lunedì 20 gennaio 2014

«Rischio la vita per l’inquinamento»

La storia. Ha 68 anni e un sistema immunitario debilitato. L’allarme da un test in Inghilterra: sostanze chimiche combinate con il Dna

Costretta a vivere con una mascherina sul viso, col timore di uno shock anafilattico improvviso. Luigina Dabrazzi ha 68 anni, ma il suo sistema immunitario ha subito un indebolimento così forte che oggi anche solo camminare sul pavimento del Pronto Soccorso, lavato con la candeggina, potrebbe provocarle una reazione allergica letale. La signora, che è nata e cresciuta a Quinzano d’Oglio, è affetta da «Sensibilità Chimica Multipla».
La malattia non è risconosciuta come rara, la Lombardia la classifica come allergia, per cui Luigina non ha diritto ad alcuna esenzione per farmaci e visite.

Per esempio il glutatione, un’antiossidante che serve a rallentare la malattia, la signora lo paga di tasca propria. Così come le mascherine a carboni attivi, che costano 90 euro l’una. E quando ha una crisi, Luigina sa che non può salire su un’ambulanza perché alcune sostanze alle quali è allergica peggiorerebbero la situazione. Per questi pazienti non esiste un presidio ad hoc né un ambulatorio bonificato. E neppure un percorso terapeutico che li tuteli. La signora ha scritto all’azienda ospedaliera di Desenzano, dalla quale dipende Manerbio, ma la risposta è stata secca: «non si evidenzia la necessità di attuare questo percorso», è scritto nella lettera firmata dal direttore sanitario, Annamaria Indelicato.

«Siamo malati di serie zeta», dice Lugina, seduta al tavolo della cucina con la mascherina sempre indosso. Anche la polvere dei caloriferi le crea problemi respiratori, «perciò è costretta a stare al freddo», racconta la figlia, Barbara Mantovani. Lei, che è un chimico, quest’anno ha intenzione di comprare un impianto per sanificare l’acqua nella casa di sua madre, «ma un sistema per filtrare l’aria non ce lo possiamo permettere».
Luigina è convinta che il suo problema sia collegato anche alle condizioni della zona in cui vive, dove parecchie persone hanno patologie tumorali. Nella zona insistono due grosse aziende, una delle quali da 5-6 anni tratta fanghi di derivazione civile e industriale. «A causa dei cattivi odori spesso devo andare via di casa: rossori, dermatiti. Prendo e mi reco al bar di mio figlio», racconta la signora. Che da più di cinquant’anni vive vicino anche ad un’altra fabbrica, un’azienda che produce mangimi lavorando una serie di sostanze minerali, tra i quali il carbonato di calcio. Non è possibile stabilire una correlazione diretta, ma il livello di calcio rinvenuto nei capelli della signora Luigina supera di 7 volte la norma. E non è l’unico parametro preoccupante. La concentrazione di mercurio (3,7 nanogrammi) è quattro volte oltre il limite di legge, il bario supera tre volte il consentito, il nichel è il doppio. Mentre il selenio, elemento indispensabile per gli scambi cellulari, è la metà del livello minimo. Dati che emergono da costose analisi fatte eseguire dalla famiglia in un laboratorio dell’Inghilterra. Analisi a pagamento, come quelle del Dna. Dalle quali si vede che ci sono alcune sostanze chimiche che hanno superato le barriere cellulari e di sono combinate con il Dna. Ad esempio la tartrazina, un sale sodico contente zolfo, usato come colorante artificiale, si è legato al gene MIP-2. Il benzochinone, un derivato del benzene, si è «aggiunto» al gene p53.

Tutte queste sostanze chimiche producono «uno spiccato stress ossidativo», è scritto nella relazione specialistica del professor Giuseppe Genovesi, ricercatore del policlinico Umberto I di Roma che ha diagnosticato la malattia di Luigina. Una patologia che impedisce al suo organismo di eliminare in maniera «naturale» le sostanze tossiche in eccesso. E a leggere la relazione del professor Genovesi, presidente della Società italiana di Psico Neuro Endocrino Immunologia, emerge come la forte esposizione agli inquinanti abbia avuto un ruolo attivo nello sviluppo della «Sensibilità Chimica Multipla». Nel certificato medico è scritto nero su bianco che esiste un «nesso causale tra l’esposizione» ad una serie di sostanze chimiche «e lo sviluppo della patologia».
A preoccupare ulteriormente la famiglia di Luigina è la condizione genetica che la signora presenta. «Se la condizione di mia madre è considerata “molto comune”, allora quanti altri potranno ammalarsi?», si domanda la figlia, Barbara Mantovani. Che ha aiutato diverse persone del quartiere a spedire in Inghilterra gli esami del cuoio capelluto. E quello che emerge dimostra che il caso di Luigina non è isolato. Nel quartiere vive un signore di trent’anni. E in entrambi i casi il mercurio ha superato la barriera cellulare creando delle mutazioni genetiche. I casi sono tanti. C’è anche quello di un adolescente che all’apparenza non presenta problemi di salute, anche se i suoi esami registrano valori anomali: il mercurio è sei volte il limite, il piombo è il 50 per cento in più del valore soglia. Bario e rame superano i parametri. E il livello di calcio, anche in questo caso, è molto alto.


di Matteo Trebeschi

1 gennaio 2014

FONTE: brescia.corriere.it

venerdì 17 gennaio 2014

«Vendo un rene per curare il mio Fabio»: l'appello choc su Facebook della fidanzata


È stato travolto da un furgone che procedeva contromano e da quel giorno Fabio Graziano è in coma. Il poliziotto, di 32 anni, investito il 7 settembre scorso alla Riviera di Chiaia non ha più ripreso coscienza dopo lo scontro del proprio ciclomotore MBK 50 con il veicolo Fiat Daily che procedeva in direzione contraria al senso di marcia lungo la strada che incrocia Piazza San Pasquale.

Dopo 4 mesi drammatici, per Fabio la speranza di una vita al di fuori delle mura di un ospedale può riaccendersi ma questa chance potrebbe arrivare a costare 97mila euro, una cifra per cui chi lo ama è disposto anche a vendere “pezzi di sé”. Il drammatico appello è scritto nero su bianco da Paola Volpe, compagna di Fabio e suo grande amore, che sulla pagina Facebook “Fabio: tutto ha un senso” (
https://www.facebook.com/fabiotuttohaunsenso?fref=ts) lancia un s.o.s. per raccogliere i soldi necessari alle cure mediche nel centro specializzato di Innsbruck.

«Giuro che farò di tutto per portarlo ad Innsbruck, sono pronta a vendere pezzi del mio corpo, lui non esiterebbe per me - scrive Paola sul social network - senza un rene si vive ma senza aria no e Fabio è la mia aria». La maratona per mettere insieme i soldi necessari per il ricovero di almeno 6 mesi nel centro neuroriabilitativo migliore d’Europa è diventata un tam tam su facebook dove Paola pubblica i suoi appelli e non si tira indietro neanche davanti alla possibilità di donare parte del suo corpo pur di offrire una vita migliore al suo unico e immenso amore, Fabio.

di Melina Chiapparino

7 gennaio 2014

FONTE: ilmessaggero.it


Coordinate per aiutare Fabio:

Causale: INNSBRUCK
Banca: Cariparma
Indirizzo: Agenzia 10, Piazza Medaglie D'Oro, 80128 Napoli
Beneficiario: Fabio Graziano
IBAN: IT44B 06230 03557 0000 56638771
BIC/SWIFT: CRPPIT2P527

Paypal in Euro: http://goo.gl/oQR3Vi
Paypal in Dollari: http://goo.gl/ml2fDV 





Un appello che giro immediatamente sul mio blog.
Chiunque volesse e potesse aiutare Paola nel raggiungere la cifra necessaria per portare Fabio in questa clinica specializzata di Innsbruck, lo può fare con un contributo alle coordinate sopraindicate. Per maggiori informazioni sulle donazioni e sulla cifra finora raggiunta si può andare su:  

http://www.fabiotuttohaunsenso.org/

Tante gocce formano i laghi, i fiumi e gli oceani...... non manchiamo di donare la nostra goccia di solidarietà e di Amore per aiutare Fabio ad avere la migliore vita possibile. Tutti insieme possiamo fare molto per lui.
Un grazie di cuore a chi vorrà e potrà aiutarlo.

Marco

mercoledì 15 gennaio 2014

È morto a 17 anni Sam Berns, il ragazzo americano che invecchiava troppo in fretta


Si è spento a causa di complicanze dovute alla malattia, diagnosticata quando aveva 22 mesi

Addio a Samuel Berns, 17enne malato di progeria, patologia che causa un invecchiamento prematuro e accelerato.
Diventato un personaggio molto amato negli Stati Uniti, Sam è morto venerdì 10 gennaio a causa di complicazioni legate a questa patologia genetica rara. Il giovane era stato il protagonista di un cortometraggio della casa di produzione Hbo «La vita secondo Sam», che aveva documentato come si convive con la sindrome di progeria di Hutchinson-Gilford. Samuel aveva anche partecipato a una Ted conference 2013 parlando della sua malattia: «Anche se ho molti ostacoli da superare nella mia vita - aveva detto - non voglio che le persone si sentano male per me. Io non spreco energie per farlo. Mi circondo delle persone che vogliono stare con me e continuo ad andare avanti».
Sam appariva appunto con tratti molto più vecchi rispetto alla sua età: il suo corpo continuava a invecchiare pur essendo, lui, un bambino. La patologia è la stessa raccontata nel film Benjamin Button, con Brad Pitt.

PROGERIA - La progeria colpisce circa una persona ogni 4-8 milioni di nuovi nati. Attualmente al mondo ci sono solo circa 200 bambini che vivono con questa malattia. Man mano che invecchiano, questi bambini soffrono di perdita di grasso corporeo e di capelli, non riescono a riprendere peso e sono inclini a sviluppare l’osteoporosi. L’età media di sopravvivenza è di 13 anni.
A Sam la progeria venne diagnosticata quando aveva solo 22 mesi di vita, e i suoi genitori, entrambi medici, crearono la Progeria Research Foundation nel 1999. La madre, Leslie Gordon, scoprì il gene che provoca la malattia, e individuò una proteina che si riscontra in quantità superiori nei piccoli con progeria. «Vorrei che mamma trovasse una cura per la progeria - aveva raccontato Sam - so che non smetterà di lavorare alla ricerca finché non verrà trovata una cura».

15 gennaio 2014

FONTE: corriere.it
http://www.corriere.it/salute/14_gennaio_14/morto-17-anni-sam-berns-ragazzo-americano-che-invecchiava-troppo-fretta-4ce9b236-7d24-11e3-851f-140d47c8eb74.shtml


Hai avuto una vita breve caro Sam, ma ti sei fatto conoscere, amare ed apprezzare. E hai vissuto con pienezza la tua vita, nonostante tutti i problemi legati alla tua malattia, e questa è la cosa più importante e il messaggio più bello che ci hai lasciato.
Ciao Sam!

Marco

domenica 12 gennaio 2014

Gli occhi dell'anima di Carmelina Muscato

Carmelina, immobilizzata dalla Sla, è in realtà il centro di gravità per la vita della famiglia e di un intero quartiere di Porto Empedocle

E’ immobilizzata, può muovere solo gli occhi, ma la sua vitalità e la sua serenità riescono a muovere tutto il mondo intorno a lei. Parliamo di Carmelina Muscato, una donna di 59 anni, colpita dalla S.L.A., la Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia neuro degenerativa.

Questa malattia che per il momento non ha cure, ha colpito Carmelina circa tre anni fa, si è presentata con un affaticamento muscolare, portandola all’immobilità di tutti i muscoli tranne quelli degli occhi. Respira con un tubo attaccato alla trachea (anche i muscoli dei polmoni fanno i capricci) e per alimentarsi ha un tubicino che entra nel suo corpo. Non può più comunicare con la voce, può farlo solo con gli occhi, tramite i suoi intensi sguardi, oppure attraverso un computer oculare che le permette anche di scrivere. Casa Muscato è sempre piena di gente che si reca a trovarla, i tanti parenti, gli amici della parrocchia, i conoscenti. La cosa meravigliosa è che tutti quelli che si recano da questa signora per consolarla, quando la lasciano si sentono più sollevati, sereni, una sua sola occhiata dona tranquillità. “Quando mi sento triste e scoraggiata - spiega Angelina la figlia di Carmelina - vado da mia madre e il suo sguardo mi rasserena”.

Lei è molto felice di queste continue visite e quando capita che qualcuno non si fa vedere per più di due giorni si preoccupa e chiede come sta. Da sempre questa signora è stata la confidente di tante persone, faceva la catechista a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento dove vive, era ministro straordinario per l’eucarestia, cantava nel coro e si occupava delle pulizie della chiesa. Ancora oggi è un punto di riferimento importante per la sua famiglia, a ogni scelta è consultata, dal cambio di mattonelle a tante altre faccende.
“Mi faccio consigliare anche sui vestiti da acquistare - racconta Angelina - glieli faccio vedere e solo se ho il suo parere positivo procedo. Con mia madre c’è, da quando sono piccola, un rapporto molto intenso, quasi simbiotico, tanto che ero soprannominata “borsetta”, perché ero continuamente con lei”. Nonostante la malattia Carmelina è molto presente, è lei che si ricorda di tutti i compleanni di parenti e amici. Si preoccupa anche degli appuntamenti, delle cose da fare, la sua mente è lucida ed ha sempre un pensiero per tutti. Non è quasi mai affranta per la sua situazione, ma è rammaricata per il marito e la figlia che sono obbligati ad assisterla.

Da dove viene la serenità di Carmelina? Lo racconta Angelina: “Mia madre è sempre stata grande devota alla Madonna e più volte è andata in pellegrinaggio a Lourdes. In uno di questi viaggi ha visto tanta gente che per devozione si piegava ai piedi della Madonna e baciava il suolo, un gesto che non si sentiva di compiere. A un certo punto, mia madre, ha sentito una grossa forza che la spingeva verso terra a inginocchiarsi, dopo inutili tentativi di resistenza, si trovò a genuflettersi e a baciare il suolo. Alzandosi si guardò intorno e non trovò accanto a lei nessuno. Questo evento, per lunghi anni, rimase senza una spiegazione, a distanza di tempo mia madre ha letto in quell’episodio una volontà Divina alla sua condizione di malata grave. La Madonna ha voluto prepararla alla malattia facendole capire, con quel gesto di genuflessione, che doveva accettare la malattia come volontà di Dio. Lei ne fu rassicurata, ora, nonostante la sua situazione di malata grave, regala solo serenità”.

Negli ultimi mesi le condizioni di Carmelina si sono aggravate e se prima, pur essendo totalmente paralizzata, riusciva a comunicare attraverso una lavagna interattiva multimediale che le permetteva di scrivere con lo sguardo, adesso non riesce più ad aprire gli occhi e quindi a poter parlare con la famiglia e con le persone che continuamente vengono a trovarla. Nonostante le condizioni della malattia peggiorino di giorno in giorno, non si arrende la speranza dei familiari e soprattutto della figlia che sperano di riuscire almeno a comunicare con Carmelina. Questa speranza ha preso il nome del “Metodo Stamina”,
una cura compassionevole che, secondo la figlia, potrebbe migliorare, anche se di poco, le condizioni della madre e forse potrebbe permetterle di riacquistare la capacità di aprire gli occhi e comunicare. 

I familiari, il marito Carmelo, i figli (Nicola e Angelina) le tentano tutte per aiutare e sostenerla, anche lei con la sua voglia di vivere lotta per migliorare le sue condizioni. Perché l’Amore e il coraggio non lasciano spazio alla disperazione.

FONTI: goleminformazione.it e livesicilia.it


E' sorprendente vedere come, dove c'è tanto Amore e tanta Fede in Dio, la gente si riunisce, si ritrova insieme alla ricerca di qualcosa che possa alleviare i mali, piccoli e grandi, della propria esistenza quotidiana.
Ed è proprio quello che succede a casa di Carmelina, in cui la gente va per trovare Pace, Serenità e Amore, rinfrancata dal grande esempio di questa donna che vive con straordinaria dignità la sua pesantissima Croce. E dove c'è una fonte di Amore, quello Vero, ognuno può passare e attingerne senza correre il rischio che la fonte si esaurisca, perchè l'Amore è l'unica grande Forza che si moltiplica per sottrazione. 
E allora ben venga di far conoscere storie come quella di Carmelina e di altre splendide persone come lei.... vite che emanano profumo di Paradiso, esempi che oltrepassano i confini del tempo e della stessa vita.
Grazie Carmelina..... per tutto !

Marco

martedì 7 gennaio 2014

Barbie Guerra Steinsholt, la mamma senza braccia che cambia il pannolino al figlio

Questa è la storia di una donna straordinaria con una forza di volontà straordinaria, Barbie Guerra Steinsholt – Thomas è nata nel 1976 in Texas, e all’età di due anni e mezzo, a Pasadena, ha subito un terribile incidente. Era nel cortile a giocare con i suoi amichetti quando per gioco si è arrampicata su un trasformatore che, folgorandola, le ha carbonizzato entrambe le braccia e ha subito danni estesi su tutto il corpo.

I medici pensavano non ce la potesse fare, dopo l’amputazione delle braccia e le gravi ferite alle gambe. Ma lei è straordinaria e ce l’ha fatta. Ha tirato fuori il suo lato combattivo e forte, e grazie anche all’aiuto dei suoi genitori, che l’hanno sempre incoraggiata e sostenuta, Barbie si è dedicata anima e corpo al body building e al fitness.
Barbie ora fa tutto con i piedi, ha due figli suoi e due adottati, è indipendente, cucina, fa la spesa e affronta la vita con un sorriso.

La cosa straordinaria è che riesce ad utilizzare i piedi proprio come fossero mani.

Barbie è una donna forte da prendere in esempio, la sua volontà di vivere deve farci capire quanto è importante non arrendersi mai neppure davanti alle situazioni peggiori, e ci insegna quanto sia importante avere al nostro fianco delle persone che ci supportano e ci aiutano a crescere e a sperare.

Agosto 2013

FONTE: associazioneverbaonlus
http://www.associazioneverbaonlus.org/1/la_mamma_senza_braccia_che_cambia_il_pannolino_al_figlio_ecco_la_sua_storia_8393947.html




Una storia davvero splendida, fatta di forza di volontà, di coraggio e di determinazione.
Barbara Guerra ci insegna che cosa si può fare anche con una grossa disabilità come quella di rimanere senza braccia, come si può affrontare la vita in assoluta pienezza. Vorrei rimarcare il fatto che Barbara, oltre ad essere mamma di due figli, ne ha adottati altri due (come scritto sopra), il che rivela anche la sua grande ricchezza di valori morali.
Grazie Barbara!

Marco

domenica 5 gennaio 2014

Usa. Gabriel Cordell, viaggio “coast to coast” in sedia a rotelle

NEW YORK – Gabriel Cordell ha percorso oltre cinquemila chilometri, affrontando un viaggio “coast to coast” negli Stati Uniti. Gabriel, 42 anni, lo ha fatto con la sua sedia a rotelle, partendo da Santa Monica, in California, lo scorso 1° aprile. Dopo 99 giorni e 3.100 miglia passati su due ruote è giunto nella sua casa di Long Island, a New York.

Dal viaggio di Gabriel nascono un progetto ed un film. La documentarista Lisa France, insieme ad altre 6 persone, lo ha seguito nell’impresa mossa solo dalla forza di volontà di quest’uomo, scrive Carola Traverso Saibante il Corriere della Sera che riporta le sue parole:

“Da qui nasce «Roll with me», un progetto e un film. «Non avevo un penny, solo la mia volontà e la mia sedia a rotelle – ha spiegato Cordell -. Lisa ha creduto in me, e ha mollato la sua vita perché questo potesse accadere. Sarà per sempre la mia seconda sorella»”.

Cordell è cresciuto a New York, ma è nato in Libia ed è arrivato negli Stati Uniti ancora piccolissimo con la sua famiglia. A 22 anni un incidente d’auto cambia la sua vita: investito sulle strisce da un’auto che non si è fermata al semaforo, rimane paralizzato dalla vita in giù. Per lui che voleva fare l’attore e stava per fare il suo primo provino professionale un dramma.
Una vita spezzata, che trova conforto nella droga e nell’alcol, battaglie che ha vinto e superato dopo anni, scrive il Corriere della Sera:

“«Ho sempre creduto che il mio incidente sia stato un incidente. Ma non è successo per caso», dichiara “Gabe” sul sito di Roll with me. Adesso non solo è il protagonista di un film, ma anche di qualcosa di molto più speciale”.

Il viaggio di Gabriel vuole essere ed è un’impresa e un’ispirazione:

“«Voglio dare speranza attraverso le mie azioni perché anche le altre persone possano fare qualcosa di straordinario nelle loro vite – ha dichiarato Cordell -. Non sono fatto di nulla di speciale. Ho gli stessi strumenti che abbiamo tutti, che Dio ci ha dato. Scelgo di usare i miei in modo unico. E spero che le persone possano usare quelli che hanno dentro di sé… e rimarranno strabiliate».

La vera meta è stata dunque centrata in pieno: dimostrare alle persone che possono «raggiungere qualsiasi cosa, a patto che ci mettano la testa». Ed, evidentemente, il cuore.

di Redazione Blitz

12 luglio 2013

FONTE: blitzquotidiano.it



Dove può arrivare l'uomo con la testa, la volontà, la motivazione e il cuore? Gabriel Cordell ci insegna con la sua impresa in sedia a rotelle che può arrivare..... molto lontano! E ci dice anche che ognuno di noi ha strumenti di cui Dio ci ha fatto dono, con i quali possiamo fare grandi cose.
Un bell'insegnamento e uno sprone ad utilizzare nel miglior modo possibile quello che di buono, di bello, di positivo c'è dentro di noi.

Marco

venerdì 3 gennaio 2014

Baciamo le mani! Un’amicizia nata in corsia…


“Baciamo le mani!”
... E’ la frase celebre del film “Il Padrino” dove i seguaci baciano la mano al boss in segno di asservimento! Ed è quello che ha fatto Emanuele, 12 anni, verso Gianpaolo, 39 anni.

Immaginate chi è il seguace e chi è il boss… Emanuele si è “innamorato” di Gianpaolo durante un ricovero alla Clinica Nigrisoli. Emanuele Chiovaro ha la Distrofia di Duchenne, Gianpaolo Gallietta ha la Sma2.

Vederli insieme è stato spassoso: giocavano a fare i dispetti e si divertivano come due bambini, capibile per Emanuele, fantastico per Gianpaolo che ritrovava in sè il proprio bambino… cosa che tutti dovremmo fare più spesso…

Gianpaolo, una vita difficile

Il problema fisico e motorio per Gianpaolo è abbastanza importante, la mente è superiore alla norma e questo gli consente di avere dei rapporti di amicizia e d’amore incredibili…

Gianpaolo ha avuto una vita difficile costellata da tanti problemi ma è sempre stato pronto a superarli per vivere con il cuore e con l’anima serena, e per la prima volta ha visto l’emozione che ha avvolto Emanuele mentre faceva questo gesto, facendogli capire quanto la vita ti può offrire anche in un bambino di 12 anni… che non esiste età per esprimere e provare emozioni e sensazioni forti che ti entrano nel cuore.

L’amore parte da quello sguardo che si imprime nell’anima

Emanuele e Gianpaolo si sono piaciuti subito… i bambini non hanno filtri, vanno a “pelle”… e tutto questo è bellissimo perchè è sincero in tutti i sensi.

Gianpaolo, durante il saluto serale, chiede alla mamma di Emanuele di tenergli la mano e farla baciare al bimbo dicendo la famosa frase “Baciamo le mani”: succede questa cosa ed Emanuele, dopo che l'ha fatto, si commuove e piange…

Ci credete? Gianpaolo và in extrasistole cardiaca vedendo quello che succedeva…

Momento di commozione generale e la convinzione in Gianpaolo di aver avuto nella sua vita momenti di felicità, momenti di disperazione, momenti di gioia, momenti di tristezza, ma mai di aver avuto un momento così profondo ed intenso da una piccola e dolce creatura di 12 anni.

L’amore parte da quello sguardo che s’imprime nell’anima.

di Riccarda Ambrosi

Novembre 2013

FONTE: abilitychannel.tv


Per iniziare nel migliore dei modi questo nuovo Anno, ho scelto di pubblicare questa storia, bellissima e delicata, tra queste 2 persone, Giampaolo ed Emanuele, un uomo ed un ragazzo entrambi disabili, ma con un grande cuore e tanta voglia di dare. Tra i due è scoccata, più luminosa che mai, una splendida storia di amicizia, fatta di piccole cose, di gesti semplici, ma dal GRANDE valore.
Grazie Giampaolo, grazie Emanuele.... grazie perchè ci ricordate l'immenso valore dell'amicizia e delle piccole cose, che sono quelle più vere, genuine, quelle che rimangono nel cuore e che non tramontano mai. Grazie !

Marco