigliò di recarmi alle terme e di modificare la mia dieta. Ma in seguito David fu di nuovo trasferito per lavoro in Gran Bretagna e lo stress del trasloco peggiorò i miei sintomi.
Ero costretta in casa per giorni di seguito. Non avevo l’energia per andare a prendere i bambini a scuola ed avevo un dolore cronico e agonizzante.
La mia famiglia stava soffrendo così tanto per causa mia. David doveva cucinare e fare i lavori domestici. Le cose normali come le vacanze in famiglia e le attività extra-scolastiche non erano una possibilità da prendersi in considerazione per Matthew e Steven. Mi sentivo così in colpa che ho contemplato l’idea del suicidio per due volte, pensando che sarebbero tutti stati meglio senza di me.
Ho perso quasi tutti i miei amici per il fatto che non potevo uscire di casa. Avevo attacchi di panico ogni volta che prendevo i mezzi pubblici.
Il punto di svolta fu leggere un articolo scritto da una fisioterapista che era stata afflitta in modo analogo dalla fibromialgia. Ella spiegava come era ritornata ad una vita normale e persino come aveva iniziato di nuovo a lavorare grazie ad esercizi di stretching combinati con una dieta priva di zuccheri, caffeina e glutine.
Attuai tutti questi cambiamenti e andai in una clinica del dolore dove imparai tecniche di rilassamento così da non logorarmi. I miei sintomi migliorarono di circa il 40%, ma ero ancora lontana dallo stare bene. Un medico mi suggerì di provare un apparecchio chiamato Alpha-Stim. Questo dispositivo usa una bassa corrente elettrica per produrre onde alfa che impediscono al cervello di ricevere un numero di segnali del dolore maggiore della norma.
Alla fine della seconda settimana di utilizzo mi sentivo molto meglio. Ho dormito bene per la prima volta in più di dieci anni e la mia energia e i miei livelli di dolore erano migliorati. Ho persino iniziato di nuovo a lavorare nel 2010, cosa che avevo pensato impossibile anche in un milione di anni.


FONTE: cfsitalia.it
http://www.cfsitalia.it/public/CFSForum/index.php/topic/5339-due-articoli-pubblicati-da-the-sun-che-riguardano-la-mecfs/page__pid__40538#entry40538

Articolo pubblicato su “The Sun” nella rubrica Salute (Health), scritto da Emma Morton e Lynsey Haywood
http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/woman/health/health/4226095/Robbed-of-life-Heartbreaking-victims-of-ME-and-fibromyalgia.html

L'articolo è stato gentilmente tradotto da Antonia Frigo


Tre testimonianze da far accaponare la pelle. Basterebbe leggere queste 3 storie per comprendere bene che cosa sono l'Encefalomielite Mialgica (ME) e la Fibromialgia (FM) e il tipo di vita a cui sono sottoposte le persone che ne sono colpite.
I malati di queste patologie meritano più RISPETTO, sia da parte delle istituzioni, che da parte della classe medica, che da tutte le persone in generale, perchè sovente anche le persone più vicine ai malati sono riluttanti a capire quale CROCE sia avere una malattia come queste. Teniamolo sempre bene a mente.

Marco

venerdì 25 maggio 2012

L' agghiacciante verita' che si cela dietro i malati di Sindrome da Fatica Cronica (ME/CFS)

Lettera spedita da un ragazzo affetto da Encefalomielite Mialgica/Sindrome da Fatica Cronica.

Sono stato molto sconvolto e rattristato nell'apprendere della morte di Sophia Mirza (http://www.sophiaandme.org.uk/) e delle circostanze della sua morte. Questa storia è fin troppo familiare per me e per la mia esperienza. Sono da 20 anni un malato grave d M.E. . Per due anni e mezzo tra il 1989 e il 1992 sono stato completamente e totalmente allettato. Non potevo sollevare alcun peso ed ero accudito in casa da mia madre e lavato dalle Infermiere di Zona (District Nurses). Molti pensavano che sarei morto.

In quel periodo sono stato rinchiuso dagli psichiatri e portato all'Unità Psichiatrica xxxxxxxxxxx, all'ospedale xxxxxxx, di xxxxxx. Per sei mesi sono stato sottoposto a gravi e terribili abusi psicologici in quelle che io chiamo le loro "Camere di interrogatorio". Sono stato sottoposto ad un regime di minacce, di torture fisiche, bullismo, intimidazione, disprezzo, derisione, bugie, delusioni, malignità e più di tutto odio. Lo stress e il tormento emotivi indotti nella mia mente è stato estremo e oltre quello che si possa descrivere.

Alla fine del loro "trattamento" gli psichiatri dichiararono di aver fatto meraviglie per me e di avermi trasformato in una meravigliosa e totalmente nuova persona che era progredita immensamente nella salute mentale e nel benessere. Ma la verità era che i danni psicologici inflitti alla mia mente vulnerabile sono stati colossali e sono perdurati finora per il resto della mia vita.

Negli ultimi 14 anni ho cercato di guarire emozionalmente e di ricostruire me stesso dopo i loro sforzi e i loro successi nel distruggere la mia mente e nel distruggermi come persona, come volevano fare. Uno dei più grandi e più duraturi dei molti effetti psicologici negativi è stato l'essere soggetto ad attacchi di rabbia in cui impreco, un'incapacità di prevenire queste ondate di rabbia che salgono dal mio inconscio investendomi a livello emotivo, nel momento in cui mi sveglio dal sonno ogni mattina e poi durante il giorno. Ho lottato contro questi momenti di imprecazione verso gli psichiatri da allora, allo stesso modo in cui lotto interiormente per perdonarli. (Io credo nel perdono assoluto, ma lo trovo difficile e non semplice da fare). Davvero, almeno due di coloro che hanno commesso abuso su di me dovrebbero essere in carcere.

Qualche anno fa durante un periodo di remissione, ho iniziato ad impegnarmi in una chiesa Pentecostale molto frequentata. Nella congregazione c'era un uomo che mi disse che sua moglie era una malata grave di M.E., ma che tragicamente si era suicidata. Appresi che egli non era un gran sostenitore dell'organicità della malattia e che ella era stata ricoverata in un'unità psichiatrica in cui sia lui che il personale avevano agito in modo coercitivo verso di lei. Non era difficile capire quale fosse il resto della storia. Pensai tra me "Oh no, non un altro malato ucciso da loro". (Io li chiamo la polizia segreta psichiatrica" o la "Gestapo psichiatrica", sapendo dalla mia personale esperienza come essi operano). Avevo pensato di "sollevare un vespaio" nella congregazione dicendo ai più anziani e ai capi della chiesa che pensavo che egli avesse preso parte nell' "assassinio di sua moglie". Ma a causa del mio affaticamento mentale e necessitando di andare a casa a riposare dopo gli uffici, non ho mai intrapreso quella discussione.

Dopo che sono stato rinchiuso dagli psichiatri, entrambi i miei genitori si misero dalla loro parte e loro liquidavano e rifiutavano qualsiasi cosa provassi a spiegare loro riguardo a me. Il loro agire così ha compromesso negativamente il mio rapporto con entrambi. Per numerosi motivi (ma delle quali questa è stata la maggiore) non sono stato in contatto con mia madre per anni, neanche a Natale o per i compleanni. Ma il rapporto con mio padre è sopravvissuto, quasi, alla lotta durata anni. Ciò mostra semplicemente che gli psichiatri non solo distruggono gli individui, ma anche le famiglie!

Al momento sono gravemente malato di M.E. . Sono sempre costretto in casa e vivo da solo in un isolamento sociale estremo, essendo incapace di più di pochi minuti al giorno di conversazione con qualcuno. Posso stare un po' in piedi ma non posso camminare quasi per niente. La maggior parte della mia esistenza passa nel mio letto. Non ho assistenza a casa ma la mia spesa la ordino a domicilio da Tesco.

Vivo in una costante paura che "loro", gli psichiatri, possano un giorno venire a cercarmi di nuovo – che possano venire e buttare giù la porta e "sezionarmi" e portarmi via (in altre parole un "arresto"). So che farebbero qualsiasi cosa per avere di nuovo potere su di me per la seconda volta. E allora anche io sarei costretto a suicidarmi. L'indurre un peggioramento e i sintomi fisici che mi causerebbero sarebbero più di quanto sarei in grado sopportare. Per questa ragione ho sempre una scorta di pastiglie di sedativi, nascosta in un cassetto della mia camera da letto, che, se venissero a cercarmi, prenderei velocemente e nasconderei nei mie calzini o nella biancheria intima per portarla di nascosto nell'unità psichiatrica. E poi cercherei l'occasione per porre fine alla mia vita suicidandomi. Spero davvero che la mia vita non termini in questo modo e, ancora, sono sempre consapevole che questa è una possibilità molto reale che potrebbe accadere in ogni momento, che sarei forzato al suicidio, un altro caso di omicidio nascosto.

Forse sarebbe tempo di smettere di chiamare eufemisticamente queste morti "tragici incidenti" o "terribili incomprensioni" e chiamarle per quello che sono veramente – omicidi!

Per favore sentitevi liberi di usare questa lettera in qualsiasi modo riteniate opportuno. Io sono contento che sia riportata, stampata, riprodotto o diffusa in qualsiasi modo.

Cordiali saluti

Jonathan

scritto da Tiziana con la traduzione di Antonia Frigo

16 aprile 2012

FONTE: disabiliabili.net
http://www.disabiliabili.net/la-sfera-dei-sentimenti/214-risorse_della_rete/31695-l-agghiacciante-verita-che-si-cela-dietro-i-malati-di-sindrome-da-fatica-cronica-mecfs


Veramente AGGHIACCIANTE questa lettera scritta da questo ragazzo, Jonathan, malato grave di ME/CFS. "Agghiacciante" perchè descrive una situazione al limite dell'assurdo, quella cioè di voler far passare i malati di Encefalomielite Mialgica per malati psichiatrici, con tutte le conseguenze del caso. In questo caso poi, gli abusi psicologici subiti da questo ragazzo lasciano veramente allibiti, al punto da indurlo al SUICIDIO nel caso dovesse subire un altro ricovero forzato. Aggiungiamoci poi l'incredulità dei propri cari e chiudiamo il cerchio, un cerchio tragico nel quale purtroppo finiscono ancora tanti malati di questa patologia.
Quanta ignoranza, quanta ottusità, quanta insensibilità..... non esistono veramente parole per descrivere situazioni come queste. C'è solo la speranza che col tempo, con una maggiore conoscenza di questa patologia (e di quelle ad essa correlate come la Fibromialgia e la Sensibilità Chimica Multipla), si cada sempre meno in errori tragici come questi, fino a considerare i malati di ME per quello che veramente sono e cioè veri malati, come coloro che hanno un tumore, una sclerosi multipla o qualsiasi altro tipo di patologia organica riconosciuta. Quanto ancora dovremo aspettare perchè questo accada?

Marco