mercoledì 17 gennaio 2018

Giovani: morti improvvise, malori (IENA) e infarti a scuola sul computer. C’entra il Wi-Fi?


Chi o cosa sta falcidiando un’intera generazione? Minando lo stato di salute dei più giovani? Recentemente è toccato ad una famosa Iena. Ma, riduzionista, il titolo è semplificato: in discussione non ci sono solo gli effetti sulla salute pubblica del Wi-Fi e dei diversi sistemi wireless (H24, ubiquitari e cumulativi), ma l’Elettrosmog nel suo complesso: invisibile e silente, il fenomeno elettromagnetico c’entra qualcosa con l’inquietante lista di lutti (prematuri) e malori (improvvisi) registrati nell’ultimo anno? Se si, cosa, come e perché? Se no, perché? Ecco i fatti.

APPARENTEMENTE SENZA FATTORI DI RISCHIO. Novembre 2016, Luca Marchi, diciannovenne padovano, muore sotto gli occhi della fidanzata per arresto cardiaco. Apparentemente senza motivo, il ragazzo stava bene. Nello stesso mese in una scuola di Como (attivo il segnale Wi-Fi) un ragazzo di 14 anni accusa un infarto in aula informatica davanti al computer, finendo in coma farmacologico. Dicembre 2016, su un campo di beach volley di Latina muore Martina Hauber (30 anni): si è “accasciata a terra sotto gli occhi increduli delle compagne che hanno provato a soccorrerla”. Motivo inspiegabile. Gennaio 2017, “non mi sento bene, vado a letto”, il viterbese Mauro Marsuglioni – anche lui apparentemente senza motivo – muore a 30 anni nella provincia di Pordenone: “potrebbe essere stato un problema cardiaco”, scrivono i giornali. Marzo 2017, a Basiliano (Udine) muore Rossella Marchiol (40 anni) per un improvviso malessere che la colpisce in casa. Nello stesso mese muore Alessandro Cerciello, 38, truccatore delle star, stroncato da un infarto anche lui mentre era a casa. Aprile 2017, Leone Gaetano, 44 anni, muore in Umbria colto da infarto mentre è alla guida di una moto. Maggio 2017, Elena Dotti, 16 anni di Costabissara (Vicenza) muore senza un perché per un malore fatale che non le lascia scampo. Novembre 2017, tocca ad Alessandro Leogrande, 40 anni, giornalista de Il Fatto Quotidiano e scrittore: “Una morte improvvisa!”, ribattono su di lui le agenzie. Dicembre 2017, Nadia Toffa, 38 anni e volto noto di ‘Italia 1’: “ho preso una bella botta”, posta lei (o chi per lei) sui social uscita dal coma (si credeva in pericolo di vita!), “non si è capito esattamente quale problema abbia avuto”, commenta Davide Parenti de Le Iene. Allora: che succede? Tutto normale? Tutto sotto controllo? Normale amministrazione? APPARENTEMENTE SENZA FATTORI DI RISCHIO……

E chiaro, ogni storia è a se. Così come è pacifico che ogni tragedia abbia bisogno di un’indagine autoptica per non scadere in conclusioni affrettate. Però è anche vero che il caso non esiste e tantomeno che si debba continuare ad ignorare come l’assenza di studi epidemiologici (eziopatogenesi?) e ricerche sull’incidenza mortale tra le generazioni più esposte alle irradiazioni elettromagnetiche (e che più usufruiscono di connessioni senza fili), al netto dell’inspiegabilità di morti e malori improvvisi, accusati apparentemente senza fattori di rischio, non possa non prestare il fianco ad una rilettura in contro luce della recente cronaca nera. Se non proprio in un’ottica allarmistica, quanto meno in una chiave di lettura che deve far riflettere, se affiancata a ciò che ampia parte della comunità medico-scientifica internazionale ripete ormai da anni sui potenziali pericoli che la salute pubblica (anche in termini di costi sanitari) starebbe correndo nell’Era Elettromagnetica ubiquitaria (e incontrollata!).


Nella black list degli agenti cancerogeni dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Organizzazione Mondiale della Sanità, dal 2011) e col proliferare di sentenze nelle aule di tribunale che ne attestano giuridicamente la nocività per l’essere umano (s’è pronunciata anche la Cassazione, 2012), resta da capire il livello d’interferenza e il grado di pericolosità dei campi elettromagnetici (onde non ionizzanti, generalmente ritenute innocue!) col cuore (per chi non lo sapesse, l’elettrocardiogramma rileva proprio il ritmo, cioè la frequenza del campo elettrico del cuore!) e l’eventuale correlazione con infarto del miocardio e morte improvvisa. (visto che sul rischio d’aumento e d’insorgenza diabete, ci sono già diverse ricerche a confermarlo!). Martin Blank, consulente pel Parlamento del Canada e ritenuto tra i massimi esperti mondiali in tema, sostiene infatti che “gli scienziati sovietici hanno ammesso che i campi elettromagnetici alla frequenza tra i 30 Mhz e 300 Ghz possono intaccare il sistema circolatorio dell’uomo (alternando il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna) e il sistema nervoso, anche a livelli troppo deboli per produrre effetti termici”. Martha Herbert, ricercatrice neurologia dell’Harvard University (USA), afferma che “migliaia di studi attendibili documentano gli effetti nocivi sulla salute delle Radiofrequenze (RF) emesse dai dispositivi di telecomunicazione (Wi-Fi, cordless, telefonini), e tali effetti sono, in particolare, di tipo neurotossico. Le attuali tecnologie sono state progettate e utilizzate senza tener conto degli effetti biologici ma solo di quelli termici. Ritenere questi ultimi come unici effetti apprezzabili è un atteggiamento scientificamente obsoleto”.

Angelo Gino Levis, già Mutagenesi Ambientale all’Università di Padova e consulente OMS presso lo IARC, considerato un vero e proprio luminare in materia (sue le perizie per le sentenze shock sul nesso cellulare=cancro, soprattutto nei tumori cerebrali), sostiene che “gli organismi viventi scambiano continuamente energia con l’ambiente circostante, tramite la loro attività metabolica: semplicemente per il fatto di essere vivi essi hanno un contenuto significativo di energia e sono lontani dall’equilibrio termico. Per questo motivo l’aggiunta anche di piccole quantità di energia può comportare conseguenze significative per la stabilità energetica dell’organismo vivente
. Proprio Levis, in un meticoloso documento scientifico, oltre ai vari conflitti d’interesse che sarebbero dietro posizioni ‘negazioniste’, denuncia gli effetti biologici delle radiazioni non ionizzanti, in rapporto con effetti genetici, alterazioni del DNA, effetti su sperma e fertilità dell’uomo, effetti cancerogeni sulla popolazione, alterazione del traffico omeostatico degli ioni e sindrome da elettrosensibilità. E ancora: col progetto da oltre 1milione  di euro e il vanto in equipe di un nome del calibro di Luc Montagnier (Nobel per la medicina 2008: scoprì il virus dell’Aids!), il fisico-matematico Livio Giuliani avrebbe curato l’infarto con terapia rigenerativa del tessuto del miocardio. Si trattava di un differenziamento di cellule staminali cardiache autologhe per mezzo di un differenziatore magnetico. Un ambizioso progetto affossato nella palude, secondo Giuliani, da chi avrebbe voluto nascondere l’evidenza: “Siamo stati sabotati!” – mi confidò – “il progetto dimostra gli effetti non termici ma a livello biologico, in ambiente non clinico, dei campi elettromagnetici. Capisce la portata rivoluzionaria?”.

Apriti cielo, i campi elettromagnetici interagiscono con l’organismo umano! Eccome! (altro che soli effetti termici di surriscaldamento!) Sarebbe questa non solo la prova provata degli effetti biologici di Wi-Fi & Company, ma un’inquietante motivazione per rileggere in filigrana un anno nerissimo, costellato da troppi malori improvvisi tra la generazione ‘sempre connessa’, di infarti e morti inspiegabili tra i giovani, soprattutto nella fascia 35-45 anni, ovvero quella che da circa 20 anni assorbe (più o meno passivamente, più o meno inconsapevolmente) l’irradiazione elettromagnetica di ripetitori di telefonia mobile, cellulari e sistemi vari di connessione senza fili. Non c’è dubbio: il rischio è subire i danni di uno sfasamento temporale dove gli sudi della ricerca medico-scientifica sono costretti a rincorrere i potenziali effetti collaterali di un progresso tecnologico (che pare) fuori controllo, sfuggito di mano. Nel nome della tecnologia, stiamo subendo (sulla nostra pelle) il più grande esperimento a cielo aperto mai condotto nella storia dell’umanità? Siamo tutti cavie?

di Maurizio Martucci

FONTE: Oasi Sana



Articolo molto interessante che riporto sulle pagine di questo blog.
L'inquinamento elettromagnetico è un problema VERO della nostra società che colpisce sempre più persone! E' difficile stabilire se le sempre crescenti "morti improvvise e inspiegabili" che si stanno verificando ultimamente abbiano come cause questo inquinamento, però è lecito e giusto porsi questa domanda, a maggior ragione visto che sono sempre di più le persone che soffrono di elettrosensibilità (EHS), ovvero di problemi di salute, anche rilevanti, causate da questo continuo e sempre più marcato irraggiamento di onde elettromagnetiche. Io stesso conosco molte persone che soffrono di questo problema, e posso garantire che l'elettrosensibilità è una bruttissima patologia, resa ancor più dura dal fatto che gli strumenti per difendersene sono assai limitati e poco efficaci, e l'evitamento a questo tipo di inquinamento è molto, molto difficile in quanto esso arriva praticamente dappertutto.
C'è veramente da sperare che questo grande problema venga considerato maggiormente d'ora in avanti, e che vengano avviati studi seri al riguardo. E naturalmente c'è da augurarsi che, preso coscienza del problema, l'inquinamento elettromagnetico possa essere limitato il più possibile, con provvedimenti urgenti e seri a tutela delle persone.

Marco

venerdì 12 gennaio 2018

L'Olocausto silenzioso degli ammalati di MCS


di Elisabetta Saviotti

Entrare in contatto con ammalati in forma grave di MCS (Sensibilità Chimica Multipla) ti apre ad un mondo di sofferenze terribili, inimmaginabili, intollerabili. Essi hanno sintomi allergici perché il loro organismo non riesce più ad espellere le sostanze tossiche, per cui hanno perso per sempre la capacità di tollerare anche in minime dosi gli xenobiotici: pesticidi, detersivi, deodoranti, vernici, farmaci, derivati dal petrolio in generale, etc.

Diventando gravemente intolleranti a tutto ciò che li circonda, essi sono impossibilitati a condurre un’esistenza normale e sono costretti a vivere in una continua fuga per evitare tutto ciò che lentamente li avvelena. È difficile immaginare che cosa significhi, la realtà supera l’immaginazione. Colpisce l’insieme di sofferenze fisiche, l’isolamento coatto, il dolore morale di non uno o forse, chissà, due alla volta, nel essere compresi, di dovere resistere a tentativi assurdi di psichiatrizzazione, di non avere alcun diritto perché non riconosciuti in Italia, nessun aiuto dalle istituzioni ma neanche dalle realtà caritative. Trovare un luogo in cui vivere poi è un’impresa titanica per molti: spesso i malati vivono chiusi in una stanza, oppure in macchina o nei boschi... neanche al pronto soccorso c’è una stanza adeguata per loro. Sono totalmente abbandonati a loro stessi, spesso dopo un lungo calvario diagnostico.

Eppure l’MCS è una patologia codificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il codice ICD 10J 68.9, è riconosciuta in diversi paesi quali Usa (nota come la sindrome del Golfo inizialmente, poiché ne soffrivano il 30% dei soldati americani), Canada, Giappone, Finlandia, Danimarca, Austria, Germania. Essa è considerata una patologia organica di tipo ambientale irreversibile e progressiva, tra le più gravi e invalidanti per le importanti conseguenze multi organo e multi funzione.

Il dr. W. Reha a Dallas, dal ‘78, ha una clinica specializzata dove si può essere curati con successo con l’immunoterapia desensibilizzante a basso dosaggio ed ha all’attivo fior di pubblicazioni; così pure esistono centri a Londra e Madrid. Ed anche in Italia il prof. Genovesi, medico specialista in endocrinologia, psichiatria e immunologia e ricercatore presso il Policlinico Umberto I di Roma, ha dimostrato l’organicità della malattia ed ha stimato che ne possa soffrire circa il 5% della popolazione (similmente alle percentuali riscontrate in altri stati dove l’MCS è riconosciuta). Non si tratta neanche di una patologia rara, quindi, ma è più diffusa del diabete.

L’MCS è una malattia che la maggior parte dei medici in Italia non conosce né riconosce perché i primi sintomi vengono spesso scambiati per semplice allergia, avendo manifestazioni identiche; questo fa sì che spesso si arrivi alla diagnosi purtroppo in stadi avanzati e dopo tanti anni di sofferenze ed esami costosi.

Peggiorando nel tempo, in proporzione all’entità delle esposizioni chimiche e alla loro frequenza, si diventa inoltre “allergici” a molte sostanze naturali e intolleranti alla quasi totalità degli alimenti.

Da uno studio USA del 1992, un quadro di evoluzione:

Stadio 1 – SENSIBILIZZAZIONE: o fase irritante, che si verifica quando una persona è sottoposta ad un’esposizione chimica acuta ad alte dosi o ad una esposizione cronica insidiosa. I sintomi dei pazienti in seguito all’esposizione chimica non sono rilevabili clinicamente in generale. I disturbi possono includere dolore alle articolazioni e ai muscoli, cefalea, affaticamento (stanchezza cronica), rossore, prurito, nausea, tachicardia, asma, insufficiente circolazione periferica, etc.

Stadio 2 – INFIAMMAZIONE: l’esposizione chimica determina un’infiammazione cronica dei tessuti, come ad esempio artrite, vasculiti, dermatiti, asma non allergico, coliti, miositi, riniti, circolazione periferica molto problematica. Sono presenti sia sintomi che segni obiettivi rilevabili clinicamente. La progressione avviene in seguito a nuove esposizioni in corso, ma se non si è ancora verificato il danno ai tessuti, il processo può essere invertito con l’evitamento chimico e specifiche cure di disintossicazione.

Stadio 3 – DETERIORAMENTO: l’infiammazione cronica causata dall’esposizione chimica produce danni del tessuto, come lesioni al sistema nervoso centrale, al rene, al fegato, al polmone, al sistema immune etc. Questo livello è irreversibile: “Una volta che i tessuti sono danneggiati e la funzione dell’organo compromessa rimangono poche le speranze nella pratica medica corrente di invertire il processo”. Patologie comuni in questo stadio sono ad esempio lupus, ischemie, cancro, autoimmunità, forme degenerative reumatiche, sclerosi multipla, porfiria.

È importante osservare che le persone possono attraversare questi stadi evidenti senza mai aver manifestato MCS o senza aver stabilito un collegamento mentale con questa esposizione chimica cronica nel loro ambiente. Fibromialgia, stanchezza cronica, elettrosensibilità, encefalite mialgica sono secondo alcuni esperti inoltre una sola sindrome, detta sindrome di sensibilizzazione centrale.

Perché la comunità scientifica italiana stenta dunque a riconoscere il diritto alla cura di questi malati?

Attualmente la patologia infatti non è inserita nei LEA italiani con tutti i disagi che ne conseguono.

Evidentemente il problema non è la scienza, ma la politica, l’economia. Questi malati sono un costo per il sistema sanitario, senza però una contropartita di guadagno per le case farmaceutiche: sono infatti ammalati perché intossicati, difficilmente la loro cura passerà attraverso la somministrazione di altri farmaci.

Essi sono anche un dito puntato sugli effetti che tutti subiamo nel nostro quotidiano per l’immissione continua di sostanze chimiche, per non parlare dell’elettrosmog.

L’MCS riguarda noi tutti: i malati sono le sentinelle di quello che sta succedendo nelle nostre città asfittiche, nelle nostre campagne piene di veleni.

S.O.S. SENSIBILI è un gruppo spontaneo di persone che lanciano un S.O.S. a nome degli ammalati di MCS. Noi siamo accomunati dal sogno che a questi ammalati siano dati gli stessi diritti di tutti e che nascano opere di carità a loro favore, in particolare nascano case di accoglienza idonee. Crediamo anche nella necessità di una decrescita dello smog chimico ed elettromagnetico per la vita delle generazioni presenti e future.

Seguici su http://smogsensibili.simplesite.com, smogsensibili@gmail.com

22 dicembre 2017

FONTE: La Croce

domenica 7 gennaio 2018

Appello di Marinella Oberti a persone e Istituzioni per chiedere aiuto!



Preg.me Istituzioni, cittadini, concittadini e connazionali,

mi chiamo Marinella Oberti e sono affetta da MCS (Sensibilità Chimica Multipla). Quest'ultima non è altro che un'intolleranza al mondo. Sono Infatti allergica a sostanze chimiche quali deodoranti, shampoo, detersivi ecc... Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la mia malattia e quando la ASL la dichiarò di natura psicologica, la Corte d'Appello di Brescia, nel 2011, la riconobbe come malattia fisica, e successivamente, il Consiglio di Stato mi sancì il diritto alle cure. Ma qual'è la vera cura? Inizio col dirvi che le cure non sono presenti in Italia, ma all'estero, e ci vogliono parecchi soldi per poter accedere anche per un solo ciclo. Voglio però specificare che la cura, la vera cura, è prima di tutto UN'ABITAZIONE IDONEA che più che definirsi cura, si chiama SALVAVITA! Ciò nonostante le Istituzioni, ben a conoscenza della mia situazione, non hanno mai fatto nulla o meglio hanno agito proponendomi soluzioni abitative che non sono in grado purtroppo di accettare. Non posso infatti, e ribadisco purtroppo, abitare in una casa comunale (condominio) perché ciò sarebbe LETALE!
Dal giorno dello sfratto, io e mio marito viviamo in auto da QUASI 15 MESI, e non solo ci sentiamo abbandonati ma gridiamo con forza che NOI siamo stati abbandonati, e siamo tutt'oggi, ABBANDONATI!! Le istituzioni hanno sempre fatto un grande "palleggio" tra le loro competenze, dimenticandosi però che sono una cittadina italiana e malata, con un'invalidità al 100%!! Ho reperito, con difficoltà, soluzioni abitative che non vengono concesse in locazione per volere dei proprietari, ma nessuna Istituzione ha consentito l'aiuto per l'acquisto!! In questi anni volti noti della politica locale hanno speso promesse nei miei confronti senza però mantenere la parola data.
Tengo a ricordare a chiunque che l'articolo 32 della nostra Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto e garantisce le cure alle persone indigenti. Ma questo articolo vale solo per le persone che sono affette purtroppo da patologie "comuni" se così si possono definire? Patologie curabili in una normale struttura ospedaliera? Quindi per la sottoscritta, per la quale l'abitazione rappresenta un salvavita, non esiste un diritto alle cure? Non può definirsi cura anche una casa? Il diritto alla salute non è uguale per tutti? Avrò il diritto in questo caso a sentirmi discriminata? Se mi dovesse accadere qualcosa di negativo chi mai ne risponderà?
Sono davvero molto stanca e sto perdendo tutte le energie del mio corpo, ma almeno non ho perso la dignità come ammalata e come cittadina italiana, perché credo ancora in una parte delle Istituzioni non incancrenita dall'indifferenza e dal menefreghismo che finora mi ha circondata. Ebbene sì, mi rivolgo a quella parte pura della politica, che crede ancora che il cittadino non sia un semplice numero, ma crede che un essere umano ammalato abbia diritto alle cure nelle modalità che la patologia stessa richiede; mi rivolgo a quella parte della cittadinanza che crede nella solidarietà e nel sostegno al prossimo, mi rivolgo ai giornalisti chiedendo la pubblicazione di questo scritto che oggi più che mai rappresenta un grido di disperazione e di aiuto! Mi rivolgo a te che hai speso il tuo tempo leggendo la mia storia o leggendo questo semplice post, chiedendoti di condividerlo il più possibile perché anche questo può fare la differenza per me!! Ringrazio anticipatamente chi mi aiuterà, ma anche a chi non lo farà, grazie a chi renderà la mia vita migliore, ma anche grazie a chi non lo farà perché non si tratta solo di salvare la propria vita, ma anche e soprattutto conservare la propria dignità, dignità nel saper soffrire, ma anche nel saper guardare in faccia chi è a conoscenza di tutto ciò e poteva fare qualcosa e non l'ha fatto! E poi c'é il coraggio, il coraggio di vivere in auto e al freddo con il rischio di morire ad ogni istante, ma preferisco questo tipo coraggio piuttosto che quello di avermi ignorata come essere umano e come donna.
Grazie a tutti

Marinella Oberti


Intensa e accorata lettera di Marinella Oberti, che accolgo e pubblico con molto piacere sulle pagine di questo blog, rivolta a tutte le persone di buona volontà a cui sta a cuore il bene delle persone, sopratutto quelle più bisognose e malate.
Da questa lettera appare chiaro il disagio di Marinella, costretta ad abitare dentro una fredda e umida macchina nonostante la sua estremamente invalidante Sensibilità Chimica Multipla (MCS). Un disagio che si trasforma in un grido di aiuto, per domandare nient'altro che ciò di cui lei ha estremamente bisogno.... e cioè di una CASA, AUTENTICO SALVAVITA NELLE CONDIZIONI DI SALUTE IN CUI SI TROVA! Una casa, una semplice casa adatta alla sua patologia, che peraltro Marinella ha individuato, ove potersi riparare, curare, stare un pò al caldo e, come detto, vero e proprio salvavita con la patologia grave che si ritrova.
Per poter aiutare Marinella Oberti rimando tutti al suo sito internet http://www.marinellaoberti.it/ nella quale è descritta al dettaglio la sua situazione e nel quale è spiegato come poterla aiutare concretamente. Ogni gesto fatto a suo favore, anche piccolo, può essere importantissimo per lei... per cui non trascuriamo di poterlo fare!
Come sempre, grazie di cuore a tutti coloro che vorranno aiutarla!

Marco

lunedì 1 gennaio 2018

Portare un aiuto a chi è affetto da MCS


Il caso di Maria, che non può sostenersi per il mancato riconoscimento della malattia

Essere affetti da malattie gravi e disabilitanti è una sfida, ma la difficoltà cresce in caso di mancato riconoscimento dell'invalidità. Come per la Sensibilità Chimica Multipla (MCS), una malattia ancora priva di riconoscimento giuridico nazionale, che consiste nell'intolleranza a determinati ambienti chimici e sostanze. Ad esserne affetta in forma grave è anche la signora Maria, attualmente ospite in un convento forlivese. Per motivi professionali, ha contratto la patologia in seguito all'esposizione acuta a certi agenti chimici. “Non ho più risorse economiche per sopravvivere – scrive Maria -, poiché non è possibile il riconoscimento dell'invalidità e della malattia professionale per mancanza di leggi; non posso pagare le onerose cure senza le quali l'MCS è una lenta agonia”. Si è mobilitata per aiutare Maria a trovare un alloggio e fondi per vivere e curarsi l'associazione “Obiettivo Sensibile”, che tutela le persone con sensibilità ambientali, in particolare MCS e EHS. Le attuali condizioni di Maria rendono necessario un suo isolamento da odori, sostanze e persone. Può nutrirsi solo di pochi alimenti non contaminati dalla plastica, può usare pc e cellulare solo per poco tempo, non può salire su un'auto e non tollera saponi detergenti e l'acqua potabile del rubinetto, per la presenza di cloro. Non può assumere medicine, perché tossiche, e può usare solo tessuti naturali.

Per aiutare Maria ad affrontare il quotidiano, si possono effettuare donazioni a:
Conto Banco Posta Click n.: 1030599714
Intestatario: Iuzzolino Maria
Codice Iban: IT64R0760102400001030599714


dicembre 2017

FONTE: Il momento Diocesi di Forlì

mercoledì 27 dicembre 2017

Disabili: appello per i fondi. «Così non andiamo avanti»


«Assistenza, risorse insufficienti. Dovete aiutarci»

«SONO in carrozzina a causa di una brutta caduta, ero in casa da sola e mi hanno soccorsa soltanto dopo molte ore che ero a terra. Mi ha trovato così l'assistente, la mattina dopo». Racconta questo episodio di quattro anni fa Cristiana Di Stefano, 54 anni, di Sforzacosta, invalida, malata da tanti anni di sclerosi multipla, per fare capire quanto abbia bisogno di una assistenza 24 ore su 24, ma con i fondi che le vengono dati non può permettersela. Da qualche giorno porta un cartello al collo: «Lo Stato è colpevole di istigazione al suicidio, articolo 580, e tortura, articolo 613 bis. Volete uccidermi?». Al centro di tutto c'è il taglio dei fondi per disabili, dopo la delibera della giunta regionale del 19 dicembre del 2016 (seguita al decreto ministeriale del 26 settembre 2016). In seguito la Regione aveva stanziato dei fondi straordinari per i disabili. «Ma non sono sufficienti», incalza Di Stefano. Dall'incidente del 2013 ha perso l'uso del braccio e della mano sinistra. «da allora non ho più potuto cucinare, faccio fatica a vestirmi da sola». E la situazione è andata anche peggiorando.

«HO BISOGNO di assistenza 24 ore su 24 – sottolinea Di Stefano -, ho amici che mi aiutano, non avrei i soldi per pagarmi l'assistenza. La Regione mi ha dato un acconto di 2000 euro, dovrà versarmi altri 1500 euro, ma non si sa quando, e per di più questi soldi sono riferiti al 2016. Da quanto avevo capito, i disabili gravissimi avrebbero avuto il 40% in più. Invece, è di meno rispetto al passato». E poi, «da quando poi mi hanno messo in pensione – fa notare Di Stefano non ho più potuto lavorare al computer, con la partita Iva, ero una brava dattilografa, facevo tante cose al pc, avrei potuto pagarmi l'assistenza da sola. Mi hanno distrutto la vita». «Un disabile invece deve campare con 1000 euro, tra pensione e accompagno – ironizza Di Stefano -, tirare avanti, pagarsi le medicine, l'assistenza 24 ore su 24». «Sono riuscita finalmente a parlare col ministero riguardo al reddito di inclusione – dice Di Stefano – che sostengono di avere pensato sopratutto per le famiglie con bambini. Forse aggiusteranno i criteri nella legge di stabilità». «Vorrei una vita dignitosa – è il suo appello -. Lo Stato dovrebbe provvedere alla vita dignitosa del disabile, ai rapporti sociali, avrei il diritto uscire. Invece sto qui, sola, agli arresti domiciliari».

«LA REGIONE Marche, a differenza delle altre Regioni, non dà soldi ai malati gravissimi, come me». Barbara Giuggioloni, 42 anni, di Villa Potenza, malata di Sla da sette anni, vive attaccata ai macchinari: alla tracheo, che serve per respirare, e alla peg, che serve per mangiare. Ma i contributi della Regione per disabili gravissimi non le bastano per pagarsi l'assistenza. «Non è possibile che io, il marito, faccia da infermiere – sottolinea Carlo Ranzuglia -, invece è quello che sto facendo, per forza. Abbiamo anche due badanti, messe in regola, con busta paga e tutto, e soltanto queste due vengono a costare 1400 euro al mese. Fanno i turni. Poi ci sono io. Non lavoro, sto accanto a mia moglie».

«LA SUA MALATTIA è gravissima, e non può essere lasciata sola neanche per un istante – aggiunge Ranzuglia -. Avremmo bisogno di un infermiere specializzato, ma i contributi che riceviamo non sono sufficienti. Siamo stati in silenzio fino a oggi. Ma adesso non possiamo più tacere».

BARBARA Giuggioloni non riesce a parlare, se non tramite un comunicatore oculare, ausilio informatico che permette di interagire con il computer muovendo gli occhi, studiato per persone immobilizzate. «Chiedo che la Regione Marche si adegui alle altre Regioni, per me e per tutti i malati gravi – sottolinea Giuggioloni -. Non è possibile che sia un familiare a fare le medicazioni tracheo o peg, se dovesse sorgere qualche problema il familiare non lo capirebbe. Anche la Regione Marche si deve adeguare a trovare i fondi per pagare le badanti, perchè attualmente ci danno quattro soldi». «Circa 800 euro – specifica il marito -. Siamo ridotti sul lastrico. Che i parlamentari facciano il sacrificio, diano i soldi dei vitalizi ai malati, che ne hanno veramente bisogno». «E' scandaloso – incalza Giuggioloni – che i politici prendano i vitalizi, mentre noi malati, oltre alla sofferenza e alla malattia, dobbiamo affrontare le ingiustizie della Regione. Dobbiamo ringraziare gli amici che ci hanno aiutato e continuano ad aiutarci, economicamente, ma non è giusto essere trattati come malati di serie B, la Regione deve tutelarci». «Abbiamo bisogno di un sostegno, noi e tutti gli altri malati», è l'appello della coppia.

Chiara Gabrielli


DOPO il taglio dei fondi per i disabili, avvenuto alla fine dell'anno scorso, tre mesi fa la Regione aveva stanziato un milione di euro per garantire un contributo a quelli che erano rimasti esclusi dai fondi. Uno stanziamento in via straordinaria per le persone con disabilità che avevano beneficiato nel 2015 dell'assistenza domiciliare indiretta in situazione di particolare gravità e che quest'anno non potevano più godere dei contributi, a causa di una rivalutazione dei parametri ministeriali. Al decreto del ministero, del 26 settembre 2016, aveva fatto seguito il 19 dicembre la delibera di giunta della Regione Marche con cui si andavano a tagliare contributi importanti, in molti casi fondamentali, per i disabili e loro famiglie. A Macerata i disabili erano anche scesi in piazza per protestare. «I nostri diritti violati, ci tolgono tutto», era stato uno degli slogan. «Ritirate quella delibera, ingiusta e anticostituzionale», era stato il loro appello alla Regione. E la Regione aveva risposto appunto con lo stanziamento straordinario, a settembre 2017, che il presidente Luca Ceriscioli aveva definito «un atto necessario, uno sforzo da parte dell'amministrazione nello stanziare ulteriori risorse che garantiranno il sostegno a quei disabili e alle loro famiglie che erano rimasti esclusi dai nuovi criteri». «Ma questi fondi non sono sufficienti, non bastano per pagare l'assistenza», tornano oggi a gridare i disabili. Intanto il Comune di Macerata stanzia un anticipo pari a 36.375 euro per interventi a favore degli utenti in condizioni per disabilità gravissima.


PROTESTE IN STRADA


Al decreto del ministero, del 26 settembre 2016, aveva fatto seguito il 19 dicembre la delibera di giunta della Regione Marche con cui si andavano a tagliare contributi importanti, in molti casi fondamentali, per i disabili e le famiglie. A Macerata i disabili erano pure scesi in piazza per protestare. «I nostri diritti violati, ci tolgono tutto», era stato uno degli slogan. «Ritirate quella delibera, ingiusta e anticostituzionale», era stato l'appello per la Regione

15 dicembre 2017

FONTE: Il Resto del Carlino


Nella vita mi hanno insegnato che quando sei a bordo di una nave e questa dovesse affondare, le prime persone da mettere in salvo sono i malati, gli anziani e i bambini. Ovverossia le fasce più deboli della nostra società. Questa è una regola FONDAMENTALE che dovrebbe valere in ogni situazione della vita.... ma purtroppo, ahinoi, sembre proprio che non sia così. Perchè si sono tagliati i fondi per i disabili? Perchè disabili gravi e gravissimi non possono avere ciò di cui essi hanno assolutamente bisogno? E qui non stiamo parlando di cose superflue, ma di quell'aiuto qualificato del quale non possono proprio fare a meno!
Lo so bene che le possibilità e le disponibilità dello Stato non sono illimitate, ma queste sono quelle situazioni a cui bisogna dare l'assoluta precedenza! Ma è più importante aiutare una persona malata grave o gravissima, cercando di donare loro almeno quella tranquillità per poter affrontare nel miglior modo possibile la propria vita (già durissima per la pesante croce che devono portare).... oppure conta maggiormente sistemare un'aiuola, rifare l'intonaco di un palazzo, allargare un marciapiede... o cose di questo genere?
Io vorrei tanto, tanto, ma veramente tanto che coloro che ci governano riflettessero profondamente su queste cose e si mettessero una mano sul cuore. Occorre provare a immedesimarsi nelle condizioni di questi malati, fare un piccolo "esercizio" di empatia.... e poi ogni scelta, ogni decisione, sono sicuro, verrebbe indirizzata nel modo più giusto e corretto. Si tratta di avere solamente un pò di ragionevolezza, di buon senso... e di cuore. Nient'altro che questo.

Marco

lunedì 4 dicembre 2017

Vittime del proprio lavoro


Intolleranti a ciò che maneggiano, come farmaci o detersivi

A RISCHIO INVALIDITA'. Difficili e costose cure. La Sensibilità Chimica Multipla (MCS), sindrome immuno-tossica infiammatoria somiglia all'allergia, ma differisce molto. Colpisce fegato e sistema immunitario: scarsi interventi in Italia, all'estero terapia desensibilizzante

Ambiente nemico per alcuni soggetti i quali non tollerano gli agenti chimici di ogni tipo ed il cui organismo reagisce creando stato di malattia che essi sono costretti a vivere protetti da mascherina, aiutati da bombola per respirare. E, spesso, si tratta di intolleranza ai componenti essenziali del proprio lavoro.
Alla base un'alterazione genetica che ha chiare conseguenze metaboliche. Si dice Sensibilità Chimica Multipla (MCS), sindrome immuno-tossica infiammatoria che somiglia ma differisce nella sostanza all'allergia.
Recentemente, è stata presentata al Consiglio regionale pugliese, una mozione (firmatario il consigliere Bozzetti) perchè siano istituiti Registro regionale e finanziati corsi di formazione per tre patologie tra le quali la «Sensibilità Chimica Multipla».
Chi ne è colpito perde definitivamente la capacità di tollerare gli agenti chimici, anche in dosi minime, e sviluppa reazioni in varie regioni e funzioni del corpo. Le sostanze chimiche incriminate danneggiano il fegato e il sistema immunitario di questi soggetti annullandone la capacità naturale di difendersene.
All'organismo salta la mosca al naso e rifiuta convivenza con qualunque pur piccola traccia di sostanze di sintesi nell'ambiente (farmaci, anestetici, disinfettanti, principi chimici, insetticidi, detersivi, ecc).
Il 30% dei reduci della I guerra del Golfo Persico hanno presentato Sensibilità Chimica Multipla, detta «Sindrome del Golfo». E l'Accademia Nazionale delle Scienze USA parla di 37 milioni di statunitensi malati di MCS.
Questa patologia colpisce l'1,5-3% della popolazione (rapporto uomo-donne: 1 a 3) di ogni età, classe sociale e professione, causa molteplici patologie disabilitanti, a volte mortali e, comunque, danno tissutale e funzionale progredente a carico di reni, bronchi-polmoni, cuore e circolazione, stomaco e intestino, del sistema muscolo-scheletrico, cute e sistema endocrino-immunitario. Negli Usa, è definita «sindrome fisico-organica».
Possono accompagnarsi dolori articolari e muscolari, cefalea, astenia, pruriti, nausea, asma, ecc. In breve la forma, irreversibile, progressiva senza possibilità di recupero se tessuti e funzioni sono danneggiati e compromessi, si cronicizza, si aggrava e può sfociare in forme tumorali e leucemiche o coronaropatie, lupus, autoimmunità, sclerosi multipla, ecc.
Nel corso degli anni, è facile che il paziente divenga “allergico” anche a sostanze naturali ed intollerante a gran parte degli alimenti.
In breve, la MCS è definita «una delle malattie più gravi conosciute perchè induce invalidità totale che sfocia nell'isolamento fisico e impedisce qualsiasi forma di vita sociale».
In Italia è, per la MCS, «chi l'ha vista?»: non è riconosciuta. I malati figli di nessuno e rari sono i medici competenti che possono fruire di idonee possibilità di indagine e cura. Accessi e pronti soccorso e corsie ospedaliere non sono innocui per gli MCS.
I necessari ausili terapeutici (maschere per ossigeno in ceramica, purificatori aria per auto e ambienti, senza plastiche, ecc) sono acquistabili solo all'estero.
Niente di quanto necessita è coperto dal SSN, non cure e/o interventi chirurgici all'estero spesso salvavita.
L'invalidità diventa regola. Nei primi stadi lavoro con tutele speciali, telelavoro, ambienti chimicamente bonificati. Sopravvivenza, libertà, autonomia legate a cambio di modo ed ambiente di vita. Tutto a carico della persona, comprese eventuali interventi che, eseguiti all'estero possono dare una svolta alla vita dei malati. In Usa e Gran Bretagna si effettua terapia immunitaria e desensibilizzante a costi di migliaia di dollari o sterline (i pur capaci sanitari italiani – ce n'è anche in Puglia – non possiedono ambienti idonei).
«In Puglia è operante il “Gruppo MCS”. Malati e familiari – ci dice la Prof. Raffaella Gallo, professore ass. (ex perchè la malattia le impedisce la prosecuzione) di zoocultura e acquacultura università di Bari – siamo stati ricevuti tempo fa (tanto), dal Governatore Emiliano che assicurò interessamento, finora non dimostrato nei fatti».
E' ora di dare aiuto a questi malati che, spesso, sono vittime ignorate del proprio lavoro.

N. Sim

Sabato 21 novembre 2017

FONTE: La Gazzetta del Mezzogiorno

venerdì 24 novembre 2017

Affetta da sindrome rara, invalida e senza casa: "Sono allergica al mondo e vivo in auto"


Vive con il marito in un parcheggio di Stezzano, in provincia di Bergamo, perché la sua malattia non le permette di vivere in un luogo qualunque, compreso l'alloggio datole dal Comune di Bergamo.
È la storia di Marinella Oberti, una donna affetta da Sensibilità Chimica Multipla (MCS), una sindrome che la rende allergica a qualsiasi agente chimico. La malattia di Marinella è stata riconosciuta nel 2010 dal tribunale di Brescia, che le ha anche riconosciuto un'invalidità del 100% che la rende inabile al lavoro. Nonostante diverse sentenze, compreso anche un decreto della Presidenza della Repubblica, la donna è costretta a vivere nella sua automobile poiché il Comune di Bergamo e l'Asl non sono riuscite a garantirle una sistemazione "bonificata", cioè libera, o perlomeno lontana, dalla presenza agenti chimici. La "casa dei sogni in realtà Marinella l'avrebbe già trovata, un'appartamento in montagna, in provincia di Bergamo, con pochissimi abitanti e ancor meno inquinamento chimico, ma la mancanza di mezzi economici le impedisce di acquistarlo.
"Chiedo alle istituzioni che mi aiutino a comprare quella casa - l'appello della donna - Si sono dimenticati tutti di me, almeno che mi diano la possibilità di passare gli anni che mi restano in tranquillità. Perché non ce la faccio più a stare per strada".

di Giampaolo Mannu

22 novembre 2017

FONTE: Fanpage


Video davvero toccante che condivido con tutto il cuore. Che l'appello di Marinella non rimanga senza ascolto!
Istituzioni, Comune di Bergamo, persone semplici.... ciascuno può fare la propria parte per aiutare Marinella. Non rimaniamo senza far nulla!
Un grazie da parte mia a chi si adopererà per aiutare questa donna ad avere quel tetto sopra la testa, quel pò di calore e quella tranquillità che merita. Grazie di cuore!

Marco