mercoledì 14 febbraio 2018

Addio piccola Bea, bimba dal corpo-armatura: “Riabbraccerai la tua mamma in Paradiso”


Affetta da una malattia misteriosa che l’ha resa come una pietra quando aveva 7 mesi si è spenta oggi

Il primo, immediato pensiero, è l’unico conforto possibile: «Ha raggiunto la sua mamma in Paradiso». Un commento sui Social, la sola consolazione alla notizia della morte della piccola Beatrice Naso, "Bea", la bambina prigioniera del suo corpo-armatura, la "bimba di pietra", com’era stata definita con parole che a molti, all’inizio, non erano piaciute: «Bea ha un cuore immenso pieno d’amore, non è affatto una bimba di Pietra».

Il cuore di Bea si è fermato oggi. L’annuncio dell’aggravarsi delle sue condizioni è arrivato attraverso Facebook, postato dalla zia, Sara Fiorentino. Sempre lei, martedì 13 febbraio, sul suo profilo, aveva annunciato l’aggravarsi delle condizioni della nipote: «Vi aggiorno in maniera molto onesta e sincera: Beatrice è molto grave. Non ci sono segni di ripresa perché nonostante lei sia molto forte il suo fisico non riesce a reagire. I polmoni sono irrimediabilmente compromessi e ci sono poche possibilità di rimettersi». Quello che conta, ha aggiunto la zia, «è che non sente nulla, riposa tranquilla e non soffre».

Bea muoveva gli occhi e niente altro. La sua malattia non ha mai avuto un nome, e quindi neppure una cura. «Siamo seguiti in maniera egregia e amorevole all’ospedale Regina Margherita
»,  aveva raccontato la mamma, Stefania Fiorentino, che al settimo mese di vita di Bea aveva scoperto la malattia. I medici avevano spiegato a lei e al padre che si trattava di un’anomalia genetica mai vista prima, una malattia che calcifica tutto ciò che avvolge le articolazioni. Beatrice non poteva piegare il collo, le braccia, i gomiti, le ginocchia, i piedi e neppure le dita. Per questo - in una sintesi estrema - il suo corpo era stato paragonato a una "pietra".

«Nostra figlia - raccontava mamma Stefania - è nata al termine di una gravidanza normale; nulla faceva presagire la sua malattia. Durante i primi due mesi di vita, in realtà, sembrava un po’ più rigida degli altri bimbi, non apriva bene le manine, ma non ci siamo allarmati, perché gli esami non rivelavano nulla di anomalo». Ma a 7 mesi, «massaggiandola dopo il bagnetto le si è rotto un polso. E in ospedale, alla prima lastra total-body, si sono accorti delle strane calcificazioni articolari».

Beatrice aveva frequentato la scuola, con un’insegnante dedicata. Non c’è mai stata illusione, ma sempre e solo un Amore immenso, e cura: «La malattia progredisce, sappiamo bene che cosa l’aspetta e ci aspetta - ripeteva consapevole la mamma, senza però mai rassegnarsi -: prima o poi Bea si irrigidirà completamente e i polmoni non la faranno più respirare».

La sua storia ha commosso non solo l’Italia. A settembre 2013 Bea e i genitori erano stati ricevuti in Piazza San Pietro da Papa Francesco: Un abbraccio, la commozione del Pontefice, e una benedizione. Pochi ma intensi minuti.


Mamma Stefania è morta lo scorso agosto, a 35 anni, uccisa da un tumore. Per seguire la figlia aveva lasciato il lavoro. Poi la vicenda di questa bimba è diventata pubblica, è nato un gruppo Facebook creato dalla famiglia, e "Il mondo di Bea" ha risposto agli appelli con abbracci virtuali e una solidarietà senza precedenti. A Bea è stato dedicato il "derby dell’amicizia" allo stadio Nebiolo nel 2016, con le Vecchie Glorie di Juve e Toro, e con la nazionale di Amici. L’obiettivo era raccogliere fondi e aiutare Stefania e Alessandro a sostenere le cure per Bea, ma anche per sensibilizzare sulle malattie come questa, rare e tremende.
Bea e i suoi genitori hanno ricevuto lettere dal mondo, poi migliaia di «like» sulla pagina Facebook. Anche Emma Marrone aveva scritto su Facebook, quando Stefania è morta: «Questa notizia mi ha spezzato il cuore. Non ho parole, ho solo un grande senso di vuoto. Grazie per tutto ciò che mi hai sempre trasmesso, il tuo affetto sincero, la tua forza, il tuo infinito coraggio e la voglia di vivere! Mi mancherai da morire amica mia... Un grande abbraccio ad Ale e alla mia piccola Bea».

di Marco Accossato

14 febbraio 2018

FONTE: La Stampa


Breve è stata la tua vita piccola Beatrice, ma i tuoi genitori, i tuoi cari, i tuoi amici ti hanno sempre tanto, tanto amato.
Ora Riposa in Pace Principessa, nei magnifici Giardini sempreverdi del nostro buon Dio. Sii eternamente Felice!

Marco

domenica 4 febbraio 2018

«Mi chiamavano malata immaginaria, ma mi stavo spegnendo»


La fibromialgia è una sindrome che colpisce quasi 2 milioni di italiani e quasi sempre le donne. Anna Maria ci racconta della diffidenza della società e delle difficoltà di chi convive con questo male

Esiste una sindrome che impedisce a chi ne è vittima di continuare a lavorare come faceva prima, di gestire lo stress, di dormire bene. È quasi sconosciuta, difficile da diagnosticare, ma invalidante: si manifesta con dolore ai muscoli e affaticamento.

Anna Maria Tinacci ha dovuto sopportarne il peso per anni, sentirsi chiamare "malata immaginaria", prima di riuscire a darle un nome. Poi ha scoperto di avere la sindrome fibromialgica, come altri 2 milioni circa di italiani. O, meglio, italiane, perché a esserne colpite sono per il 95% le donne.

Oss in un ospedale, ha 53 anni, e più di dieci anni fa ha cominciato a sentirsi improvvisamente debole, ad avere male alle braccia, a faticare a camminare, incapace di gestire la sua vita come faceva prima. Era una sportiva, una mamma iper attiva, una lavoratrice. E di sera studiava per prendere il diploma di maturità. Questa era Anna Maria, prima di cominciare a sentirsi male, a non riuscire a riposare, ad avvertire dolore ovunque.

Eppure le analisi del sangue non davano segni di allarme: sembrava tutto nella norma. Il suo aspetto era rimasto lo stesso, ma lei non poteva evitare di lamentarsi e segnalare il suo disagio. «Ma nessuno mi credeva – spiega -: non sembravo una persona malata, gli esami medici andavano bene. La gente cominciava a guardarmi storto, come se il problema fosse solo nella mia testa. Invece io continuavo a stare male, e sono arrivata a non riuscire ad alzarmi dal letto».

Lavorare era diventato un’impresa, occuparsi della casa e dei figli anche. Anna Maria ha cominciato un "pellegrinaggio" dai medici specialisti e, intanto, a informarsi su Internet. Ha anche iniziato a fare fisioterapia. Ed è stato il suo fisioterapista a sospettare per primo che il male che la affliggeva fosse la sindrome fibromialgica, che pochi conoscono e che spesso non viene nemmeno considerata una malattia.

Non esiste una cura definitiva, ma si può cercare di tenerne a bada i sintomi con farmaci che servono per curare altri malesseri: antidolorifici, antidepressivi.

«Li chiamano "malati invisibili", quelli colpiti da questa sindrome – dice Egidio Riva, vicepresidente esecutivo dell’AISF (Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica) – perché non ci sono esami clinici che la diagnostichino direttamente, perché sono ancora poche le conoscenze medico scientifiche al riguardo, perché molti medici non sanno come comportarsi di fronte a questi pazienti. Si tratta di un’alterazione del livello di percezione del dolore, e spesso compare dopo un episodio traumatico o un periodo di stress acuto. Molte pazienti non vengono comprese: spesso perdono il lavoro, e talvolta anche il marito».

Anna Maria ha cominciato ad assumere integratori, che le davano più energia. «Intanto ho chiesto e ottenuto la riduzione dell’orario di lavoro: ho cominciato a fare il part time, anche se guadagnavo la metà di prima e, adesso che dovevo pagarmi le cure, i soldi mi servivano. Ma, lentamente, ho raggiunto una forma di equilibrio».

E ha deciso di cominciare ad aiutare gli altri: insieme all’AISF di Milano, ha fondato una sede dell’associazione a Empoli, la sua città, e oggi è referente dei malati.

Insieme organizzano eventi di informazione e lavorano perché venga riconosciuta la possibile cronicità della malattia. In modo da riuscire a essere tutelati sul lavoro e compresi dalla società. «Ho imparato – spiega Anna Maria – che, non potendolo vincere, possiamo convivere con il dolore, senza farci schiacciare, con la fiducia che le situazioni possono cambiare. Non dobbiamo nasconderci dietro la malattia, non dobbiamo arrenderci».

Piercarlo Sarzi Puttini, reumatologo e presidente dell’AISF, spiega: «È una condizione dolorosa cronica, la cui causa è sconosciuta. Tante malattie, reumatiche e non, possono manifestarsi con sintomi del tutto sovrapponibili a quelli della fibromialgia: è fondamentale che i medici conoscano l'esistenza di questa sindrome e la tengano nella dovuta considerazione. Il suo trattamento rappresenta una sfida, sia perché si sa poco delle sue cause, sia per la scarsa risposta clinica alle terapie».

E dice di avere imparato dalla fibromialgia quanto è caro il prezzo che le donne pagano oggi per la loro libertà: «È cambiato il loro ruolo: possono essere persone emancipate, ma per farlo devono sopportare un carico di stress sempre più difficile da gestire».

di Monica Coviello

12 maggio 2016

FONTE: Vanity fair

domenica 28 gennaio 2018

«Morirò, se le Istituzioni non si danno una svegliata»


MARINELLA OBERTI Affetta da Sensibilità Chimica Multipla, è costretta a vivere con il marito in una automobile

«Il 19 gennaio saranno quindici mesi. In questo lasso di tempo nessuno ha mosso un dito. Me l'aspettavo, ma non smetto di lottare».
«L'abitazione adeguata io l'ho trovata, sto raccogliendo i fondi per acquistarla. Se mi scappa questa chance, scappa anche la mia vita».

«Se avessi avuto una vita normale mi sarebbe piaciuto diventare medico. Penso che avrei avuto la lungimiranza di riconoscere la sindrome rara da cui sono affetta. La sindrome che mi porterà alla morte, se le istituzioni non si danno una svegliata».
La cinquantottenne Marinella Oberti, affetta da Sensibilità Chimica Multipla, inframezza il suo discorso con pause durante le quali la sento riprendere faticosamente fiato. Mi raccoglie la storia della sua vita nello spazio di una telefonata, perché incontrarsi di persona, per lei, sarebbe stato rischioso. Il mondo che esiste al di fuori dell’auto in cui è reclusa da oltre un anno rappresenta infatti un labirinto di minacce e insidie per il suo organismo, che è da sempre intollerante alla minima traccia di agenti chimici.
«Il 19 gennaio saranno quindici mesi che io e mio marito viviamo in automobile. In questo lasso di tempo nessuno ha fatto nulla, nessuno ha mosso un dito. È un risultato che mi aspettavo, ma non per questo smetterò di lottare. Perché io, da questa battaglia, uscirò vincente».
Il calendario segnava infatti la data 19 ottobre 2016 quando il procedimento di sfratto giunto a causa dell’interruzione del contributo da parte del Comune di Bergamo divenne esecutivo e Marinella fu costretta a lasciare il piccolo appartamento di Città Alta in cui viveva, in condizioni peraltro già insostenibili. «In questi quindici mesi gli assistenti sociali mi hanno proposto numerose abitazioni di ripiego, fingendo per l’ennesima volta di non capire le esigenze che la mia malattia impone. Mi hanno offerto abitazioni dotate di una semplice scala esterna che, a detta loro, avrebbe dovuto risolvere ogni problema. Io di una scala esterna non me ne faccio nulla. Quello che mi serve è una casa lontana da altre realtà. L’abitazione adeguata io l’ho trovata, ma ora sto raccogliendo i fondi per poterla acquistare. Se mi scappa questa chance, scappa anche la mia vita. Vivere in macchina peggiora ogni giorno il mio stato di salute, e passare tutta la giornata sul sedile mi rende difficile camminare normalmente. Ho bisogno di aiuto per poter riprendere in mano le fila della mia vita, tra quattro mura domestiche adeguate alle mie condizioni». Un grido di aiuto che la scorsa settimana Marinella ha recapitato tramite lettera alle istituzioni, tra cui non ha scordato di inserire il sindaco Giorgio Gori, il Presidente della Lombardia Roberto Maroni e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Nel testo, la Oberti afferma di rivolgersi a
«quella parte della politica che crede ancora che il cittadino non sia un semplice numero, ma un essere umano che abbia il diritto a essere curato secondo le modalità che la patologia stessa richiede; mi rivolgo a quella parte di cittadinanza che crede nella solidarietà e nel sostegno del prossimo; mi rivolgo ai giornalisti chiedendo la pubblicazione di questo mio scritto che rappresenta oggi più che mai un grido di disperazione e di aiuto».
La casa su misura per la malattia rara di Marinella si trova su una valle bergamasca e costa circa 130 mila euro, oltre ai quali vanno considerati altri 50 mila euro, necessari ad adeguarla alle sue condizioni di salute. Sulla pagina che gestisce, grazie all'aiuto degli amici che le restano accanto, www.marinellaoberti.it, lancia un appello alla solidarietà in cui chiede a chiunque di donare un piccolo contributo tramite bonifico bancario (Bcc della bergamasca e Orobica, sezione di Stezzano (Bg), Iban IT46T0894053570000010003833).
«Per il momento non ho raccolto moltissimo, ma spero che le cose si smuovano da qui a breve, perchè la mia situazione sta diventando insostenibile. Mi sento abbandonata dal Comune di Bergamo, che mi ha piantata in mezzo a una strada. Mi sento privata del rispetto che si deve a un essere umano, per di più malato. Stanno calpestando i diritti della persona, fingendo di non conoscere l'articolo 32 della Costituzione, in cui vengono garantite cure gratuite agli indigenti».
Eppure, la Corte d'Appello di Brescia, nel 2011 le ha riconosciuto la Sensibilità Chimica Multipla come malattia fisica (e non psicologica, come era stata inizialmente etichettata dall'Asl), mentre nel 2012 il Consiglio di Stato sancì il suo diritto alle cure. Ma a lei non resta che continuare a sopravvivere con i 280 euro che le spettano in quanto invalida, e a trascorrere il suo tempo in auto, aspettando che le lancette completino un nuovo giro per scoprire se riuscirà ad assistere al nuovo domani:
«Chi crede che questa malattia sia psichiatrica deve sapere che ci sono nata. Da piccola vomitavo in continuazione, ma all'epoca si credeva che fossi semplicemente intollerante al lattosio, e dissero a mia madre di sostituire il latte con il tè». La malattia si è manifestata in modo irreversibile quando, appena quindicenne, ha cominciato a lavorare in una camiceria dove entrava spesso in contato con sostanze chimiche. «La diagnosi corretta mi è stata fatta solo trentun anni dopo. Per me all'inizio era fantascienza, non potevo crederci. A mie spese invece ho capito che era tutto vero. Non posso sostenere il peso di questo incubo da sola, serve che le istituzioni si sveglino. Devono anche rendersi conto che se io morissi, la mia battaglia non sarebbe conclusa. I miei cari sanno che se non dovessi farcela, dovranno portare avanti la mia causa, per far sì che nessun altro debba passare quello che ho passato io».

Di Linda Caglioni

19 gennaio 2018

FONTE: BergamoPost

martedì 23 gennaio 2018

Grave lutto nella medicina (libera e indipendente): è morto il Prof. Giuseppe Genovesi!


Un malore improvviso al rientro nella sua casa di Civitavecchia (Roma) dall’ennesimo viaggio di lavoro, un aneurisma cerebrale ha stroncato domenica 21 Gennaio 2018 la vita del Prof. Giuseppe Genovesi, uomo di grande spessore, medico integerrimo e punto di riferimento internazionale per la medicina ambientale. Martedì 23 Gennaio 2018 alle ore 11.00 si sono svolti i funerali nella Cattedrale di S. Francesco (Piazza Vittorio Emanuele II) della città portuale.

Medico specialista in Endocrinologia e Malattie Metaboliche, Psichiatria, Immunologia e Allergologia, ricercatore presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale, sezione Fisiopatologia Medica del Policlinico Umberto I dell’Università di Roma (dove ha insegnato endocrinologia), Giuseppe Genovesi era nato a Civitavecchia (Roma) nel 1958. Sposato, padre di cinque figli, agli insegnamenti accademici e la dedizione per la medicina allopatica, aveva affiancato la passione e lo studio per la quantistica, le terapie detox, le diete bio/fruttariana/vegetariane, per le medicine tradizionali, dalla Fitoterapia all’Ayurvedica e le Piante di Potere dell’Amazzonia, fondando nel 2001 la ‘Società Italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia’ (SIPNEI), diventandone presidente dal 2004 al 2010, seguita dall’Associazione ‘Internazionale per la Ricerca sull’Entanglement in Medicina e Psicologia’ (AIREMP), collaborando con Emilio Del Giudice allo studio della coerenza dell’acqua e le sue implicazioni sulla salute umana.

Più volte ospite in convegni, incontri pubblici, programmi televisivi e rotocalchi di medicina (una sua intervista è anche nel docufilm ‘Sensibile’ del regista Alessandro Quadretti e pure nel libro ‘La ragazza con gli occhiali di legno’ sull’allucinante storia sulla malattia di Sara Capatti), negli ultimi anni Giuseppe Genovesi è passato alla cronache per le aspre polemiche sollevate in seguito alla decisione della Direzione sanitaria del nosocomio capitolino di rimuoverlo dal vertice del servizio ‘Sportello Malattie Rare’ e, nella recente riforma legislativa sulle vaccinazioni pediatriche voluta dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, senza timore s’era poi schierato al fianco del cosiddetto ‘Popolo No Vax’: “Onore alla coerenza dell’Uomo e del Medico impegnato in difesa della verità, della libertà e della civiltà!”, scrive su Facebook Franco Trinca, medico biologo-nutrizionista, Genovesi era “impegnato nella comune battaglia per contrastare la dittatura sanitaria imposta (o meglio, rafforzata) dalla legge Lorenzin e per affermare una cultura e una politica sanitaria fondata davvero sulla Prevenzione primaria e sul rafforzamento della salute e del sistema immunitario tramite una sana nutrizione”. E poi: “Era un combattente. Ho perso un fratello, una parte di me se n’è andata – afferma Angela Barreca, dell’AIREMP, dal 1992 affianco a Genovesi, “la sua vita e la sua salute l’ha dedica al Policlinico Umberto I di Roma”. Dice Valerio Tomassini, suo amico naturopata: “Genovesi è stato coraggioso e coerente nel difendere le sue idee. È stato un esempio di vita per molti ricercando la verità sul fronte di una scienza disinteressata e sganciata dalle mafie culturali oggi imperanti nel mondo….”. Cordoglio anche da parte di SIAMO, il nuovo movimento politico per la libertà di cura candidato nelle prossime elezioni politiche nazionali, che in Genovesi ricorda l’autore de
le Basi Genetiche della risposta immune alle vaccinazioni.

Sentito e sincero il cordoglio da parte di chi, negli anni, l’ha conosciuto potendone apprezzare dedizione, umanità e competenza: “La notizia mi sconvolge, lascia un vuoto: non so chi potrà continuare il suo cammino – afferma il giornalista Maurizio Martucci, ideatore di Oasi Sana – La medicina italiana ha perso un grande professionista, ha combattuto per anni contro il nemico invisibile che si nasconde dietro il riconoscimento dei diritti elementari dei malati di Sensibilità Chimica Multipla-Elettrosensibilità. Stento a pensarne la morte. Lo ricordo come un indomito guerriero gentiluomo, sempre disponibile e persino amorevole coi malati. Se né andato un galantuomo oltre che un medico illuminato libero e indipendente”.

Sgomento il mondo dell’associazionismo e dei malati di Fibromialgia, MCS-EHS. Addolorato il Colonnello dell’Esercito Italiano Carlo Calcagni, affetto da Sensibilità Chimica Multipla in seguito all’esposizione di uranio impoverito e metalli pesanti nel conflitto dei Balcani: “Oltre ad aver perso un amico ed un medico serio e capace, abbiamo perso un riferimento importante per le cure ed io sono più solo di prima!”.


Il ricordo di Francesca Romana Orlando di A.M.IC.A: era un
medico fuori dagli schemi, coraggioso, curioso, sempre e comunque dalla parte dei malati. Ha cambiato in meglio il destino di centinaia di persone, soprattutto persone con Sensibilità Chimica Multipla ed Elettrosensibilità che senza di lui sarebbero rimasti malati con una ‘diagnosi senza nome’. Lui non ha mai avuto paura di certificare queste malattie scomode, non ha mai negato una visita fuori orario al Policlinico, non ha mai rifiutato un’occasione per fare divulgazione, si è speso per i malati ben al di là del suo ruolo di medico. Lo ricorderò non solo per come ha sempre vissuto con coraggio le proprie idee senza mai piegarsi ai potenti di turno, ma anche per la sua ironia sottile e per la sua capacità di vivere con leggerezza la vita. Ricordiamolo con un sorriso perché così avrebbe voluto.

Lacrime, partecipazione e dolore anche sui social: “Uomo di notevole spessore professionale con un’umanità davvero unica. Sempre dalla parte dei malati per i quali ha subito anche ingiuste accuse. Siamo tutti uniti in questo dolore che colpisce la sua famiglia, il mondo medico e tutti noi. Lascerà un grande vuoto”, postano sul Gruppo Facebook ‘Oltre la MCS’. E ancora: “Mandiamo energia a lui e alla sua famiglia perché ne ha tanto bisogno. Un uomo meraviglioso che ha dato anima e corpo ai suoi pazienti e per la conoscenza”. In una mailing list, scrivono: “Per lui tutta la gratitudine e tutto il cordoglio. Per noi l’impegno a raccogliere e diffondere la sua testimonianza
.

21 gennaio 2018

FONTE: Oasi Sana 



La notizia della scomparsa del Prof. Genovesi l'ho avuta da una malata di Sensibilità Chimica Multipla (MCS), tra l'altro sua paziente, ed è stata come un fulmine a ciel sereno! Immediatamente, appena ricevuta questa notizia, mi sono buttato su internet per vedere se si trattava di una cosa vera.... e purtroppo ne ho avuto l'immediata conferma!
Dolore, tristezza, incredulità, confusione..... questi sono stati i primi sentimenti che ho provato. Sopratutto tristezza! Non era vecchio il Professore, non aveva ancora sessant'anni e, almeno da quello che ne so, non aveva problemi di salute gravi. Anche se, da chi l'ha visto da vicino, mi è stato riferito che ultimamente non aveva più quella "dinamicità" che aveva in passato, appariva più stanco, più provato.... probabilmente, penso io, risentiva dell'enorme mole di lavoro nel doversi occupare di un numero sempre maggiore di malati, provenienti da ogni parte della penisola. E poi, non dimentichiamocelo mai, il Prof. per venire incontro a questi malati viaggiava molto, spostandosi in varie località. Non ci vuol molto a comprendere che questo superlavoro, aggiunto al fatto che il Prof. ha dovuto lottare molto contro un ambiente che certamente spesso non gli era favorevole per le sue prese di posizione sovente "controcorrente", deve avere pesato molto sul suo stato di salute. Ora lo piangiamo tutti, ed è giusto che sia così, perchè il Prof. Genovesi è stato davvero un grande Uomo e un valentissimo Medico, un vero Luminare, sempre a fianco dei malati di MCS, sempre pronto ad aiutarli, a curarli, a perorare la loro causa, a difenderli a "spada tratta" quando qualcuno li accusava di avere una malattia psichiatrica. Lui, il Professore, che tra le varie cose era anche psichiatra (quindi una persona capace di valutare le cose sotto ogni punto di vista), si è sempre opposto strenuamente a questa "etichettatura".... e anche per questo gli va reso onore e merito! Adesso, veramente, con la sua scomparsa i tanti malati di MCS sono rimasti più soli che mai, e c'è solo da augurarsi che qualcuno possa prendere il testimone da lui lasciato, e continuare a "battersi" a fianco dei malati come egli ha sempre fatto.

Caro Professore, grazie per tutto quello che ha fatto a favore dei tanti malati di Sensibilità Chimica Multipla! Non sono pochi coloro che sostengono di avere avuta SALVA LA VITA per il suo encomiabile, instancabile lavoro. E come dice il famoso detto, chi salva una vita, salva il mondo intero!
Caro Professore, da Lassù, nell'Eternità che ci attende, continui ad aiutare i tanti malati di questa subdola e ancora troppo poco considerata malattia, perchè ne hanno veramente tanto, ma tanto bisogno!
Grazie di tutto.... non la dimenticheremo mai!

Marco

mercoledì 17 gennaio 2018

Giovani: morti improvvise, malori (IENA) e infarti a scuola sul computer. C’entra il Wi-Fi?


Chi o cosa sta falcidiando un’intera generazione? Minando lo stato di salute dei più giovani? Recentemente è toccato ad una famosa Iena. Ma, riduzionista, il titolo è semplificato: in discussione non ci sono solo gli effetti sulla salute pubblica del Wi-Fi e dei diversi sistemi wireless (H24, ubiquitari e cumulativi), ma l’Elettrosmog nel suo complesso: invisibile e silente, il fenomeno elettromagnetico c’entra qualcosa con l’inquietante lista di lutti (prematuri) e malori (improvvisi) registrati nell’ultimo anno? Se si, cosa, come e perché? Se no, perché? Ecco i fatti.

APPARENTEMENTE SENZA FATTORI DI RISCHIO. Novembre 2016, Luca Marchi, diciannovenne padovano, muore sotto gli occhi della fidanzata per arresto cardiaco. Apparentemente senza motivo, il ragazzo stava bene. Nello stesso mese in una scuola di Como (attivo il segnale Wi-Fi) un ragazzo di 14 anni accusa un infarto in aula informatica davanti al computer, finendo in coma farmacologico. Dicembre 2016, su un campo di beach volley di Latina muore Martina Hauber (30 anni): si è “accasciata a terra sotto gli occhi increduli delle compagne che hanno provato a soccorrerla”. Motivo inspiegabile. Gennaio 2017, “non mi sento bene, vado a letto”, il viterbese Mauro Marsuglioni – anche lui apparentemente senza motivo – muore a 30 anni nella provincia di Pordenone: “potrebbe essere stato un problema cardiaco”, scrivono i giornali. Marzo 2017, a Basiliano (Udine) muore Rossella Marchiol (40 anni) per un improvviso malessere che la colpisce in casa. Nello stesso mese muore Alessandro Cerciello, 38, truccatore delle star, stroncato da un infarto anche lui mentre era a casa. Aprile 2017, Leone Gaetano, 44 anni, muore in Umbria colto da infarto mentre è alla guida di una moto. Maggio 2017, Elena Dotti, 16 anni di Costabissara (Vicenza) muore senza un perché per un malore fatale che non le lascia scampo. Novembre 2017, tocca ad Alessandro Leogrande, 40 anni, giornalista de Il Fatto Quotidiano e scrittore: “Una morte improvvisa!”, ribattono su di lui le agenzie. Dicembre 2017, Nadia Toffa, 38 anni e volto noto di ‘Italia 1’: “ho preso una bella botta”, posta lei (o chi per lei) sui social uscita dal coma (si credeva in pericolo di vita!), “non si è capito esattamente quale problema abbia avuto”, commenta Davide Parenti de Le Iene. Allora: che succede? Tutto normale? Tutto sotto controllo? Normale amministrazione? APPARENTEMENTE SENZA FATTORI DI RISCHIO……

E chiaro, ogni storia è a se. Così come è pacifico che ogni tragedia abbia bisogno di un’indagine autoptica per non scadere in conclusioni affrettate. Però è anche vero che il caso non esiste e tantomeno che si debba continuare ad ignorare come l’assenza di studi epidemiologici (eziopatogenesi?) e ricerche sull’incidenza mortale tra le generazioni più esposte alle irradiazioni elettromagnetiche (e che più usufruiscono di connessioni senza fili), al netto dell’inspiegabilità di morti e malori improvvisi, accusati apparentemente senza fattori di rischio, non possa non prestare il fianco ad una rilettura in contro luce della recente cronaca nera. Se non proprio in un’ottica allarmistica, quanto meno in una chiave di lettura che deve far riflettere, se affiancata a ciò che ampia parte della comunità medico-scientifica internazionale ripete ormai da anni sui potenziali pericoli che la salute pubblica (anche in termini di costi sanitari) starebbe correndo nell’Era Elettromagnetica ubiquitaria (e incontrollata!).


Nella black list degli agenti cancerogeni dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Organizzazione Mondiale della Sanità, dal 2011) e col proliferare di sentenze nelle aule di tribunale che ne attestano giuridicamente la nocività per l’essere umano (s’è pronunciata anche la Cassazione, 2012), resta da capire il livello d’interferenza e il grado di pericolosità dei campi elettromagnetici (onde non ionizzanti, generalmente ritenute innocue!) col cuore (per chi non lo sapesse, l’elettrocardiogramma rileva proprio il ritmo, cioè la frequenza del campo elettrico del cuore!) e l’eventuale correlazione con infarto del miocardio e morte improvvisa. (visto che sul rischio d’aumento e d’insorgenza diabete, ci sono già diverse ricerche a confermarlo!). Martin Blank, consulente pel Parlamento del Canada e ritenuto tra i massimi esperti mondiali in tema, sostiene infatti che “gli scienziati sovietici hanno ammesso che i campi elettromagnetici alla frequenza tra i 30 Mhz e 300 Ghz possono intaccare il sistema circolatorio dell’uomo (alternando il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna) e il sistema nervoso, anche a livelli troppo deboli per produrre effetti termici”. Martha Herbert, ricercatrice neurologia dell’Harvard University (USA), afferma che “migliaia di studi attendibili documentano gli effetti nocivi sulla salute delle Radiofrequenze (RF) emesse dai dispositivi di telecomunicazione (Wi-Fi, cordless, telefonini), e tali effetti sono, in particolare, di tipo neurotossico. Le attuali tecnologie sono state progettate e utilizzate senza tener conto degli effetti biologici ma solo di quelli termici. Ritenere questi ultimi come unici effetti apprezzabili è un atteggiamento scientificamente obsoleto”.

Angelo Gino Levis, già Mutagenesi Ambientale all’Università di Padova e consulente OMS presso lo IARC, considerato un vero e proprio luminare in materia (sue le perizie per le sentenze shock sul nesso cellulare=cancro, soprattutto nei tumori cerebrali), sostiene che “gli organismi viventi scambiano continuamente energia con l’ambiente circostante, tramite la loro attività metabolica: semplicemente per il fatto di essere vivi essi hanno un contenuto significativo di energia e sono lontani dall’equilibrio termico. Per questo motivo l’aggiunta anche di piccole quantità di energia può comportare conseguenze significative per la stabilità energetica dell’organismo vivente
. Proprio Levis, in un meticoloso documento scientifico, oltre ai vari conflitti d’interesse che sarebbero dietro posizioni ‘negazioniste’, denuncia gli effetti biologici delle radiazioni non ionizzanti, in rapporto con effetti genetici, alterazioni del DNA, effetti su sperma e fertilità dell’uomo, effetti cancerogeni sulla popolazione, alterazione del traffico omeostatico degli ioni e sindrome da elettrosensibilità. E ancora: col progetto da oltre 1milione  di euro e il vanto in equipe di un nome del calibro di Luc Montagnier (Nobel per la medicina 2008: scoprì il virus dell’Aids!), il fisico-matematico Livio Giuliani avrebbe curato l’infarto con terapia rigenerativa del tessuto del miocardio. Si trattava di un differenziamento di cellule staminali cardiache autologhe per mezzo di un differenziatore magnetico. Un ambizioso progetto affossato nella palude, secondo Giuliani, da chi avrebbe voluto nascondere l’evidenza: “Siamo stati sabotati!” – mi confidò – “il progetto dimostra gli effetti non termici ma a livello biologico, in ambiente non clinico, dei campi elettromagnetici. Capisce la portata rivoluzionaria?”.

Apriti cielo, i campi elettromagnetici interagiscono con l’organismo umano! Eccome! (altro che soli effetti termici di surriscaldamento!) Sarebbe questa non solo la prova provata degli effetti biologici di Wi-Fi & Company, ma un’inquietante motivazione per rileggere in filigrana un anno nerissimo, costellato da troppi malori improvvisi tra la generazione ‘sempre connessa’, di infarti e morti inspiegabili tra i giovani, soprattutto nella fascia 35-45 anni, ovvero quella che da circa 20 anni assorbe (più o meno passivamente, più o meno inconsapevolmente) l’irradiazione elettromagnetica di ripetitori di telefonia mobile, cellulari e sistemi vari di connessione senza fili. Non c’è dubbio: il rischio è subire i danni di uno sfasamento temporale dove gli sudi della ricerca medico-scientifica sono costretti a rincorrere i potenziali effetti collaterali di un progresso tecnologico (che pare) fuori controllo, sfuggito di mano. Nel nome della tecnologia, stiamo subendo (sulla nostra pelle) il più grande esperimento a cielo aperto mai condotto nella storia dell’umanità? Siamo tutti cavie?

di Maurizio Martucci

FONTE: Oasi Sana



Articolo molto interessante che riporto sulle pagine di questo blog.
L'inquinamento elettromagnetico è un problema VERO della nostra società che colpisce sempre più persone! E' difficile stabilire se le sempre crescenti "morti improvvise e inspiegabili" che si stanno verificando ultimamente abbiano come cause questo inquinamento, però è lecito e giusto porsi questa domanda, a maggior ragione visto che sono sempre di più le persone che soffrono di elettrosensibilità (EHS), ovvero di problemi di salute, anche rilevanti, causate da questo continuo e sempre più marcato irraggiamento di onde elettromagnetiche. Io stesso conosco molte persone che soffrono di questo problema, e posso garantire che l'elettrosensibilità è una bruttissima patologia, resa ancor più dura dal fatto che gli strumenti per difendersene sono assai limitati e poco efficaci, e l'evitamento a questo tipo di inquinamento è molto, molto difficile in quanto esso arriva praticamente dappertutto.
C'è veramente da sperare che questo grande problema venga considerato maggiormente d'ora in avanti, e che vengano avviati studi seri al riguardo. E naturalmente c'è da augurarsi che, preso coscienza del problema, l'inquinamento elettromagnetico possa essere limitato il più possibile, con provvedimenti urgenti e seri a tutela delle persone.

Marco

venerdì 12 gennaio 2018

L'Olocausto silenzioso degli ammalati di MCS


di Elisabetta Saviotti

Entrare in contatto con ammalati in forma grave di MCS (Sensibilità Chimica Multipla) ti apre ad un mondo di sofferenze terribili, inimmaginabili, intollerabili. Essi hanno sintomi allergici perché il loro organismo non riesce più ad espellere le sostanze tossiche, per cui hanno perso per sempre la capacità di tollerare anche in minime dosi gli xenobiotici: pesticidi, detersivi, deodoranti, vernici, farmaci, derivati dal petrolio in generale, etc.

Diventando gravemente intolleranti a tutto ciò che li circonda, essi sono impossibilitati a condurre un’esistenza normale e sono costretti a vivere in una continua fuga per evitare tutto ciò che lentamente li avvelena. È difficile immaginare che cosa significhi, la realtà supera l’immaginazione. Colpisce l’insieme di sofferenze fisiche, l’isolamento coatto, il dolore morale di non uno o forse, chissà, due alla volta, nel essere compresi, di dovere resistere a tentativi assurdi di psichiatrizzazione, di non avere alcun diritto perché non riconosciuti in Italia, nessun aiuto dalle istituzioni ma neanche dalle realtà caritative. Trovare un luogo in cui vivere poi è un’impresa titanica per molti: spesso i malati vivono chiusi in una stanza, oppure in macchina o nei boschi... neanche al pronto soccorso c’è una stanza adeguata per loro. Sono totalmente abbandonati a loro stessi, spesso dopo un lungo calvario diagnostico.

Eppure l’MCS è una patologia codificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità con il codice ICD 10J 68.9, è riconosciuta in diversi paesi quali Usa (nota come la sindrome del Golfo inizialmente, poiché ne soffrivano il 30% dei soldati americani), Canada, Giappone, Finlandia, Danimarca, Austria, Germania. Essa è considerata una patologia organica di tipo ambientale irreversibile e progressiva, tra le più gravi e invalidanti per le importanti conseguenze multi organo e multi funzione.

Il dr. W. Reha a Dallas, dal ‘78, ha una clinica specializzata dove si può essere curati con successo con l’immunoterapia desensibilizzante a basso dosaggio ed ha all’attivo fior di pubblicazioni; così pure esistono centri a Londra e Madrid. Ed anche in Italia il prof. Genovesi, medico specialista in endocrinologia, psichiatria e immunologia e ricercatore presso il Policlinico Umberto I di Roma, ha dimostrato l’organicità della malattia ed ha stimato che ne possa soffrire circa il 5% della popolazione (similmente alle percentuali riscontrate in altri stati dove l’MCS è riconosciuta). Non si tratta neanche di una patologia rara, quindi, ma è più diffusa del diabete.

L’MCS è una malattia che la maggior parte dei medici in Italia non conosce né riconosce perché i primi sintomi vengono spesso scambiati per semplice allergia, avendo manifestazioni identiche; questo fa sì che spesso si arrivi alla diagnosi purtroppo in stadi avanzati e dopo tanti anni di sofferenze ed esami costosi.

Peggiorando nel tempo, in proporzione all’entità delle esposizioni chimiche e alla loro frequenza, si diventa inoltre “allergici” a molte sostanze naturali e intolleranti alla quasi totalità degli alimenti.

Da uno studio USA del 1992, un quadro di evoluzione:

Stadio 1 – SENSIBILIZZAZIONE: o fase irritante, che si verifica quando una persona è sottoposta ad un’esposizione chimica acuta ad alte dosi o ad una esposizione cronica insidiosa. I sintomi dei pazienti in seguito all’esposizione chimica non sono rilevabili clinicamente in generale. I disturbi possono includere dolore alle articolazioni e ai muscoli, cefalea, affaticamento (stanchezza cronica), rossore, prurito, nausea, tachicardia, asma, insufficiente circolazione periferica, etc.

Stadio 2 – INFIAMMAZIONE: l’esposizione chimica determina un’infiammazione cronica dei tessuti, come ad esempio artrite, vasculiti, dermatiti, asma non allergico, coliti, miositi, riniti, circolazione periferica molto problematica. Sono presenti sia sintomi che segni obiettivi rilevabili clinicamente. La progressione avviene in seguito a nuove esposizioni in corso, ma se non si è ancora verificato il danno ai tessuti, il processo può essere invertito con l’evitamento chimico e specifiche cure di disintossicazione.

Stadio 3 – DETERIORAMENTO: l’infiammazione cronica causata dall’esposizione chimica produce danni del tessuto, come lesioni al sistema nervoso centrale, al rene, al fegato, al polmone, al sistema immune etc. Questo livello è irreversibile: “Una volta che i tessuti sono danneggiati e la funzione dell’organo compromessa rimangono poche le speranze nella pratica medica corrente di invertire il processo”. Patologie comuni in questo stadio sono ad esempio lupus, ischemie, cancro, autoimmunità, forme degenerative reumatiche, sclerosi multipla, porfiria.

È importante osservare che le persone possono attraversare questi stadi evidenti senza mai aver manifestato MCS o senza aver stabilito un collegamento mentale con questa esposizione chimica cronica nel loro ambiente. Fibromialgia, stanchezza cronica, elettrosensibilità, encefalite mialgica sono secondo alcuni esperti inoltre una sola sindrome, detta sindrome di sensibilizzazione centrale.

Perché la comunità scientifica italiana stenta dunque a riconoscere il diritto alla cura di questi malati?

Attualmente la patologia infatti non è inserita nei LEA italiani con tutti i disagi che ne conseguono.

Evidentemente il problema non è la scienza, ma la politica, l’economia. Questi malati sono un costo per il sistema sanitario, senza però una contropartita di guadagno per le case farmaceutiche: sono infatti ammalati perché intossicati, difficilmente la loro cura passerà attraverso la somministrazione di altri farmaci.

Essi sono anche un dito puntato sugli effetti che tutti subiamo nel nostro quotidiano per l’immissione continua di sostanze chimiche, per non parlare dell’elettrosmog.

L’MCS riguarda noi tutti: i malati sono le sentinelle di quello che sta succedendo nelle nostre città asfittiche, nelle nostre campagne piene di veleni.

S.O.S. SENSIBILI è un gruppo spontaneo di persone che lanciano un S.O.S. a nome degli ammalati di MCS. Noi siamo accomunati dal sogno che a questi ammalati siano dati gli stessi diritti di tutti e che nascano opere di carità a loro favore, in particolare nascano case di accoglienza idonee. Crediamo anche nella necessità di una decrescita dello smog chimico ed elettromagnetico per la vita delle generazioni presenti e future.

Seguici su http://smogsensibili.simplesite.com, smogsensibili@gmail.com

22 dicembre 2017

FONTE: La Croce

domenica 7 gennaio 2018

Appello di Marinella Oberti a persone e Istituzioni per chiedere aiuto!



Preg.me Istituzioni, cittadini, concittadini e connazionali,

mi chiamo Marinella Oberti e sono affetta da MCS (Sensibilità Chimica Multipla). Quest'ultima non è altro che un'intolleranza al mondo. Sono Infatti allergica a sostanze chimiche quali deodoranti, shampoo, detersivi ecc... Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la mia malattia e quando la ASL la dichiarò di natura psicologica, la Corte d'Appello di Brescia, nel 2011, la riconobbe come malattia fisica, e successivamente, il Consiglio di Stato mi sancì il diritto alle cure. Ma qual'è la vera cura? Inizio col dirvi che le cure non sono presenti in Italia, ma all'estero, e ci vogliono parecchi soldi per poter accedere anche per un solo ciclo. Voglio però specificare che la cura, la vera cura, è prima di tutto UN'ABITAZIONE IDONEA che più che definirsi cura, si chiama SALVAVITA! Ciò nonostante le Istituzioni, ben a conoscenza della mia situazione, non hanno mai fatto nulla o meglio hanno agito proponendomi soluzioni abitative che non sono in grado purtroppo di accettare. Non posso infatti, e ribadisco purtroppo, abitare in una casa comunale (condominio) perché ciò sarebbe LETALE!
Dal giorno dello sfratto, io e mio marito viviamo in auto da QUASI 15 MESI, e non solo ci sentiamo abbandonati ma gridiamo con forza che NOI siamo stati abbandonati, e siamo tutt'oggi, ABBANDONATI!! Le istituzioni hanno sempre fatto un grande "palleggio" tra le loro competenze, dimenticandosi però che sono una cittadina italiana e malata, con un'invalidità al 100%!! Ho reperito, con difficoltà, soluzioni abitative che non vengono concesse in locazione per volere dei proprietari, ma nessuna Istituzione ha consentito l'aiuto per l'acquisto!! In questi anni volti noti della politica locale hanno speso promesse nei miei confronti senza però mantenere la parola data.
Tengo a ricordare a chiunque che l'articolo 32 della nostra Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto e garantisce le cure alle persone indigenti. Ma questo articolo vale solo per le persone che sono affette purtroppo da patologie "comuni" se così si possono definire? Patologie curabili in una normale struttura ospedaliera? Quindi per la sottoscritta, per la quale l'abitazione rappresenta un salvavita, non esiste un diritto alle cure? Non può definirsi cura anche una casa? Il diritto alla salute non è uguale per tutti? Avrò il diritto in questo caso a sentirmi discriminata? Se mi dovesse accadere qualcosa di negativo chi mai ne risponderà?
Sono davvero molto stanca e sto perdendo tutte le energie del mio corpo, ma almeno non ho perso la dignità come ammalata e come cittadina italiana, perché credo ancora in una parte delle Istituzioni non incancrenita dall'indifferenza e dal menefreghismo che finora mi ha circondata. Ebbene sì, mi rivolgo a quella parte pura della politica, che crede ancora che il cittadino non sia un semplice numero, ma crede che un essere umano ammalato abbia diritto alle cure nelle modalità che la patologia stessa richiede; mi rivolgo a quella parte della cittadinanza che crede nella solidarietà e nel sostegno al prossimo, mi rivolgo ai giornalisti chiedendo la pubblicazione di questo scritto che oggi più che mai rappresenta un grido di disperazione e di aiuto! Mi rivolgo a te che hai speso il tuo tempo leggendo la mia storia o leggendo questo semplice post, chiedendoti di condividerlo il più possibile perché anche questo può fare la differenza per me!! Ringrazio anticipatamente chi mi aiuterà, ma anche a chi non lo farà, grazie a chi renderà la mia vita migliore, ma anche grazie a chi non lo farà perché non si tratta solo di salvare la propria vita, ma anche e soprattutto conservare la propria dignità, dignità nel saper soffrire, ma anche nel saper guardare in faccia chi è a conoscenza di tutto ciò e poteva fare qualcosa e non l'ha fatto! E poi c'é il coraggio, il coraggio di vivere in auto e al freddo con il rischio di morire ad ogni istante, ma preferisco questo tipo coraggio piuttosto che quello di avermi ignorata come essere umano e come donna.
Grazie a tutti

Marinella Oberti


Intensa e accorata lettera di Marinella Oberti, che accolgo e pubblico con molto piacere sulle pagine di questo blog, rivolta a tutte le persone di buona volontà a cui sta a cuore il bene delle persone, sopratutto quelle più bisognose e malate.
Da questa lettera appare chiaro il disagio di Marinella, costretta ad abitare dentro una fredda e umida macchina nonostante la sua estremamente invalidante Sensibilità Chimica Multipla (MCS). Un disagio che si trasforma in un grido di aiuto, per domandare nient'altro che ciò di cui lei ha estremamente bisogno.... e cioè di una CASA, AUTENTICO SALVAVITA NELLE CONDIZIONI DI SALUTE IN CUI SI TROVA! Una casa, una semplice casa adatta alla sua patologia, che peraltro Marinella ha individuato, ove potersi riparare, curare, stare un pò al caldo e, come detto, vero e proprio salvavita con la patologia grave che si ritrova.
Per poter aiutare Marinella Oberti rimando tutti al suo sito internet http://www.marinellaoberti.it/ nella quale è descritta al dettaglio la sua situazione e nel quale è spiegato come poterla aiutare concretamente. Ogni gesto fatto a suo favore, anche piccolo, può essere importantissimo per lei... per cui non trascuriamo di poterlo fare!
Come sempre, grazie di cuore a tutti coloro che vorranno aiutarla!

Marco