mercoledì 9 settembre 2020

La puntura di un tafano e la tua vita è sconvolta per sempre


Donata Rotondo colpita dalla Borrelliosi. Da Baldissero lotta per impedire che dilaghi

BALDISSERO E' bastata la puntura di un tafano a sconvolgere per sempre la vita di Donata Rotondo, nove anni fa. Aveva 56 anni. Era a letto. Lì per lì non diede molto peso a quel fatto. Non sapeva che stava iniziando la sua lotta contro una malattia subdola: la Lyme. Oltre a combatterla dentro se stessa, Donata Rotondo ha deciso di darle battaglia anche in campo aperto, raccontando cos'è e come la si può affrontare.
«Per il primo anno non mi sono accorta di essere stata infettata. Però mi sentivo strana, avevo sbalzi d'umore inspiegabili. Circa un anno dopo la puntura, ha iniziato a gonfiarmi un braccio e, nei giorni successivi, la stessa cosa è successa anche ad altre parti del corpo».
Non capisce di cosa si tratta fino a quando, un giorno, una dermatologa, da cui va per altri motivi, ha il sospetto che possa trattarsi di Lyme: identificata nel 1975 in una contea del Connecticut, negli Stati Uniti, è una malattia infettiva di origine batterica, provocata dalla Borrellia burgdorferi. Si trasmette in prevalenza attraverso il morso della zecca, ma altri vettori di contagio possono essere insetti come tafani, zanzare, pulci.
«Il problema maggiore di questa malattia è proprio la diagnosi: spesso i sintomi che provova vengono scambiati per altro e non si riesce ad intervenire quando è necessario farlo», racconta Rotondo.
Il primo classico sintomo della malattia è un eritema migrante, cioè un arrossamento della cute localizzato nella zona del morso, che però si presenta solo nel 30-40% dei casi, rendendo più complicata la diagnosi.
La signora Rotondo viene sottoposta al test per la Borrellia, a cui risulta positiva. Così inizia la terapia per contrastare la malattia.
La Lyme si manifesta attraverso febbre e sudorazione, problemi intestinali, dolori al collo e alle articolazioni e uno stato di malessere generale, che rendono difficile vivere una quotidianità normale. «Ma non solo: spesso ho anche mal di testa, pelle sensibile, soffro di amnesie e ho difficoltà di concentrazione – racconta – Mi sono poi rivolta all'Ospedale Maggiore di Trieste, dove sono stata ricoverata una prima volta a Natale del 2012 e una seconda nel 2015, quando ho scoperto dell'esistenza di possibili coinfezioni collegate alla Lyme».
Dopo i trattamenti comincia a stare meglio: «Non è stato facile, ero in continuazione sotto antibiotici: se non si debella la malattia, appena vengono smessi gli antibiotici, i sintomi possono ripresentarsi e c'è bisogno di un continuo confronto con il medico curante».
La battaglia con la malattia costringe anche a cambiare le proprie abitudini alimentari, per ridurre i rischi di complicanze da farmaci.
Adesso Donata Rotondo è nella fase di remissione della malattia: ha sconfitto le coinfezioni. «Sto meglio e conduco una vita dignitosa, prima non era vita. Anche se per due anni ancora i sintomi potrebbero ripresentarsi».
Per permettere ad altre persone di conoscere la malattia, ha creato su Facebook il gruppo “aggiornamento ricerche sul Lyme”, dove pubblica materiale informativo. Per saperne di più sulla Lyme, esiste inoltre l'Associazione Lyme Italia e coinfezioni, una rete di malati, familiari e professionisti sanitari che si occupa di sensibilizzazione (per informazioni: infoassociazionelyme@gmail.com, www.associazionelymeitalia.org o 338.18.43.725, il sabato in orario 10-13).
Sul sito dell'Istituto superiore di sanità , si legge che “la malattia di Lyme è oggi la più diffusa e rilevante patologia trasmessa da vettore con diffusione nelle zone geografiche temperate, ed è seconda, per numero di casi, solo alla malaria fra le malattie che richiedono un vettore artropode per la diffusione”. Rotondo sottolinea che ormai la Lyme è endemica su tutto il territorio italiano. «E il problema diventa più grave se si considera che le zecche sono in aumento: è necessario fare quindi attenzione e prendere le dovute precauzioni».
Ma è possibile prevenire la Lyme? «Purtroppo non esistono vaccini: si può solo cercare di evitare la puntura delle zecche». L'Associazione Lyme Italia consiglia, quando si fanno passeggiate in aree verdi, di usare repellenti per insetti sulla pelle scoperta, di indossare indumenti chiari per meglio individuare le zecche e coprire gambe e braccia.
E' inoltre utile camminare al centro dei sentieri e, al termine dell'escursione, controllarsi su tutto il corpo, dato che la presenza delle zecche non è percepita sulla pelle. «Se per caso si viene punti, è meglio non rimuovere da soli la zecca, a meno che non si sia esperti. Conviene recarsi al pronto soccorso e poi far analizzare la zecca: a Torino ci si può rivolgere all'istitutozooprofilattico per capire se è infetta».

di Vladimire Labate


Dall'eritema migrante ad artriti, cefalee e disturbi neurologici

Dr. Maria R. D'Alterio

La malattia di Lyme o Borrelliosi, è causata dal morso di una zecca infettata da un batterio detto Borrelia Burgdoferi. L'infezione, nell'uomo, procede attraverso vari stadi che si manifestano con un'eruzione cutanea: eritema migrante, artriti, artralgie o mialgie migranti, rigidità o dolore del collo; problemi neurologici: sensazione di “annebbiamento”, amnesie, difficoltà di concentrazione, cefalea, parestesie, paralisi facciale, meningite, neurite multipla, encefalite, sintomi neuropsichiatrici; cardiologici: arresto cardiaco, pericardite; oculari: uveite. cheratite. L'eritema migrante, che ricorda la forma di un bersaglio, costituito da cerchi concentrici di zone più rosse alternate a zone di cute più chiara, è la reazione della pelle caratteristica della malattia e si manifesta dopo il morso della zecca. Purtroppo questa lesione non sempre è presente, notata o riconosciuta.
Può comparire da 1 settimana a 3 mesi dopo il morso e perdurare per diverse settimane. Non provoca prurito, né calore, né dolore.
La diagnosi della malattia di Lyme si fa attraverso un test a elevata sensibilità, l'Elisa. Quando il risultato è positivo o dubbio, si approfondisce con un altro test, più specifico, l'Immunoblot. In caso di conferma, si procede con la terapia. Doxiciclina o amoxiciclina per almeno 3 settimane sono gli antibiotici maggiormente efficaci.
La prevenzione delle punture delle zecche è l'arma più valida per proteggersi dalla malattia di Lyme. E' consigliabile usare spray repellenti da spruzzare su pelle e abiti quando ci si avventura, maggiormente in primavera ed estate, in zone boscose, tra l'erba alta, in prossimità di corsi d'acqua dove si abbeverano gli animali selvatici che possono trasportare questi insetti.
Al rientro dalle escursioni, è bene controllare abiti e scarpe. Ispezionare accuratamente il corpo durante la doccia e contattare il medico in caso di presenza di zecche, di comparsa di lesioni eritematose a/o di febbre e malessere generale.


25 aprile 2019

FONTE: Corriere di Chieri

giovedì 20 agosto 2020

Cuglieri, grazie al web colletta riuscita: Cristina potrà curarsi negli Usa


La ragazza affetta dal morbo di Lyme è riuscita a raccogliere i fondi per pagare la terapia

SASSARI. L'America non era mai stata così vicina. Sopratutto se per raggiungerla è possibile contare sul sostegno di un'intera regione. Cristina Rosa, la ragazza di Cuglieri che aveva aperto una sottoscrizione online per provare a sconfiggere la malattia di Lyme, arriverà negli Usa la prossima settimana. Negli States, in particolare nel District of Columbia, incontrerà il dottor Joseph G. Jemsek nella sua clinica di Washington.

La Malattia

Cristina l'ha contratta 19 anni fa. Aveva appena undici anni quando una puntura di zecca le aveva spalancato davanti agli occhi l'incubo di una malattia difficile da diagnosticare ma assolutamente spietata. Si chiama anche “borrelliosi” ed è una malattia infettiva causata da un batterio che spesso viene identificata a fatica: i sintomi iniziali somigliano a quelli di altre infezioni, al punto che proprio la malattia di Lyme viene definita come “il grande imitatore”. Peccato che proprio la tempestività della cura sia fondamentale per la terapia. Se diagnosticata in tempo, la maggior parte dei pazienti può essere curata con successo con una semplice terapia antibiotica. Se invece la diagnosi è fallace, le conseguenze possono essere disastrose.

Il caso

Cristina ha atteso anni prima di capire a cosa dovesse il senso di debolezza costante che la affliggeva. Nell'attesa ha rischiato la vita con terapie sballate e non è migliorata sottoponendosi ai cicli di antibiotici che, perlomeno in Italia, sembrerebbero l'unica cura possibile. Considerata l'inefficienza delle terapie, Cristina e la madre hanno iniziato a girare l'Europa andando a caccia di una cura con risultati pressochè inconsistenti che hanno avuto effetti solo sul conto in banca della famiglia, prosciugato dai viaggi della speranza. I soldi sono scomparsi ma i capogiri, l'estrema debolezza e l'impossibilità di vivere una vita normale non hanno preso vigore. Anzi.

La speranza

Mentre i medici faticavano, Cristina diventava un'esperta del suo nemico invisibile. Al punto da scoprire che negli Usa due dottori, Richard Horowitz e Joseph Jemsek, avevano ottenuto ottimi risultati sui loro pazienti. Gli Stati Uniti, però, sono lontani e i trattamenti medici davvero costosi. L'unica soluzione era fare quello che Cristina non avrebbe mai voluto: chiedere una mano.

La solidarietà

La prima raccolta è stata lanciata sulla piattaforma Gofoundme, poi rilanciata sui social network che ne hanno amplificato la diffusione al punto da attirare l'attenzione di tanti sardi e di tutti i suoi compaesani: «Sono stati tutti magnifici, ho ricevuto donazioni davvero generose. E se sto partendo è solo grazie a loro – dice Cristina che ha raggiunto il suo obiettivo a poche settimane dall'apertura della sottoscrizione -. Nel mio paese, poi, la giunta comunale e gli amministratori si sono impegnati tantissimo e durante gli spettacoli di Natale hanno organizzato una raccolta fondi. Chi non ha partecipato alle manifestazioni natalizie ha lasciato la sua offerta nei negozi, che hanno allestito un circuito alternativo. E' stato davvero un bel gesto e io non posso fare altro che ringraziare tutti, i miei compaesani e tutti i sardi. Senza il loro aiuto non sarei mai riuscita a pagare le spese per il viaggio e per le cure». Un aiuto che tutti sperano possa servire a restituire salute e tranquillità a una ragazza di trent'anni che sta in piedi a fatica ma che lotta come un leone e non ha alcuna intenzione di arrendersi.


Di Claudio Zoccheddu

9 gennaio 2017

FONTE: La Nuova Sardegna

giovedì 13 agosto 2020

«Voglio guarire dal morbo di Lyme», da Cuglieri Cristina chiede aiuto al web


Per le cure in una clinica di New York servono 20mila euro. La ragazza ora vive tra ospedali e terapie

CUGLIERI. Diciannove anni di convivenza con uno sconosciuto incontrato per caso. La storia di Cristina Rosa, trentenne di Cuglieri, è un incubo iniziato nel 1997, quando la ragazza aveva appena 11 anni. Un'età in cui non si può dare troppa importanza alla puntura di un insetto che, generalmente, causa prurito, bruciore e uno sfogo cutaneo che passa dopo qualche giorno. Per Cristina, però, l'epilogo è stato diverso. Quella puntura le ha segnato la vita consegnando il suo corpo alle bizze della malattia di Lyme, un mostro in incognito difficilissimo da diagnosticare.

Tecnicamente non esiste una cura, almeno per il momento. Tuttavia, in alcune parti del mondo la ricerca ha fatto progressi: «Ho impegnato metà della mia vita vagando tra gli ospedali di mezza Europa senza che nessuno fosse in grado di aiutarmi – ricorda la ragazza -, adesso che ho avuto una dignosi attendibile e ho scoperto che le maggiori percentuali di pazienti guariti dalla malattia è stata registrata nella clinica del dottor Richard Horowitz, un top doctor che lavora a New York e che studia la malattia da quando è stata identificata».

Per giocare la carta degli Stati Uniti, però, serve un bel gruzzoletto: «La clinica è privata e per le cure, che sono costosissime, servono tanti soldi. Per colpa del mio girovagare ormai siamo in bancarotta e per poter volare a New York sono costretta a chiedere un aiuto». Per dare una mano a Cristina è sufficiente contattarla su Facebook, dove usa il nome d'arte Cristina Rose, oppure sulla piattaforma www.gofundme.com, impostando la ricerca su “help me with my battle against lyme”. La raccolta, attiva da pochi giorni, ha già raggiunto i 6mila euro e il traguardo dei 20mila non è troppo lontano. Come gli Stati Uniti e come la voglia di ritornare a inseguire i sogni.


di Claudio Zoccheddu

21 dicembre 2016

Fonte: La nuova Sardegna

mercoledì 5 agosto 2020

Justin Bieber rivela: “Dicevano che sembravo una merda ma la verità è che ho la malattia di Lyme”. Ecco di cosa si tratta


"Sono stati un paio d’anni difficili", ha confidato la popstar. La malattia di Lyme è una patologia provocata dalla Borrelia, un batterio molto diffuso e pericoloso sia per gli adulti che per bambini

“Mentre in tanti continuavano a dire che sembravo una merda, che ero sotto di anfetamine, ecc, non si accorgevano che mi è stata recentemente diagnosticata la malattia di Lyme
”. È la rivelazione fatta a sorpresa da Justin Bieber in un post su Instagram, che ha sconvolto i fan. “Non solo, ho avuto una grave mononucleosi cronica che ha colpito la mia pelle, la funzione del cervello, le mie energie e la salute in generale. Spiegherò tutto in una docu serie che metterò su YouTube a breve… saprete tutto ciò che ho combattuto e superato!! Sono stati un paio d’anni difficili – ha confidato Bieber ai suoi fan -, ma con il giusto trattamento che aiuterà a curare questa malattia tornerò e meglio che mai. Senza limiti”, ha spiegato la popstar canadese.

DI COSA SI TRATTA – La malattia di Lyme è una patologia provocata dalla Borrelia, un batterio molto diffuso e pericoloso sia per gli adulti che per i bambini. Trasmessa all’uomo dalla zecca detta "dei boschi" o "della pecora" (l’Ixodes ricinus, che attacca anche caprioli, cani e altri mammiferi), l’infezione è caratterizzata da un eritema migrante, che si allarga intorno al morso fino a raggiungere i 50 centimetri di diametro e compare dopo un periodo di incubazione da 5 a 30 giorni. “Quando la malattia viene riconosciuta nella fase iniziale guarisce quasi sempre con una terapia a base di antibiotico specifico. Se cronicizzata però può portare complicazioni a carico della cute, le articolazioni, l’apparato nervoso e più raramente, cuore e sistema immunitario”, spiegano gli esperti dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Trieste. E aggiungono: “Non pochi, soprattutto tra i bambini, sono gli episodi di paralisi facciale
”.

Secondo gli esperti di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) “su questa malattia c’è poca informazione e spesso la diagnosi rischia di arrivare in ritardo”. La borreliosi di Lyme deve il nome all’omonima cittadina americana in cui fu descritto il primo caso nel 1975. La malattia è oggi la più diffusa e rilevante patologia trasmessa da un vettore diffusa nelle zone geografiche temperate ed è seconda, per numero di casi, solo alla malaria fra le malattie che richiedono un vettore artropode per la diffusione. Il batterio Borrelia burgdorferi sensu striato è presente in Europa ed è l’unico agente di infezione nel Nord America, il Borrelia afzelii e il Borrelia garinii sono invece presenti in Europa, Asia e Africa.


di F. Q.

19 gennaio 2020

FONTE: Il fatto quotidiano

martedì 14 luglio 2020

“Stiamo male” – 5G, le testimonianze shock di chi è già costretto a viverci (e subirlo)


“Il 5G è stato lanciato qui due giorni fa”, ha scritto Gudrun da Seattle, Washington l’8 dicembre 2019. “Non appena è stato acceso, ho cominciato a sentire un ronzio a bassa frequenza nel mio cranio.”

“Io vivo in un alto edificio con 12 antenne di telefonia mobili piazzate sul mio tetto”, ha scritto Lilia dall’Inghilterra il 14 gennaio 2020. “Nel corso dell’ultimo anno la mia salute ha iniziato ad essere colpita, con dolori nelle ossa, allo stomaco e al torace, dolore nel mio plesso solare. Ho la calcificazione nelle mie unghie dei piedi, mi è stato diagnosticata l‘anemia e aritmia cardiaca.”

“Hanno appena lanciato il loro 5G”, scrive Gwen da Mount Shasta, in California, il 26 gennaio 2020. “Ora sto vivendo forti dolori vertigini e la testa, sentendo i disturbi anche agli occhi. Il mio vicino di casa avverte lo stesso.”

“Viviamo in un cantiere stabile nel paese alle frontiere”, ha scritto Lauraine dalla Scozia l'11 febbraio 2020. “Le compagnie sono venute a mettere giù cavi in fibra ottica nelle case e alcuni vanno sopra il nostro tetto. I nostri vicini sono felici di ottenere 50 volte la connessione più veloce a internet, ma stanno usando wireless in tutto le loro case e ciascuno è un trasmettitore del segnale. Una volta che sono stati collegati i cavi in ​​fibra ottica è stato come vivere in un inferno. La mia testa si sente come una zucca che esplode, la mia pelle e sulle mie mani provo prurito e bruciore, le mie gambe fanno male. Ho avuto l’acufene come un lamento del wireless, è stato così intenso, e sto soffrendo un mal di testa incredibile come se la mia testa dovesse scoppiare e i muscoli sul collo lo stesso. Inoltre i miei occhi iniziano a bruciare.”

“Ero pronto a fuggire ma un paio di giorni fa sono andato in città e ho sperimentato 5G per la prima volta”, ha scritto Pat dal Giappone il 29 febbraio 2020. “Quello che mi ha sorpreso, non è stata la reazione del mio corpo, ma gli effetti neuropsicologici che stavano vedendo le persone intorno a me. E' stato spaventoso.”

“Abbiamo un’antenna 5G di 3.6GHz entro 300 metri della nostra casa”, ha scritto Angela dall’Australia il 1° marzo 2020. “Da allora sono in cattive condizioni di salute e mi sento stanco.”

“Abbiamo antenne con amplificatori che li rendono 4.5G”, ha scritto Michelle da Montreal, Quebec il 3 marzo 2020. “Dal novembre 2018, quando hanno installato le antenne non ci sono ragni, nessun uccello, nessune formiche, niente scoiattoli. Le persone sono sempre più malate e i nostri animali domestici pure.
”

“L’antenna 5G è stata attivata a metà del mese di novembre e si trova a circa 120 metri da casa nostra”, scrive Marco da Gold River, British Columbia il 17 marzo 2020. “A livello degli occhi, mi fa male. Mia moglie, che si stava riprendendo bene dalla leucemia, ha cominciato a stare peggio da quando la torre 5G è arrivata. È morta il 13 febbraio.”

“Sono stato al pronto soccorso due volte negli ultimi 30 giorni per il mio cuore”, ha scritto Ann da Colorado il 15 aprile 2020. “Le mie braccia e le mie mani tremano, le dita vanno indipendentemente l’una dall’altra, ed i muscoli sulla schiena hanno di recente subito pressioni. Il mio cuore si sente come scosso da un bruciore, una corrente elettrica che lo attraverso. Ci si sente come se dovesse esplodere fuori dal petto. Io vivo al 10° piano di un condominio di 11 piani. Ci sono cinque antenne 5G a circa 35 piedi sopra il mio divano. I miei occhi hanno drasticamente subito un abbassamento della vista, provo nausea e da gennaio che sto vivendo la perdita della mia memoria. Soffro problemi di stress, esaurimento e di sonno.”

“Sono un 46enne e tuttavia in buona salute”, ha scritto Andrew da Guernsey il 5 maggio 2020. “Vicino a me hanno iniziato a testare 5G all’inizio di quest’anno, 46 torri 5G. Poco dopo io e molti altri …. abbiamo cominciato a sviluppare una tosse persistente che dura da 3 mesi.
”


di Arthur Firstenberg

22 maggio 2020

FONTE: Oasi Sana

sabato 27 giugno 2020

"Mio marito è attaccato a un tubo. Ma non ha meno diritti di altri"


Laura Faggi assiste da anni l’uomo devastato dai postumi di un incidente stradale e ricoverato a Macerata Feltria

Un marito in coma vegetativo da 5 anni, due meravigliose bambine da crescere, un lavoro stagionale sempre più precario, una mamma anziana non autosufficiente di cui occuparsi. E’ questo l’orizzonte quotidiano di Laura Faggi, 44 anni, donna, mamma, moglie, figlia. Ma il Covid-19 non solo ha complicato, come a tutti, il menage familiare, ma è andato a minare il lavoro di Laura. "Per la mia età, non mi hanno confermato il contratto a tempo determinato da segretaria d’azienda, che ho tenuto più che ho potuto. Gli apprendisti, come si sa costano meno e per la ditta sceglierne uno e metterlo al mio posto, è stata una scelta quasi obbligata. Fortuna che ho potuto conservare il posto di cameriera nei fine settimana in un locale di Rimini". Ma anche lì, il Covid19 ha limato le certezze. "Appena ripartiranno loro, anche io potrò tornare a lavorare".
Chi la conosce dice di Laura che è una persona inesauribile: il suo sorriso è aperto e luminoso, mai ammaccato dal peso di tutto quello questa signora affronta dall’età di 18 anni. Il babbo l’ha lasciata prematuramente, la mamma si è ammalata presto, il marito ha avuto salva la vita in un incidente d’auto, ma vive in ospedale. "E non potrà accompagnarle all’altare" osserva Laura, in un momento di tenero rammarico. Per Laura le sue figlie, insieme alla suocera, sono diventate la fonte di energia e coraggio per continuare il suo destino controvento. "I miei sogni? Almeno due. Il primo è di poter vedere mio marito trasferito a Villa Fastiggi, molto più vicina della sede di Macerata Feltria. Non l’ho mai trattato come un malato che aspetta di morire. E’ un confronto quotidiano: ogni giorno lavoriamo per fare progressi, per migliorare. Non è facile: uscita dall’ospedale senti di aver dato tutto di te. Ma è giusto esserci". E l’altro sogno? "Un lavoro stabile concederebbe, a me e alle mie figlie, di riprendere fiato. Il sorriso? No, quello non ci manca, perché anche nelle difficoltà, si può godere di piccole, ma importanti gioie. E questa è la nostra vita, speciale". Faggi è una che non molla. "In tanti dicono che quella di Lullo, mio marito non sia vita: mangi da un tubo, respiri da un altro. E’ vero: la vita normale non tornerà mai più: prima ne prendiamo consapevolezza e meglio è. Però non si può scegliere. E’ successo. Non c’è una spiegazione. E’ vero non ha niente a che fare con l’esistenza normale, ma non per questo Lullo e le persone che vivono in coma vegetativo hanno meno diritti. Questa condizione speciale non può essere ignorata. Né da noi e tantomeno dalle istituzioni. Speriamo che qualcuno abbia la voglia di conoscere meglio queste vite speciali e di fare qualcosa per loro".


di Solidea Vitali Rosati

2 giugno 2020

FONTE: il Resto del Carlino

mercoledì 24 giugno 2020

Taranto, tumore alle ossa a 11 anni. Il padre di Vincenzo: “Tra 15 giorni a Roma per il trapianto. Aiutateci non abbiamo soldi”


Vincenzo ha 11 anni e vive nel rione Tamburi a Taranto. Da dicembre del 2019 lotta contro un linfoma linfoblastico primitivo delle ossa che lo costringe a lunghi cicli di chemioterapia presso il reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Bari.

I viaggi da Bari a Taranto per permettere che il piccolo possa stare meglio pesano giorno dopo giorno alla famiglia di Vincenzo. Il padre, Francesco, è invalido e non potendo lavorare cerca di far vivere una vita dignitosa ai suoi cari con la sola pensione di invalidità.

“Pur di stare accanto a mio figlio ho dormito in macchina – racconta con la voce rotta Francesco – solo nel periodo di lockdown, essendo immunodepresso, non potevo stargli accanto”.

Vincenzo tra meno di 15 giorni sarà trasferito a Roma per sottoporsi a un trattamento di immunoterapia e per il trapianto di midollo osseo. “Per vincere questa lunga e durissima battaglia dobbiamo trasferirci per due mesi a Roma, ma non sappiamo come fare. Non abbiamo i soldi per pagare un albergo o una casa e andando avanti così non sapremo come riuscire a mangiare”.

Per questo motivo Francesco e sua moglie Tiziana hanno deciso di fare un appello sui social. “Chiediamo un aiuto a tutti voi per il nostro campione che per i prossimi mesi dovrà affrontare gli ultimi traguardi per riuscire a stare bene. Ringrazio anticipatamente tutte le persone e le associazioni che vogliono partecipare con un piccolo contributo a far rinascere Vincenzo”.

Per chi volesse contattare Francesco il suo numero di telefono è 347 8224989. Per ci invece volesse dare un piccolo contributo per aiutarli nella lotta contro la malattia può fare una donazione sul conto corrente della famiglia intestato a Francesco Semeraro. Il codice Iban è IT91 V076 0115 8000 0009 3276 467 e la causale è BENEFICENZA PER IL PICCOLO VINCENZO.
“Basta anche solo un centesimo per regalare una nuova vita al mio bambino. Grazie a tutti quelli che ci daranno una mano”.


di Eleonora Franklin

21 giugno 2020

FONTE: Il Quotidiano Italiano