venerdì 14 gennaio 2011

MCS: Una malattia che bisogna conoscere

Sono malata di MCS (Sensibilità Chimica Multipla), una malattia rara, genetica metabolica a stadi, degenerativa, riconosciuta in più Stati (tra cui Giappone, Canada, Stati Uniti, Germania). In Italia purtroppo non lo è ancora.
Vivo tra insormontabili ostacoli, non tollerando le esalazioni chimiche di qualunque natura (detersivi, profumi, anche se solo trasportati da un vestito all’altro, vernici, fumi, odori, pesticidi eccetera), passo la maggior parte della giornata reclusa, indossando a pelle solo cotone e mangiando solo pochi tipi di alimenti. Ho sintomi svariati quali infiammazioni croniche, costrizioni in gola, stanchezza latente, problemi digestivi, dissenteria cronica. Solo particolari e costosissimi esami hanno fornito tale diagnosi.
L’omertà su questa malattia ha purtroppo già mietuto diverse vittime, che esasperate si sono tolte la vita (tali eventi sono facilmente reperibili su internet). Vi prego, aiutate me e chi condivide il mio dramma a renderci visibili agli occhi della sanità italiana.

A. A.

Fonte: Famiglia Cristiana


"Vi prego, aiutate me e chi condivide il mio dramma a renderci visibili agli occhi della sanità italiana".... queste le accorate parole della sig.ra Albina, malata di MCS, che riporto su questo blog e che condivido totalmente, nella speranza che lo Stato non sia sordo ai richiami di chi sta soffrendo e chiede solamente di essere aiutato.

Marco

giovedì 13 gennaio 2011

Il valore del dolore secondo la Fede Cristiana

Premessa:
Era un po’ di tempo che avevo in mente di mettere questo scritto sul mio blog, e dopo qualche titubanza dovuta alla particolarità di questo scritto, certamente molto diverso da tutti gli altri fin qui pubblicati, mi sono deciso.
Questo scritto è tratto da un libro di Rivelazioni private che Gesù ha dato ad una sua anima molto cara, una madre di famiglia che dopo aver provato l’immenso dolore della perdita del proprio unico, amato figlio, ha abbracciato con grande forza la Fede Cristiana Cattolica, raggiungendo una grande familiarità con Gesù Cristo che l’ha privilegiata di molti dettati Celesti, tra cui questo, raccolti in alcuni volumi nel corso degli anni.
Questo dettato l’ho scelto per metterlo su questo blog, perché parla di quella “cosa” che, in maniera e misura diversa, accomuna tutte le persone malate e invalide…. e cioè il DOLORE !
Le parole di Gesù in questo scritto ci dicono che il Dolore, parte imprescindibile di ogni vita umana, ha in realtà un grande, inestimabile valore.
Ogni persona naturalmente può dare a queste parole il peso e il valore che vuole, trattandosi di rivelazioni private, tuttavia mi auguro che queste parole possano portare un po’ di pace e di consolazione in chi le legge, soprattutto in coloro che sono sofferenti a causa di malattie, invalidità, per aver perso delle persone care o per qualsiasi altra ragione.

Io non spreco mai il dolore, e lo rendo sempre utile, poiché è sempre preghiera.

Parla Gesù:

Come ai tempi di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’Uomo…
E il mondo non pensa a quando verrò, tutti credono che sempre ogni cosa continui, così come è. E si sposano, e banchettano e fanno progetti per il futuro.
Vegliate, non sapete quando verrò a dividere il grano dal loglio! Vegliate e siate grano! Fate così che Io, il vostro Rabbi, DIO da DIO, vi accolga nel mio Regno, cogliendovi quali spighe… E brillerete allora nel mio sole! Vigilate sulla vostra anima (ciò che avete di più prezioso, poiché per sempre!)
E per essere pronti al giudizio personale e a quello finale. Voi sapete che il mio Regno non è di questo mondo. Per questo, allora, in verità vi parlo ancora una volta del dolore che ognuno, spiritualmente o fisicamente, e talvolta l’uno e l’altro, in maggiore o minore misura, deve subire.
E voi vi domandate perché molti vivono sereni e agiatamente, sani e così senza dolori e molti altri soffrono per dolori grandissimi di spirito e altri per mali fisici, altri soffrono la miseria, altri ancora la pazzia…
E’ umano domandarsi il perché di tutto ciò che ad occhi umani sembra ingiustizia divina. E quando in verità Io vi dico che il dolore è un dono incomprensibile in terra, altro non vi dico, oltre la terra comprenderete il valore del dolore e i meriti che il dolore procura.
Coloro che soffrendo offrono a Me il loro dolore non sono molti, e l’uomo lo rifiuta per istinto: l’uomo è stato creato per essere felice e se mi ascolta lo sarà per sempre!
Coloro che subendo un dolore, si rassegnano e così dicono di offrirlo a Me, non me lo offrono veramente: è pur sempre un dolore spirituale che tuttavia hanno imparato a sopportare o hanno cominciato a dimenticare.
Coloro che mi offrono le loro lacrime sono veramente santi, e così coloro che mi offrono i più lancinanti dolori materiali.
Sono santi e non sono molti. A parole potranno sembrare molti, ma è facile parlare di martirio, difficile è essere martiri. Tuttavia vi sono molti che nel dolore crescono dall’alto e comprendono l’altrui dolore, moltissimi che non crescono nel dolore, ma diventano aspri ed egoisti. Per gli uni e per gli altri il dolore è pena temporale. Coloro che rendono il dolore attivo pregano, coloro che lo lasciano passivo non pregano, ma soffrono ugualmente e forse ancora più: ecco la loro pena temporale.
Chi mi offre il dolore prega per se stesso e per il mondo, chi non mi offre il proprio dolore e si ribella prega ugualmente per se stesso pagando, così soffrendo, la sua ribellione.
Io non spreco il dolore mai, o per gli uni o per gli altri sempre lo rendo utile poiché è sempre preghiera. Vi sono coloro che soffrono inconsciamente, i bambini, i vecchi, e voi vi domandate dove è allora il merito: è sempre un merito soffrire, altrimenti dove sarebbe la divina giustizia, se vi sono molti che hanno vita facile e non sono certamente migliori, ma spesso peggiori degli altri? E colui che non mi conosce, e non per sua colpa, come può offrirmi allora il suo soffrire? Può soltanto ribellarsi o lamentarsi: è un essere umano provato che Io, nel Padre, comprendo.
La comprensione è la mia Misericordia. Comprendendo, dopo aver cercata ogni componente della vita e dell’essere umano, è per me dare ancora amore verso quell’essere, quell’anima. E voi non dite che mi offrireste il vostro dolore, se non lo avete mai provato!
Così, come voi giudicate coloro che si lamentano o si ribellano, sareste voi capaci di essere diversi? Come lo potete sapere? Dovreste pensare sempre alla mia Misericordia e farla vostra guardando i fratelli, e non giudicarli! E in verità vi dico che vi sono nel passo terreno anche ora felici, ore serene che si alternano ai pesi della vita umana. La pace dello spirito rende sereni, e vi renderà sereni la povertà in spirito.
E Io in verità vi dico che, se confidate in Me, vi aiuto e per lo spirito e per la materia. Io vi ho sorretti nel dolore, voi che mando tra i lupi, voi che ho scelti a testimoniare la Verità.
Io vi porto nel mio vento e vi mando dove dovete andare, e se vi ho dato il dolore: non domandate più “perché”, ma sappiate che è ancora per amore! E quando verrò a dividere il grano dal loglio, chiederò ad ognuno come ha accettato, come ha sofferto la sua parte di dolore.
Comprendo l’umanità, sono misericordioso, sono giusto, conto e peso ogni circostanza della vita, ogni componente di una vita… Vi chiederò molte cose, e più cose a chi sapeva, e chiederò molto a chi ha meno sofferto o poco sofferto, e conterò le sofferenze e i dolori di coloro che li hanno subiti, di coloro che me li hanno offerti, di coloro che se ne sono lagnati: pene temporali con maggiore o minore valore, preghiera sempre: il dolore non va perduto.
E verrò a dividere il grano dal loglio…
Voi siate sempre pronti, non banchettate, non fate progetti: preparatevi l’anima, preparatevi l’abito bianco. Quando verrò, quando voi sarete davanti a Me vi guarderò l’anima, che da sempre conosco, vi conterò le lacrime, vi conterò le opere buone, vi conterò i buoni e i cattivi pensieri, vi conterò ciò che avrete dato, ciò che avrete tolto, vi conterò l’amore e quanto avrete amato, ancora, ancora vi ripeto: Amatevi e amatevi l’un l’altro e molto comprenderete, poiché l’amore apre l’anima e mi fa entrare, e l’anima piena di Me diviene sapiente.

29 Novembre 1981

FONTE: La Parola continua nel segno dei tempi
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martedì 11 gennaio 2011

Sensibilità Chimica Multipla (MCS), la dolorosa storia di Isabella, alla ricerca della salute negata dalle istituzioni

Mi chiamo Isabella, ho 43 anni, sono nata a Genova ma vivo a Ferrara da qualche anno.
La mia odissea inizia da bambina... già da piccolissima avevo intolleranza a vari profumi che mi provocavano disturbi continui, grossi mal di testa, nausee, rigurgiti etc... spesso soffrivo di dolori diffusi tanto che i miei genitori mi portarono da vari specialisti per capire quali fossero le cause dei miei frequentissimi malesseri che mi impedivano di vivere serenamente, ma dai vari esami effettuati sembrava sempre essere tutto nella norma, magari un po' di anemia, lo stress, forse una lieve miopia che mi causava queste brutte emicranie... e quei dolori che periodicamente tornavano, come un cagnaccio che ti rosicchia.... magari iniziava da una gamba e poi si spostava al braccio... mah, dolori reumatici, anche se nel sangue segni di malattie reumatiche non ce n'erano. Così, dopo un'infanzia passata a vivacchiare come ad un bambino non dovrebbe accadere, finalmente, dopo aver bevuto un the caldo ecco una terribile crisi di emicrania... ero ormai diventata una ragazzina, ricordo che mio padre aveva comprato questo the da poco entrato in commercio in Italia... leggo gli ingredienti e vedo che era aromatizzato al Bergamotto, vengo a sapere che anche i profumi molte volte hanno questo ingrediente e... finalmente avevo capito che la causa di tutti i miei problemi era un'allergia!!!
Gli anni passano... da allora ho sempre cercato di mettermi al riparo da profumi che potessero darmi fastidio, con discreto successo... inizia la mia vita da adulta... 2 aborti spontanei... sono cose che succedono... una gravidanza extrauterina... può capitare... finalmente rimango incinta del mio primo figlio... sin da quasi subito ho una nausea esasperante, ad ogni ora del giorno e della notte... mi dicevano passerà col tempo... rimedi omeopatici, rimedi della nonna, farmaci appena l'età gestazionale me lo permetteva... niente da fare... e una ipersensibilità agli odori elevata all'ennesima potenza; ricordo che a quei tempi avevo degli animali e l'unico odore che mi dava un po' di sollievo, che riusciva a coprire tutti gli altri odori era quello emanato dalle capre!!!
L'ultimo mese di gravidanza lo trascorro in ospedale per via della pressione che mi schizza alle stelle e che mi fa rischiare una gestosi gravidica... finalmente arriva il parto tanto agognato, un bel bambino di oltre 4 chili e la nausea sparisce.....
Dopo pochi mesi rimango incinta del secondo figlio... tutto uguale alla prima gravidanza direi, anche se indubbiamente più sopportabile.
Il secondo figlio inizia immediatamente a mostrare varie intolleranze che si manifestavano con dermatiti e broncospasmi... dopo vari tentativi e visite al pronto soccorso mi accorgo che a scatenare le crisi erano coloranti, conservanti, additivi vari contenuti nelle creme, lozioni, shampoo, bagnoschiuma, detersivi.....
Per il primo figlio che era più grandicello una crisi di broncospasmo nello stesso periodo scatena l'inimmaginabile fin a quel momento... il pediatra prescrive un comune farmaco cortisonico, il bentelan... da quel giorno mio figlio non è più stato lo stesso... fotofobia, pianti immotivati, nervosismo; questa prima manifestazione durò qualche giorno ma purtroppo ancora adesso che ha 12 anni questa sintomatologia lo accompagna costantemente.
Passano ancora degli anni, esami allergologici, disturbi del linguaggio del più piccolo, ripetuti attacchi di vomito del più grande...
Io finalmente trovo lavoro a tempo determinato per il Comune di Ferrara, città dove mi ero appena trasferita... rimango quasi subito incinta per la terza volta.... gravidanza orribile anche questa, tanti disturbi allo stomaco, direi un misto tra la prima e la seconda... alle prime ecografie risultano delle anomalie nella crescita del feto così iniziano gli esami più approfonditi... io mi rifiuto di fare esami troppo invasivi... il liquido amniotico è troppo e mi provoca contrazioni continue, la mia pressione continua a salire e così alla 32esima settimana e un tracciato poco rassicurante del battito cardiaco del bambino si decide un cesareo d'urgenza... nasce il terzo bimbo, 1,9 kg, tanti per la sua età fortunatamente, affetto da sindrome di Down, col cuoricino forato, anomalia comune nei bambini affetti da questa sindrome... aspettiamo pazientemente in ospedale l'intervento che a 3 mesi di vita gli permetterà di vivere... ora ha sette anni ed è un bel bambino sano, vivace e testardo.
Riprendo il mio lavoro come aiuto cuoca in un asilo nido comunale... lì l'igiene e l'attenersi alle procedure imposte è tassativo... inizia la mia vita tra candeggina e prodotti per le pulizie, sette ore al giorno... dopo tutto quello che era successo alla mia famiglia avevo voglia che le cose andassero per il meglio, cercavo di essere impeccabile sul lavoro e passavo la giornata lavorativa a pulire, sbiancare, disinfettare, lucidare... ma stavo sempre più male.... dolori, stanchezza, tremori... inizio con qualche breve periodo di malattia, appena mi riprendo torno al lavoro ed ecco un'altra ricaduta. Nel frattempo mio figlio grande ha sempre più spesso crisi di vomito, stanchezza, pallore... le crisi iniziavano sempre nello stesso modo: malessere, fastidio in gola, tosse, ipersalivazione, mancanza d'aria... poi iniziava a vomitare ininterrottamente... alla prima crisi grave dopo pochi giorni iniziò a vomitare sangue e fu ricoverato in ospedale, ma i medici non riuscivano a capire la causa del sanguinamento e infine con la gastroscopia gli diagnosticarono un reflusso gastrico e una grave esofagite ulcerosa... a tutti sembrava strano che un bimbo di quell'età potesse soffrire di un disturbo così grave... comunque gli fecero un intervento di plastica allo stomaco per risolvere il reflusso... purtroppo però le crisi continuarono, così come i ricoveri in ospedale, sia a Ferrara che a Trieste dove era stato operato.
Io nel frattempo ero stata operata alla tiroide per una neoformazione maligna e dall'esame istologico risultò una tiroidite cronica di Hashimoto, malattia autoimmune nonostante avessi sempre avuto gli anticorpi negativi. Stavo sempre peggio... mi misi a fare delle ricerche su Internet e trovai una malattia, la MCS (Sensibilità Chimica Multipla) che provocava sintomi simili ai nostri... io immaginai subito quali sostanze chimiche potevano scatenare i miei disturbi... ore e ore a contatto con detersivi e profumi vari... ma mio figlio?? Notai che i suoi sintomi erano simili a quelli di un'intossicazione, ma da cosa? In particolare ad intossicazione da pesticidi... del resto noi abitavamo proprio a ridosso dei frutteti... aspettai in silenzio il momento del trattamento delle piante e, due o tre minuti dopo mio figlio iniziò a stare male..........
Fino adesso il bambino ha fatto 19 ricoveri, l'ultimo causato da un alberino di Natale vero... come potevo immaginare che le conifere attraverso la resina rilasciassero le sostanze che hanno accumulato???
Per me ogni ricovero di mio figlio è un'ulteriore aggravamento, purtroppo anche difendendomi con una particolare mascherina ai carboni attivi riesco solo in parte ad evitare i contatti chimici... sono arrivate poi le diagnosi di fibromialgia, stanchezza cronica, artrosi precoce, sindrome di Raynaud e non mi dilungo oltre...
Sul lavoro un disastro, le stesse sostanze che mi hanno intossicato si usano in tutti gli uffici comunali e per me è impossibile praticarli, ultimamente ho chiesto di poter accedere al telelavoro, purtroppo non sembra così facile da attuarsi e rischio di perdere il lavoro se non verrà trovata una sede di lavoro per me idonea.
In tutti questi anni ho affrontato tutte queste vicissitudini con la forza d'animo e potendo contare solo sul mio stipendio facendo anche debiti per poter sostenere le spese mediche, perché questa malattia non è riconosciuta in Italia e di conseguenza non c'è nessun tipo di agevolazione o rimborso; non so come potrà essere il futuro della mia famiglia... siamo costretti a trasferirci in un luogo lontano da inquinamenti ambientali che possono nuocere specialmente a mio figlio, che a 12 anni non tollera più molte sostanze e col tempo tende a svilupparne altre in relazione al contatto costante con esse, anche se ritenute non dannose per la salute umana.
Le istituzioni sono sorde, mi chiedo come si può ancora nascondere una malattia che ormai ha colpito i nostri figli? Troppi secondo me gli interessi economici.... e noi malati siamo le vittime di questo imbarazzo!
E infine mi chiedo quante altre persone stanno passando il nostro calvario, girovagando da un medico all'altro in attesa di una diagnosi che la maggior parte dei medici non sono ancora in grado non solo di fare, ma neppure di supporre....


La travagliata e dolorosa storia di Isabella, madre di 3 figli (dopo aver avuto 2 aborti spontanei), con il più giovane affetto da sindrome di Down e gli altri 2 con problemi di salute tutt'altro che trascurabili, non ci può non far pensare a come la MCS non sia solamente una malattia ambientale, ma anche una malattia genetica e come un patrimonio genetico ed epigenetico danneggiato si trasmetta da genitori a figli, con ovvie, drammatiche conseguenze su questi ultimi, che possono a loro volta contrarre una MCS oppure avere disturbi o malattie o sindromi di altro tipo.
Ora Isabella è alla ricerca di un luogo dove trasferirsi con la sua famiglia per tutelare la salute del suo figlio più grande che ha continue crisi ed è sempre più sensibile all'inquinamento ambientale..... da parte mia le auguro di trovare al più presto quello che cerca e mi auguro che questa sua testimonianza possa servire ad altri malati di Sensibilità Chimica Multipla che ancora non sanno di avere questa malattia e sono nella disperata ricerca per capire quello che hanno.

Grazie Isabella e buona fortuna per tutto !

Marco

lunedì 10 gennaio 2011

Trento: «Il mio digiuno anti-inceneritore», da 32 giorni senza cibo per dire no all'impianto

Simonetta Gabrielli, presidente del comitato "Nimby del Trentino, chiede di poter parlare con le autorità comunali e provinciali: "Si apra il bando ad altri sistemi di smaltimento"

TRENTO. Non mangia da 32 giorni. Ha perso 6 chili e mezzo. Beve tisane, succo di mela, brodo vegetale. Per il cuore si aiuta con l'omeopatia.

Simonetta Gabrielli ha scelto la protesta non violenta del digiuno per urlare il suo «no» all'inceneritore di Trento, di prossima realizzazione. Il bando di gara per la costruzione dell'impianto è appena andato deserto: le ditte interessate lo hanno ritenuto economicamente poco vantaggioso.

Per fermarsi, la presidente di "Nimby" del Trentino ha chiesto pubblicamente di incontrare i vertici delle istituzioni trentine, Provincia e Comune, ma anche il vescovo Bressan e i rappresentanti del mondo economico, e di riaprire il confronto sullo smaltimento dei rifiuti: «Abbiamo la libertà e il tempo per cambiare idea - dice parlando con un filo di voce - chiediamo alla politica di sospendere il bando di gara e di riformularlo dando la possibilità di partecipare anche a sistemi diversi dall'incenerimento». «Perché costruire l'impianto - avverte - significherebbe fermare la differenziata e il riciclaggio». Finora non ha ottenuto risposta e in redazione arrivano lettere a sostegno della sua battaglia: «Basta con il silenzio».

Gabrielli, come sta dopo oltre un mese di digiuno?
Oggi è il 32º giorno che non mangio e da qualche giorno sento di più l'affaticamento che produce il prolungarsi del digiuno, dovuto anche al fatto che ho sempre lavorato. Il cuore è quello che sta dando segni di marcata sofferenza.

In questo mese come si alimenta?
Assumo solo liquidi, soprattutto tisane, succo di mela e brodo vegetale per i sali minerali. Tutto biologico. In aggiunta prendo l'alga spirulina e sciroppo d'acero. Per il cuore uso un rimedio omeopatico.

Chi l'ha chiamata in queste settimane?
Prima di Natale ho ricevuto una telefonata dal presidente del consiglio comunale Renato Pegoretti e un sms dal presidente delle Acli Arrigo Dalfovo, che però non hanno avuto seguito nella definizione di incontri ufficiali.

Aspettava telefonate che non sono arrivate?Sì, certo, le aspettavamo in tanti.

Lei ha parlato di un «bando di gara preconfezionato che deve tener fede ad accordi del 2001». Perché, visto che oggi l'inceneritore previsto è grande un terzo di quello del 2001? Che dialogo può esserci se pensate che i vostri interlocutori sono in malafede?Dopo il bando di gara deserto non si sa ancora di che cosa si parla. Si dice che la tariffa dovrà aumentare, che potrebbe intervenire economicamente la Provincia, addirittura che, e questo sarebbe "rispettare i patti parasociali del 2001", l'inceneritore potrebbe venir costruito dalla Provincia. Dunque da Dolomiti Energia e da A2A in quanto socia. Il fatto poi che sia ridotto ad un terzo non toglie che la differenziazione ed il massimo riciclo della materia rifiuto si fermeranno, come accade a Bolzano e dovunque si bruciano i rifiuti. Sulla questione malafede il sospetto nasce davanti alla contrarietà a mettere a confronto in modo tecnico-scientifico i diversi modelli di gestione del rifiuto, anche dell'indifferenziato.

C'è, tra voi, chi sostiene che il bando sarà modificato per andare incontro ai privati. Ma l'assessore provinciale all'ambiente Pacher ha espressamente detto che non saranno toccati i vincoli ambientali. Pensa che un eventuale intervento pubblico ventilato in questi giorni potrebbe dare più garanzie?Come dicevo prima, crediamo che l'intenzione sia proprio quella di gestire direttamente la partita rifiuti. Questo non dà nessuna garanzia in più per due motivi: perché incenerire è comunque dannoso e per come sono state gestite in questi ultimi anni le questioni ambientali, non dormiremmo certo sonni tranquilli; e perché lo stesso studio di fattibilità della Provincia non dà alcuna rassicurazione sulle questioni sanitarie-ambientali, anzi.

È realistico pensare che il bando venga aperto ad altri sistemi?Sarebbe la cosa più auspicabile. Così come sarebbe doveroso l'aggiornamento del piano rifiuti secondo il recentissimo recepimento della direttiva europea che vede la riduzione e la massimizzazione del riciclo al primo posto nella gerarchia dei rifiuti.

Fino a quando andrà avanti con lo sciopero della fame?Assieme al dottor Elio D'Annunzio valutiamo giorno per giorno le mie condizioni e se dovessi sentirmi peggio, sono pronta a fermarmi. In ogni caso le nostre richieste rimarrebbero sempre le stesse.

6 gennaio 2011

FONTE: trentinocorrierealpi.geocal.it


Questo articolo si collega direttamente all'ultimo post pubblicato su questo blog che riguarda proprio gli inceneritori e lo smaltimento dei rifiuti.
Quello che ho già scritto precedentemente lo ribadisco ancora e sempre lo farò..... gli inceneritori non risolvono il problema dei rifiuti urbani e delle discariche, ma lo spostano solamente.... incenerire i rifiuti infatti non vuol dire "eliminarli", perchè nulla che è solido e possiede una massa si può eliminare, ma significa solo "trasformarli", rendendoli "invisibili agli occhi" perchè trasformati in nanoparticelle grandi tralvolta persino un decimo di micron. E queste naoparticelle sono ESTREMAMENTE DANNOSE per la salute dell'uomo perchè ricadono al suolo e contaminano tutto, specialmente le colture alimentari, col risultato che ce le ritroviamo nella nostra frutta e verdura (e non solo) con ovvie deleterie e spesso drammatiche conseguenze per la salute dell'uomo.
No, non è questa la strada da percorrere per lo smaltimento dei rifuti, e la sig.ra Gabrielli protagonista di questo prolungato digiuno da cibi solidi (che mi auspico possa essere interrotto al più presto a ragione delle sue condizioni di salute) lo sa bene. La strada, come la stessa signora Gabrielli sostiene, è quella della riduzione e della massimizzazione del riciclo, che può avvenire solo attraverso una rigorosa e capillare raccolta differenziata. Allo stesso tempo bisogna incentivare al massimo l'utilizzo di prodotti biodegradabili non nocivi per la salute dell'uomo e la messa al bando di quelle cose (vedi, ad esempio, i sacchetti di plastica) di cui si può fare tranquillamente a meno. Spazio e modi per intervenire e migliorare le cose ci sono.... e senza fare ricorso a questi terribili inceneritori o termovalorizzatori che solamente tanti danni all'ambiente e alla salute dell'uomo provocano.

Marco

venerdì 7 gennaio 2011

Inceneritori e nanopatologie

"Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.
Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.
“Comunque prodotte”, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno”, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.
Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di m millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge. Come questo accada sarà il tema di un incipiente progetto di ricerca europeo che vedrà coinvolto come coordinatore il nostro gruppo.
Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana.
È l’uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine. Questo perché la tecnologia moderna è riuscita ad ottenere a buon mercato temperature molto elevate a cui eseguire le più svariate operazioni, e, in linea generale e a parità di materiale bruciato, più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano. A questo proposito, occorre anche tenere conto del fatto che ogni processo di combustione, nessuno escluso, produce particolato, sia esso primario o secondario. Per particolato primario s’intende quello che nasce direttamente nel crogiolo, per secondario, invece, quello che origina dalla reazione tra i gas esalati dalla combustione (tra gli altri, ossidi di azoto e di zolfo) e la luce, il vapor d’acqua e i composti principalmente organici che si trovano in atmosfera.
Al momento attuale, la legge prescrive che l’inquinamento particolato dell’aria sia valutato determinando la concentrazione di particelle che abbiano un diametro aerodinamico medio di 10 micron - le ormai famose PM10 - e prescrive che la valutazione avvenga per massa. Nulla si dice ancora, invece, a proposito delle polveri più sottili: le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (diametro da 1 micron) e le PM0,1 (diametro da 0,1 micron). Sono proprio quelle le polveri realmente patogene, con una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro. E per avere un’idea degli effetti sulla salute di queste poveri occorre che le particelle siano non pesate ma classificate per dimensione e contate. Dal punto di vista pratico, la massa di una particella da 10 micron corrisponde a quella di 64 particelle da 2,5 micron, oppure di 1.000 da un micron, oppure, ancora, a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron. Perciò, valutare il particolato in massa e non per numero e dimensione delle particelle non dà indicazioni utili dal punto di vista sanitario e può, anzi, essere fuorviante.

Venendo al problema dell’inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti.A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa.Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d’altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l’applicazione di energia sotto forma di calore.
Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti “termovalorizzatori” – una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione – la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche.
Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugl’inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata) e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita. Ancora malauguratamente, tuttavia, l’organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili (le PM10 sono tecnicamente polveri grossolane), un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili.Tornando ala legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani, agl’idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’ossido di carbonio e quant’altro.
Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno “smaltite” per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1.
Si mediti, poi, anche sul fatto che l’incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I “termovalorizzatori” devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un’alta capacità calorifica, vale a dire proprio le plastiche, la carta e il legno che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt’altro che difficile riciclaggio.Tralascio qui del tutto il problema economico perché non rientra nell’argomento specifico, ma il bilancio energetico è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali.
Rimandando per un trattamento esaustivo dell’argomento ai numerosi testi che lo descrivono compiutamente, compresi i siti Internet dell’ARPA e di varie AUSL, la conclusione che qualunque scienziato non può che trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcun razionale. Ma, al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un’ottima guida. Usare i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate.
Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi."
Stefano Montanari – Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics
Via E. Fermi, 1/L – 41057 San Vito (Modena)



FONTE: Nanodiagnostics.it

Questo importante documento illustra chiaramente la pericolosità delle nanoparticelle emesse nell'atmosfera sulla salute dell'uomo, tema questo che avevo già trattato su questo blog. Quello che invece non avevo ancora trattato, ma di cui si parla sempre più spesso, è dell'enorme pericolosità dei cosiddetti inceneritori o "termovalorizzatori", che bruciano i rifiuti ad altissime temperature, trasformandoli in queste micidiali nanoparticelle dal dimetro sempre più microscopico, che riescono persino a penetrare all'interno delle cellule causando DANNI ENORMI alla salute dell'uomo.
E' evidente e chiaro come il sole che quella dei termovalorizzatori NON E' LA STRADA per risolvere l'annoso problema dei rifiuti prodotti dall'uomo ma, anzi, è un modo per rendere questi rifiuti ancora più pericolosi e deleteri. L'unica cosa che si può fare per limitare il danno causato dai rifiuti (che purtroppo non si potrà mai eliminare completamente) è solo quella di una migliore e più razionale gestione degli stessi, che può avvenire attraverso una migliore prevenzione e attraverso il riuso e il riciclaggio. Bisogna quindi incremetare e capillarizzare ancor di più la raccolta differenziata e fare in modo che venga diffusa in ogni paese del mondo, cercando poi di prediligere quei materiali che sono di più facile riutilizzazione. C'è da augurarsi sopratutto che si instauri nell'uomo una coscienza più ecologica, che abbia nella salvaguardia dell'ambiente e nella tutela della salute i suoi punti cardine. 
Marco

giovedì 6 gennaio 2011

Un "mare di plastica" minaccia il Mediterraneo

La plastica non tiene sotto scacco solo le lontane distese d’acqua del Pacifico o dell’Oceano Indiano. Ben 250 miliardi di microscopici frammenti polimerici galleggiano attualmente nel Mar Mediterraneo, minaccia biologia invisibile a occhio nudo ma presente e pronta già a far contare i propri danni sulla fauna locale. La stima arriva da un team di biologi marini francesi e belgi al termine di una lunga fase di studio. I ricercatori hanno analizzato campioni di acqua prelevati nel mese di luglio al largo della Francia, Italia settentrionale e Spagna ad una profondità di 10-15 cm, scoprendo che le acque mediterranee ospitano, loro malgrado, circa 250 miliardi di micro-detriti dal peso medio di 1,8 milligrammi. Il che significa, spiega Francois Galgani, dell’Istituto francese per l’esplorazione del mare (Ifremer), “circa 500 tonnellate di plastica per l’intero Mediterraneo”.
Il novanta per cento dei prelievi, effettuati da volontari Expedition MED (Mediterraneo in pericolo) a bordo di yacht di 17 metri, ha dato esito positivo alla presenza di tali frammenti. Il campionamento ha coperto solo le acque superficiali ed è una valutazione ancora preliminare, ma il rischio connesso alla presenza di questi rifiuti è certo: i frammenti polimerici mescolandosi con plancton vengono facilmente ingoiati dai piccoli pesci a loro volta preda delle specie più grandi, andando a influenzare l’intero ecosistema, spiega Expedition MED.
Dati impressionanti a cui si aggiungerà il campionamento anche delle acque di Gibilterra, Marocco, Algeria, Tunisia, Sardegna e sud Italia, per avere un quadro più completo della situazione. Il gruppo sta anche lanciando una petizione on-line per domandare una normativa europea più stringente sulle modalità di smaltimento e biodegradabilità dei beni di consumo.

FONTE: Rinnovabili.it
http://www.rinnovabili.it/un-mare-di-plastica-minaccia-il-mediterraneo-403610


Nulla di nuovo sotto i ponti verrebbe da dire.... quello dell'inquinamento dei nostri mari e dei nostri oceani è una cosa oramai arciconosciuta. Quello che forse non si conosce ancora bene è l'inqunamento da microparticelle di plastica, forse il più subdolo perchè invisibile all'occhio, ma che contamina i nostri mari e, di conseguenza, anche la fauna ittica. E come un cane che si morde la coda, questo inquinamento passa dalla fauna ittica a noi, che siamo consumatori di pesce, con inevitabili conseguenze sulla nostra salute. E' un circolo vizioso ben difficile da spezzare, sopratutto se l'uomo continuerà a mettere il dio denaro sopra ogni cosa, salute dell'uomo compresa. Potranno mai cambiare le cose ?

Marco

mercoledì 5 gennaio 2011

Testimonianze: La storia di Maria, malata di Sensibilità Chimica Multipla (MCS)

Mi chiamo Maria, ho 50 anni, vivo sola e ho 2 figli indipendenti, e dal novembre 2009 non lavoro più e faccio vita ritirata, esco solo per stretta necessità, vivo in montagna, in una piccola frazione di sette case ai piedi di una foresta e qui abito da venti anni.

Da sempre, gia da bambina, ricordo quei dolori fisici a cui adesso posso dare un nome.... vivevo in città, davanti all’Ansaldo, mi sentivo stordita e piena di dolori, andavo al mare e li stavo molto bene, in montagna non andavo mai, piuttosto al mare e stavo bene, ma solo in acqua. L’istinto mi ha sempre condotto verso abitazioni in campagna, li stavo bene, ma ancora non facevo alcun collegamento con quanto so oggi sulla mia salute....

Col primo figlio, avevo 21 anni, ero molto giovane, gravidanza ok, parto tranquillo ecc... Con la seconda gravidanza, avevo 26 anni, lavoravo da poco nella scuola come collaboratrice scolastica e, mentre pulivo un’aula, mi sono sentita male, non sapevo ancora della gravidanza, me lo dissero all‘ospedale, e che stavo abortendo! Se volevo il figlio, dovevo passare i primi tre mesi a letto assoluto, e l’ho partorito. Il parto fu molto difficile e molto rischioso, apgar 6 (indice di vitalita’ neonatale scarso). Ora è un ottimo musicista di 24 anni.

Posso dire che, dopo quella seconda gravidanza, la mia salute ha cominciato a peggiorare velocemente, andavo al lavoro, usavo chimica e non ho mai collegato il lavoro coi miei continui dolori alla testa, con la nausea, con l’insonnia, con la depressione, con la diarrea, coi dolori nei rapporti sessuali, con le cistiti, con l’asma, con la stanchezza, con la sordità. Ero gonfia, mangiavo pochissimo ma il mio peso aumentava, le caviglie erano gonfie... e... peggior cosa... mi colpevolizzavo. Nessuno mi capiva, stavo male, ma la grande voglia di riscattarsi che ci viene quando manca una marcia, mi faceva andare avanti nella vita. Adesso ne sono consapevole, ero comunque e sono tuttora una donna che ama la vita sotto tutti gli aspetti, anche nelle difficoltà, sono - come si dice - una persona positiva....

Lavoro nella scuola dal 1983. Ho lavorato dal 1995 al 2004 in una scuola che era fatiscente, la fotocopiatrice era in un posto senza finestra, perche’ le finestre erano bloccate, la mia postazione era in un atrio con solo la porta d ingresso, l’altezza del soffitto era sotto la norma, le mie lamentele rimanevano inascoltate, fino a quando installarono l‘aula multimediale, con 20 computer, li neanche ci potevo entrare, succedeva anche agli altri che, entrando nell‘aula di informatica, si sentissero male, per la cattiva ventilazione, anche se in maniera piu’ lieve della mia. La mia salute peggiorava sempre più, ormai avevo iniziato ad evitare tante cose, ad esempio, certi negozi, supermercati, cinema e teatri, corsi di cultura varia, amici, viaggi da parenti, feste, concerti.

Allora mi si è presentato un altro aspetto, il più tremendo. Era l’isolamento, esso mi faceva bene, pero’ mi stavo deprimendo, mi mancavano gli stimoli per dare un senso alla mia vita. Tuttavia, nonostante le coliche di reni, le cistiti, il mal di testa, martellante e cronico, ero cocciuta, continuavo ad andare al lavoro. Si certo, avevo il mio daffare, come tutti, coi figli, le preoccupazioni della vita, ma la vita sentimentale è stata minata anche dall’MCS. Questa sensazione la posso confermare solo oggi perchè ai tempi non collegavo... Facevo cure omeopatiche, che per fortuna non avvelenavano, finite le cure stavo meglio per un poco... pero’ stavo sempre male, si, ma non sapevo perche’. Lavavo i piatti, pulivo la casa, e mi stancavo subito, pensavo alla pigrizia e andavo avanti sforzandomi.

Nel 2005 mi sono trasferita in una scuola materna, e li è aumentato il carico alle sostanze chimiche in maniera esponenziale, per quattro ore pulivo con lo straccio e detersivi mescolati in acqua calda, e per sei giorni la settimana!! Mi sono rivolta ai sindacati; la risposta è stata che era giusto quello che mi imponevano. Nessuna prevenzione era prevista, alla medicina del lavoro, dove mi ero rivolta, mi hanno riso in faccia e intimato di tornare al lavoro e, piangendo, ci sono ritornata, ormai andavo solo al lavoro... tenevo le poche energie per lavorare, casa, scuola, e ritorno, avevo le gambe gonfie, non digerivo più nulla, il mio medico sorrideva, al tempo era anche un’amica, ma pensava io fossi matta, simpatica ma un po’ stramba... Un pomeriggio sono collassata mentre facevo pulizie a scuola, era finita la sopportazione, lo dico ora, la mente si obnubilava, le forze mancavano, l’asma mi soffocava il respiro, venne il medico sul posto. Era la mia amica medico, che vedeva per la prima volta le mie reazioni alle sostanze chimiche ma non ci capiva molto... prescrisse riposo per un periodo. Dopo una settimana a letto assoluto, le gambe si sgonfiarono un poco, ma il ritorno all’uso delle sostanze chimiche le fece diventare come di legno, intorpidite.

Ripresi le mie passeggiate in campagna, mia antica e salutare passione, ma mi stancavo subito, un giorno ebbi un altro collasso, sempre al lavoro, le mie richieste di spostamento non erano state accolte... Questa volta chiamarono l’ambulanza, appena arrivato, il medico scaraventò lontano il carrello dei detersivi, che era ancora vicino a me - mi avevano adagiata su un materassino da palestra - mi sono ripresa improvvisamente, mi hanno poi portato in ospedale e li mi sentivo di nuovo male, un mese di malattia e indagini mediche, nulla, non avevo nulla di rilevabile, oppure - come penso io - si sono guardati bene, i signori della medicina del lavoro di un universita’ dell’Italia centrale, dal fare controlli sulle sostanze chimiche che usavo, sul mio DNA, sul capello: hanno fatto tutto tranne che cercare la verità, e cosi mi hanno rimandata al solito lavoro...

La salute era in netto calo, cosi come la mia vita emotiva; quando veniva a trovarmi qualcuno stavo male, non sapevo che il profumo o il dopobarba degli amici mi faceva male, pensavo proprio di essere depressa, avevano ragione i medici, per fortuna mi curavo con erbe raccolte in campagna, per disintossicarmi e tirarmi su di tono e con l’omeopatia, con le passeggiate, ma bastava anche stare solo all‘aperto in posti ossigenati per riprendermi per qualche ora, e infatti tornavo ad essere quella di sempre, allegra, attiva ma... il benessere psicofisico durava sempre meno... Dopo la visita medica della commissione di verifica del ministero ho ottenuto, ovviamente con le certificazioni mediche del pronto soccorso e del medico competente, che prescrivessero di non farmi usare, nel lavoro, prodotti con FORTE ODORE e, nello specifico, di evitare l’uso di candeggina.

Ho saputo dell’MCS per caso, parlando con una donna che vestiva di bianco in pieno inverno; io, curiosa, le ho chiesto il perchè, e da li mi si è aperto un mondo, tutti i miei mali avevano un nome, mi ha dato le prime indicazioni, sullo stile di vita da prendere, su tutto cio che oggi so di MCS, ho cominciato ad informarmi, ho capito anche che non c’è stata e non c’è, almeno in Italia, la coscienza politica di affrontare questo problema, per interessi vari....

Dal 1° settembre 2007 mi sono trasferita in un’altra scuola, dove non erano previste le pulizie, ma le fotocopie ed il contatto con gli studenti; i colleghi, l’ambiente stesso, sono diventati sempre più difficili, bastava che mi si avvicinasse qualcuno profumato che stavo male come se quel profumo mi entrasse nel cervello direttamente, non saprei spiegare meglio la sensazione, e vi restasse per ore intere, ero confusa, le parole mi uscivano dalla bocca con difficoltà, mi assaliva una stanchezza improvvisa; ho cominciato a prendere acqua zuccherata e mi riprendevo in dieci minuti... e tenevo duro per amore verso il mio lavoro. I colleghi, gli insegnanti, mi guardavano come ad un‘appestata, qualcuno capiva, ma siamo in un paese, e questo complica notevolmente le cose...

Ho perso quasi tutti quelli che credevo amici, i parenti lontani, ma che non mi avrebbero sostenuta, conoscendoli. Mio figlio non capiva cosa mi stava succedendo e all’inizio ho avuto anche lui contro; adesso quando viene a trovarmi, sta attento perchè ha capito cosa ho... Ho due diagnosi, una di IAI (Intolleranza Ambientale Idiopatica) e una di MCS (Multiple Chemical Sensitivity).


Ringrazio di cuore Maria per avermi permesso di postare la sua storia di malata di MCS, una testimonianza la sua, che mi auguro possa servire ad altri malati di questa tremenda patologia che ancora non sanno di esserlo, a capire quello che hanno, evitando così lunghe e DANNOSE ricerche che sovente non portano a nulla! Sì perchè, è triste a dirsi ma è così, i malati di MCS come Maria e come tanti altri, il più delle volte arrivano a capire quello che sta loro succedendo, non dal personale medico-sanitario come dovrebbe essere, ma per caso, per aver letto una testimonianza su internet, per averne sentito parlare in televisione o, come nel caso di Maria, per aver incontrato casualmente una persona con la sua stessa patologia. Questo è davvero molto triste ed evidenzia quanta ignoranza ci sia ancora in campo medico in merito a questa patologia, e questo non soltanto a livello di diagnosi, ma anche come cure. Ecco quindi che ogni testimonianza come quella di Maria è molto preziosa e la speranza mia e di tutti, è quella che in futuro ci sia una maggiore informazione e preparazione a livello sanitario, affinchè si sia in grado di riconoscere tempestivamente questa malattia e la si possa affrontare nel migliore dei modi. Per il bene di tante persone.

Marco