Ho voluto chiamare questo blog "La Voce della Verità", per indicare la "Voce" delle tante persone invalide e malate di cui sono raccontate le storie, le loro vicende umane cariche di sofferenza, ma anche di speranza, di gioia e di piccole e grandi conquiste.
Questo blog dà voce a loro, parte molto spesso oscura della nostra società, ma fatta di uomini e donne Veri, con tanto da offrire, nonostante tutto.
Pia Zirpolo ha la Fibromialgia, che per la Sanità non è “invalidante”.
Dolori terribili, che non l’abbandonano mai. Alle braccia, alle gambe, a tutto il corpo. Pia Zirpolo, infermiera, 49 anni, di Lodi, combatte da un anno: è affetta da fibromi algia, una malattia autoimmune molto rara che causa dolori lancinanti 24 ore su 24 e che non è riconosciuta come invalidante dal sistema sanitario nazionale. “Ti dicono che devi convivere con questo dolore. Da quando ho iniziato ad avere i primi sintomi, l’inverno scorso, non sono più la persona di prima”, dice Pia a Stop, “non riesco a fare la spesa, non posso più avere una vita normale”. La stanchezza cronica le impedisce di cucinare, la costringe a farsi aiutare dal figlio quando si veste. “Ho provato di tutto, una cura vera e propria non c’è. Ora uso solo antidolorifici e morfina, per placare il dolore. Sono tornata al lavoro, sono fortunata perché abito a poca distanza dall’ospedale. Ma quando torno a casa non ce la faccio, sono distrutta e devo subito andare a letto. Ormai ho esaurito i giorni di malattia e devo usare le ferie per stare a casa quando sono distrutta. Su internet sono entrata in contatto con diverse associazioni di malati di fibromialgia”, racconta la signora, “e con tante storie simili alla mia”. In Italia solo il trentino riconosce la malattia, come avviene nel resto dell’Europa. Pia ha deciso di raccontare la sua storia e anche grazie a lei si apre uno spiraglio: L’Associazione policlinico Onlus sposa la sua causa e vuole costituire un comitato di controllo sulla malattia.
Fonte: settimanale Stop
Questa è l'intervista che Pia Zirpolo, malata di Fibromialgia, ha rilasciato alla rivista Stop uscita giovedì 11 Novembre.
Ringrazio di cuore Pia per questa sua preziosa testimonianza e come tutti i malati di questa tremenda patologia, mi auguro di cuore che possa essere al più presto riconosciuta dal nostro sistema sanitario nazionale. Ce nè veramente bisogno.
Il Blog di Beppe Grillo ha intervistato Roberto Topino, medico del lavoro, e un suo collaboratore, Roberto Bava sulle conseguenze dell'esposizione al cromo esavalente.
Roberto Topino: "Il cromo esavalente è un metallo che viene utilizzato nell’industria per via delle sue proprietà anti ruggine. Tant’è vero che metalli di qualità inferiore, tipo il ferro e altri metalli, vengono trattati al fine di rendere la superficie lucente e inattaccabile dagli agenti atmosferici. Purtroppo, e questo vale sia per il cromo esavalente che per le altre sostanze utilizzate nell’industria come l’amianto e il nichel, è anche un cancerogeno, quindi se non viene utilizzato con tutte le precauzioni del caso, è un metallo che può provocare tumori nelle prime vie aeree, dello stomaco e del polmone, ed è attivo anche a concentrazioni molto basse. Tant’è vero che a causa della sua capacità di infiltrarsi nel territorio, tenendo ben presente che la falda acquifera è sacra, è stato stabilito un livello internazionale di concentrazione del cromo esavalente che non dev’essere superato, di 5 microgrammi per litro. Siamo arrivati fino a 455 microgrammi per litro e tuttora viene confermato che siamo sopra il livello stabilito, con punte che toccano i 30 microgrammi per litro d’acqua, quindi 6 volte oltre il limite. Non si deve bere l’acqua che contiene cromo esavalente perché la sostanza ha delle proprietà mutagene, nel senso che può modificare il DNA, quindi c’è il rischio di contrarre dei tumori ma c’è anche il rischio di avere dei figli malformati, o comunque patologie di tipo malformativo e tumorale. Il cromo esavalente si scioglie nell’acqua e poi, siccome la falda acquifera non è immobile, lo si può trovare anche a distanza di tempo e di luogo. In campo professionale abbiamo visto dei tumori portati dal cromo esavalente, tumori ai polmoni, inoltre uno degli effetti più noti del cromo è la perforazione del setto nasale con sanguinamento e una serie di disturbi di tipo rinitico che però possono portare anche al tumore del polmone e dello stomaco. Mi sento di dire la stessa cosa che vale per l’amianto: va tolto! L’unico amianto, nichel e cromo esavalente che non fanno male sono quelli che non ci sono. E purtroppo abbiamo visto che tonnellate sia di cromo che di nichel sono stati riversati nella Dora Riparia addirittura con l’autorizzazione della provincia di Torino. Qui si parla della ThyssenKrupp che si trova a poche centinaia di metri a monte. In Rete ci sono immagini molto interessanti che sono state girate a Tezze, dove si vedono delle margherite che anziché essere tonde sono lunghe e strette. Le chiamano le pratoline di Tezze, si possono vedere su Youtube. Sono cresciute su un’area che è stata annaffiata con acqua proveniente da pozzi contaminati da cromo esavalente. Abbiamo visto cose strane anche in Val di Susa, in un primo momento abbiamo pensato fosse stata la diossina, i policlòrobi fenili di un’acciaieria che si trova in Val di Susa, abbiamo trovato cicoria, prugne e rose malformate. Qualche mese fa mi ha telefonato un giornalista di un giornale di Torino per dirmi che da un ponte della Dora Riparia di fronte all’acciaieria c’era uno scarico d’acqua che conteneva un liquido verde brillante tendente al giallo. Io, in un primo momento e non conoscendo ancora la questione della presenza del cromo esavalente, non ho saputo rispondere con precisione. Siamo tornati sul luogo quando abbiamo visto le carte che ci ha fornito Marco Bava, su cui sono evidenziati i punti degli scarichi dell’acciaieria. Facendo una verifica di persona ho notato che sia dallo scarico che mi aveva fatto notare il giornalista, sia dallo scarico più a valle, quello di via Livorno, si nota uscire un liquido di colore giallo come questa maglia che è il tipico colore del cromo esavalente che vediamo anche nelle cabine di verniciatura dove si usano vernici al cromo e che vediamo anche nelle aree dove in passato sono stati svolti lavori di cromatura. Adesso bisogna identificare il datore di lavoro e per conto di chi opera, perché potrebbero esserci anche responsabilità politiche, specie quando si decide di costruire alla svelta in determinate aree."
Roberto Bava: "Finalmente ci sono delle indagini, come finalmente il giornale cittadino "La Stampa" ha pubblicato il 25 maggio del 2008 un articolo dal titolo molto chiaro, trasparente "Palazzi costruiti su scorie e veleni, denuncia per l'ex Villaggio olimpico di Spina A3", direi che tutto questo è stato proficuo per rendere cosciente la popolazione di quello che avveniva. Però io sono andato a trovare le persone che ci abitano, sono coscienti, però mi hanno detto "...si però noi non abbiamo i soldi per andare via di qua" al che io ho ribattuto "E' un vostro diritto avere delle case su terreni salubri che non serviate come specchietto per le allodole per altre costruzioni. Questa è l'area inquinata, secondo il comune, e qua hanno costruito le case popolari. Come vedete qua intendono costruire altre case. Quindi, in poche parole mi pare si poter affermare che questa è la storia del topo: se questi non muoiono costruiscono per gli altri. Credo tuttavia non sia corretto agire così nei confronti delle persone più povere che non possono scegliere e che non sanno, quindi a questo proposito mi sento di garantire a queste persone e a tutti quelli che hanno questi problemi un'opportuna tutela legale con l'avvocato del giudice del Foro di Torino che si è dato disponibile. Altro fatto importante, voi vedete che il cromo esavalente è concentrato in questa fascia, allora se voi sovrapponete le due aree potete vedere che non è vero che il cromo esavalente è solo qua perché qua hanno le scorie, ma è soprattutto concentrato qua dove c'erano le torri che servivano per la cromatura. Ciò significa che anche chi abiterà qua si troverà di fatto ad avere questo problema di inquinamento di residuo di queste torri. Ultima osservazione è che tutto ciò sta a pochi metri dal fiume, e questa è un'area particolarmente esondabile. Quindi quando il fiume esce raccoglie tutto quello che c'è qua e se lo porta via. Quindi io direi che bisogna smetterla a Torino e in tutt'Italia di continuare a speculare sulle ex aree industriali, che hanno già portato a sufficienza morte e problemi di inquinamento alle aree urbane, è giusto che queste aree ritornino alla città attraverso dei parchi, che i cittadini le riutilizzino per il tempo libero e che non siano ulteriormente sfruttate da speculazioni edilizie e da cementificazioni legate in un modo e in un altro ai partiti di governo e anche di opposizione, perché a Torino c'è anche questo consociativismo della spartizione della torta fra tutti quanti, magari anche con la regia della massoneria attraverso le banche."
Ecco un altro articolo sui danni provocati dall'inquinamento ambientale. In questo caso parliamo d'inquinamento da cromo esavalente, una sostanza estremamente tossica nonchè cancerogena per l'uomo.
Questa intervista al Dott. Topino, medico del lavoro, francamente mi ha molto preoccupato, sopratutto quando parla di elevate concentrazioni di cromo esavalente nelle falde acquifere, di molto superiori ai limiti stabiliti. E che dire poi dell'edilizia selvaggia che viene perpetrata in ex zone industriali non bonificate dove prima sorgevano delle acciaierie? Purtroppo è sempre la solita storia che si ripete..... i soldi dominano su tutto e chi se ne importa se la gente beve acqua tossica e cancerogena e abita in zone dove ci sono elevate quantità di sostanze nocive e metalli pesanti? La cosa brutta è che a rimetterci quasi sempre sono le persone innocenti, molto spesso ignare di tutto ciò, che a causa degli errori e delle speculazioni di poche persone finiscono prima o poi per contrarre tumori o altre malattie e, cosa forse ancor più brutta, finiscono anche con il trasferire un patrimonio genetico modificato da questa sostanze tossiche (vedi l'esempio delle margherite deformi che nascono in quei luoghi) anche ai propri figli, i quali inevitabilmente o nasceranno già malati oppure saranno più soggetti a contrarre malattie durante la propria vita. E' un cane che si mode la coda purtroppo e il responsabile di tutto questo è sempre e soltanto l'uomo.
FERRARA. - Entro poche settimane un selezionato drappello di pazienti, formato da non più di 150-200 persone, varcherà la soglia dell’ospedale S. Anna motivato dalla stessa, condivisibile speranza: guarire dalla sclerosi multipla e tornare al più presto a condurre una vita normale. Subito dopo avere oltrepassato le portinerie dell’istituto, però, il gruppetto si sgranerà. Ad attendere i malati ci saranno infatti due diversi team di ricerca, apparentemente accomunati dallo stesso obiettivo, i cui referenti nazionali hanno ingaggiato da mesi una contesa scientifica che sta proiettando i suoi riflessi anche all’interno del S. Anna.
I risvolti di questo scontro (che contrappone in particolare chirurghi vascolari e neurologi) sono ignoti a buona parte del pubblico. Dalla fine del 2009 un crescendo di interesse ha accolto la notizia che al S. Anna è stato realizzato, quattro anni fa, lo studio pilota che ha aperto una nuova e incoraggiante prospettiva nel trattamento della malattia. Sessantacinque pazienti sono stati sottoposti dall’equipe guidata dal prof. Paolo Zamboni, direttore del Centro di malattie vascolari, ad un intervento di radiologia interventistica che si proponeva di normalizzare il flusso della circolazione venosa nel cervello degli ammalati. L’esito dell’indagine è stato sorprendente, registrando fra l’altro una regressione dei sintomi in un significativo numero di casi clinici. Zamboni sostiene di aver individuato una patologia, la Ccsvi (insufficienza venosa cronica cerebro-spinale), che nell’indagine condotta con la collaborazione di due specialisti, Fabrizio Salvi, neurologo del Bellaria (Bologna), e Roberto Galeotti, radiologo interventista del S. Anna, ostacolerebbe il regolare deflusso del sangue dal cervello dei pazienti determinando nell’organo un anomalo accumulo di ferro, responsabile delle lesioni associate all’insorgenza della sclerosi multipla. Cinque o sei anni fa, quando stava ancora gettando le basi della sua ricerca, Zamboni chiese la collaborazione di altri specialisti dell’ospedale S. Anna. La sclerosi multipla è sempre stata, in passato, materia di preminente competenza del neurologo, motivo per cui si mise in contatto con gli specialisti che lavoravano per l’ospedale e per l’ateneo estense. La collaborazione, pur avviata fra Zamboni e l’unità operativa di Neurologia del S. Anna diretta dalla prof. Maria Rosaria Tola, non procedette però sul binario giusto e in breve si interruppe. La doppia sperimentazione che da novembre prenderà le mosse al S. Anna (forse l’unico centro in Italia che ospiterà contemporaneamente due indagini cliniche che si annunciano, più che complementari, antitetiche) nasce in un clima di diffidenza scientifica e si innesta su questa annosa rivalità. Zamboni dal 2006 in poi percorrerà altre strade: grazie alla segnalazione della prof. Alessandra Ferlini, dirigente della Genetica Medica dell’università di Ferrara, che sta approfondendo uno specifico ramo di studi, avvierà una fruttuosa alleanza operativa col neurologo del Bellaria Fabrizio Salvi, uno dei pochi in Italia che si è smarcato dalla posizione critica assunta sulla Ccsvi dalla Società italiana di neurologia. Fondamentale risulterà, inoltre, per l’equipe di Zamboni il lavoro di un altro specialista, il radiologo del S. Anna e dell’università di Ferrara Roberto Galeotti. Alla fine del 2009 la pubblicazione dello studio di Zamboni, nel frattempo corroborato da indagini scientifiche condotte anche all’estero, ha suscitato una vasta eco internazionale. La Regione Emilia Romagna ha deciso di promuovere una sperimentazione che avrà una duplice valenza: diagnostica (valuterà cioè se esiste la Ccsvi e se può essere efficacemente rilevata) e terapeutica (misurerà l’efficacia del trattamento di liberazione delle vene occluse nella cura della sclerosi multipla).
Il trial coinvolgerà 550 pazienti (un centinaio al S. Anna, da dove sarà coordinata la ricerca) in una decina - o forse più - di siti clinici con una procedura in doppio cieco. Costo presunto: ignoto, secondo voci ufficiose sarebbe vicino a un milione di euro. L’indagine promossa dall’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) e Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism) coinvolgerà invece 30 centri e 2000 pazienti (1200 con SM, 400 sani e 400 con altre patologie). A Ferrara saranno al lavoro due equipe, quella della dottoressa Maria Rosaria Tola, responsabile dell’unità operativa di Neurologia del S. Anna, e quella del prof. Enrico Granieri, direttore della Clinica neurologica, che eseguiranno i test su alcune decine di ammalati. Il fondo stanziato dalla Fism è di 900mila euro. Lo studio avrà una valenza epidemiologica e diagnostica, non sarà trattato l’aspetto terapeutico. Tra i gruppi che fanno capo alle due sperimentazioni autonome il dialogo, a Ferrara, è pressochè nullo. Zamboni, che in un primo tempo aveva aderito allo studio Aism-Fism, è uscito a settembre dal comitato scientifico sbattendo la porta. A suo avviso non fornisce garanzie adeguate sul rispetto del protocollo da lui stesso definito. La Fism-Aism ha deciso di andare avanti. Per i pazienti una scelta che si annuncia ardua: a quale studio aderire?
E' sempre una gioia da parte mia sapere che nel mondo la ricerca e la sperimentazione in campo medico vanno avanti, ed è una soddisfazione particolare sapere che ci sono medici in Italia, come il Dott. Zamboni, che non si fermano dinanzi alle concezioni mediche acquisite (spesso incomplete e talvolta anche errate) e vanno avanti nel ricercare le causee dell'insorgere delle malattie. In questo caso parliamo di Sclerosi Multipla, una malattia che colpisce milioni di persone in tutto il mondo..... la scoperta del Prof. Zamboni da una luce nuova a questa malattia e sopratutto da una concreta speranza di guarigione alle tante persone che ne sono colpite. Quello che mi auguro è che la sperimentazione della scoperta del Prof. Zamboni che è iniziata proprio in questo mese, non debba essere "deturpata" da sciocchi individualismi e giochi di potere che portano solamente a separazioni e al rischio concreto, se la sperimentazione non verrà fatta nel modo migliore, di portare a risultati non veritieri. Quando c'è in gioco la salute dell'uomo ogni compromesso e individualismo deve essere messo da parte, come da parte deve essere messo ogni interesse di ordine economico. Una moltitudine di malati di SM attendono con trepidazione l'esito di questa sperimentazione per potersi sottoporre al metodo Zamboni..... non possiamo assolutamente deluderli!
Professore, in cosa consiste esattamente l`Insufficienza venosa cronica cerebro-spinale? La CCSVI è una serie di restringimenti multipli nelle principali vene che trasportano il sangue dal cervello al cuore come ad esempio le vene giugulari interne. In esse ci sono delle valvole malformate che come membrane all`interno del lume ostacolano il normale flusso del sangue. A questo punto la circolazione cerebrale può depurare il sangue venoso solo attraverso vene più piccole a più bassa portata e quindi insufficienti a drenare un organo importante come il cervello.
Cosa ha acceso la lampadina di un possibile nesso con la Sclerosi Multipla? Le placche della sclerosi multipla sono infilate l`una sull`altra su di un filo che è il sistema venoso intracerebrale. Questa notizia scientifica è nota da moltissimo tempo. Quello che abbiamo aggiunto e che questi fili circolatori sono connessi alle principali vene fuori dal cranio che come ho detto sono ostruite. Dunque il mio lavoro è consistito nel riprendere delle vecchie ricerche e svilupparle utilizzando un mio personalissimo background scientifico di emodinamica venosa, utilizzando apparecchiature che alla metà degli anni `60, allorché le ricerche sulle vene nella Sclerosi Multipla si arrestarono, non erano disponibili.
Ci può parlare della tecnica da lei realizzata per il trattamento della patologia, definita "liberazione"? Secondo i dati che abbiamo a disposizione, oggi, una percentuale rilevante di persone con sclerosi multipla, oscillante fra il 56 ed il 100%, hanno vene chiuse. Esse sono quindi potenzialmente disostruibili, se attraverso l`esame ecoDoppler si rilevasse la CCSVI. Questi sono i possibili beneficiari dell`angioplastica. Attualmente il legame tra le due patologie è allo studio. Quali sono le sperimentazioni in atto e dove si stanno portando avanti? Quali sono i risultati e quanto si dovrà attendere per avere delle conferme? Ulteriori studi diagnostici stanno realmente fioccando da varie parti del mondo, confermando la presenza della CCSVI nella Sclerosi Multipla a differenti latitudini ed in differenti gruppi etnici. Questo non fa altro che confermare come questo meccanismo sia ubiquitario e come esso non possa che giocare un ruolo fondamentale nella sclerosi multipla. Gli studi randomizzati sul trattamento saranno invece disponibili in un paio di anni. Ad essi è demandato la conferma che il trattamento endovascolare determini benefici che contrastino la naturale storia disabilitante della malattia.
In Italia ci sono centri che già praticano la terapia per la cura della CCSVI? In questo momento il trattamento non è consentito al di fuori di sperimentazioni. Però lo studio randomizzato che andremo a realizzare prevede la presenza di altri centri che ci affiancheranno, permettendo così la terapia in altri ospedali di riferimento sul territorio nazionale.
Su Internet si moltiplicano i gruppi, diffusi ormai in tutto il mondo, a sostegno della sua scoperta. Qual è il suo commento in proposito? I commenti sono diversi. Il primo è che internet è uno strumento meraviglioso di diffusione delle conoscenze, il secondo è che essendo i malati di questa patologia generalmente persone giovani ne riescono a sfruttare pienamente le potenzialità. Il terzo commento è che 3 anni dopo la sperimentazione non potevo più chiedere ai nostri pazienti di tacere. Le testimonianze da essi date nei blog agli altri malati probabilmente sono così evidenti che vanno ben oltre rispetto ai dati scientifici. Infine il meccanismo proposto dalla mia teoria è di più semplice comprensione rispetto quello di altre posizioni scientifiche.
Ho pensato di postare questa intervista del Marzo scorso al Prof. Zamboni, perchè in questo mese è iniziata ufficialmente la sperimentazione del metodo Zamboni per la cura della Sclerosi Multipla. C'è tanta attesa e tanta speranza in questa sperimentazione che nei primi studi pilota ha dato risultati molto incoraggianti.... ora i malati di Sclerosi Multipla hanno veramente un valido motivo per sperare.
MILANO. I medici segnalano che sette bambini che vivono nella stessa zona della città si sono ammalati di questa grave patologia. «Caso raro, siamo preoccupati». Sotto accusa l’inquinamento ambientale.
Sette casi di leucemia infantile, tutti registrati a dicembre scorso nella stessa zona di Milano. Due addirittura nella stessa scuola. Un caso raro, che allarma gli esperti. E sotto accusa c’è l’esposizione ripetuta delle madri a bassi, ma continui, livelli di sostanze inquinanti. L’allarme è di Ernesto Burgio, coordinatore nazionale del Comitato Scientifico dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde) lanciato a margine del workshop nazionale su “Le politiche per l’ambiente e la salute” tenutosi a Roma lunedì scorso.
Perché siete preoccupati? Sette leucemie significano moltissimi casi, perché la leucemia non è una malattia frequente. Alcuni ematologi, oncologi e epidemiologi di grandissimo livello come il professor Masera, hanno cominciato ad interrogarsi su quanto accaduto. E finalmente si è posta l’attenzione sulle origini di queste patologie.
Che cosa sta emergendo? Probabilmente in questi ultimi vent’anni si è andati molto avanti sul piano della terapia, ma sul problema delle cause dei tumori si è molto più indietro. è anche per questo che le associazioni dei familiari dei bambini colpiti hanno ripetutamente chiesto di lavorare di più in questa direzione e non soltanto per migliorare le capacità diagnostiche e terapeutiche quando ormai la malattia è conclamata. E anche in occasione di questo “cluster” di Milano, ci hanno contattato. Ci hanno chiesto di lavorare con loro, sapendo che in Isde lavorano insieme oncologi, pediatri, epidemiologi, tossicologi e genetisti di livello internazionale: hanno capito che solo un lavoro interdisciplinare può arrivare a capire quali sono le vere cause di questo continuo aumento di tumori: leucemie, linfomi, tumori cerebrali.
Quali potrebbero essere le cause di questi cluster? Questo è ancora un mistero. Un importante oncoematologo inglese, Mel Greaves, è stato chiamato ad esprimersi sul caso, e ha detto che la causa scatenante potrebbe essere stata un virus. Ma questo non significa che il virus è la vera causa della leucemia: significa, caso mai, che in quella zona di Milano sette bambini presentavano, probabilmente da mesi o da anni, una condizione di pre-leucemia, cioè uno stato precancerogeno che il virus ha attivato.
Che cosa faceva sì che questi bambini fossero in una condizione pre-leucemica? E' sempre più chiaro, in base a numerosi studi, che l’esposizione dei genitori ad una serie di sostanze pericolose che si accumulano nel tessuto adiposo della madre, e che comunque colpiscono i gameti sia della madre che del padre, determina un’instabilità del loro Dna, o meglio del loro genoma. Su questa instabilità genomica presente già nei gameti, cioè nelle cellule germinali che vengono trasmesse al bambino, si innesca poi l’azione di tutta una serie di altre sostanze chimiche ed agenti inquinanti che colpiscono direttamente il bambino.
Quali sono queste sostanze? Molecole chimiche, metalli pesanti, benzene, diossine o addirittura campi elettromagnetici. Quando questi agenti, in un bambino in utero che si sta sviluppando e che è particolarmente sensibile, interagiscono sul genoma che già è instabile, è molto più probabile che si creino le premesse per delle patologie gravi, e in particolare per le leucemie infantili. E’ quindi sempre più probabile che all’origine dei tumori ci sia un processo che dura anni, per cui il genoma del soggetto diventa progressivamente instabile. O meglio: ciò che noi sappiamo è che una parte del genoma, che si chiama epi-genoma e che ne rappresenta la parte più dinamica, viene a essere lentamente e progressivamente modificata da esposizioni di lungo periodo a piccole dosi di sostanze inquinanti. E così le malattie si trasmettono alle generazioni successive.
Ecco un altro articolo che parla dei danni provocati dall'inquinamento ambientale nei bambini. E qui purtroppo si parla di leucemia, una malattia che spesso è mortale. Il discorso si collega a quello del precedente articolo che ho postato su questo blog: Una madre intossicata trasmette al proprio bambino parte della propria intossicazione, ma non solo..... una esposizione prolungata a elementi chimici determina una modificazione a livello del propria genoma, e questa instabilità genomica si trasmette anche al genoma in formazione del proprio bambino che quando verrà al mondo sarà più vulnerabile e più propenso a contrarre patologie anche estremamente gravi. E' brutto a dirsi, ma questa è la triste eredità che tanti bambini si troveranno ad avere a causa del mondo inquinato in cui viviamo.
Martedì il senatore Frank Lautenberg ha detto "Tra le 84.000 sostanze chimiche attualmente sul mercato - molte delle quali sono negli oggetti con cui veniamo in contatto ogni giorno - solo l'1% circa sono state studiate ai fini della sicurezza". Lautenberg auspica una normativa che imponga ai produttori di sostanze chimiche di dimostrare la sicurezza dei loro prodotti prima dell'uscita sul mercato, così com'è previsto in Europa dalla normativa che va sotto il nome di REACH. Il Dr. Sanjay Gupta - Capo Corrispondente Medico della CNN, chiamato a testimoniare alla Commissione per l'Ambiente ed i Lavori Pubblici del Senato degli Stati Uniti si è detto sorpreso che l'Agenzia Americana per la Protezione Ambientale (EPA) abbia disposto la ricerca nel cordone ombelicale dei neonati di solo 200 sostanze chimiche."I bambini nascono già contaminati" ha detto. "Dobbiamo saperne di più sull'aria che respiriamo, sul cibo che mangiamo e sull'acqua che beviamo". "Abbiamo testato centinaia e centinaia di sostanze chimiche tossiche nel sangue di bambini che sono ancora nel grembo materno", ha riferito Ken Cook, presidente del gruppo di lavoro ambientale, un'organizzazione senza scopo di lucro di difesa dell'ambiente. L'organizzazione ha trovato una media di 232 sostanze chimiche nel sangue del cordone ombelicale di 10 bambini nati a fine 2009. Si tratta di prodotti chimici che si trovano in una vasta gamma di prodotti per la casa comune, compresi shampoo e balsami, cosmetici, plastica, tende da doccia, materassi e prodotti elettronici, come computer e telefoni cellulari". La dottoressa Perera, chiamata anche lei a testimoniare al Senato, sta seguendo, nel centro da lei diretto, dei bambini dallo stadio prenatale fino ai primi anni di vita. Ha recentemente pubblicato, insieme ai suoi colleghi, uno studio sulla rivista "Pediatrics" che dimostra un'associazione tra le sostanze trovate nel sangue del cordone ombelicale dei bambini ed i problemi di sviluppo rilevati con i test di intelligenza. "Il quindici per cento dei bambini (nel nostro studio) ha almeno un problema di sviluppo", ha detto Perera. La quantità di prodotti chimici individuati nel sangue del cordone ombelicale dei neonati sembra avere il suo peso. Più alta è la concentrazione, più il quoziente intellettivo tra i bambini sembra abbassarsi. Uno studio in corso fra le donne incinta in Polonia e in Cina ha evidenziato risultati simili.
Purtroppo da madri intossicate a causa di elementi chimici e metalli pesanti è fin quasi ovvio pensare che anche i loro bambini ricevano in "eredità" una parte di queste intossicazioni..... questo lo dico con tutto il rispetto possibili per le mamme che si ritrovano nella maggior parte dei casi intossicate certamente senza volerlo e saperlo. Tuttavia è bene conoscere queste cose in anticipo, affinchè le future mamme possano prendere tutti gli accorgimenti possibili per evitare inutili intossicazioni (per esempio non fumare, non farsi mettere in bocca amalgame a mercurio, evitare laddove è possibile di mangiare cibi contenenti additivi chimici ecc...) per il proprio bene e per il bene dei loro futuri figli. Non dimentichiamoci che i metalli pesanti, sopratutto quelli contenuti nei vaccini, sono deputati di essere la causa principale (non la sola però) della sindrome autistica che purtroppo, ahinoi, colpisce migliaia e migliaia di bambini.
L’inquinamento atmosferico continua a causare "ogni anno piu’ di 350.000 morti premature in Europa. In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10.000 abitanti, piu’ di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle particelle sottili”, le PM10. Lo ha detto a Bruxelles il commissario europeo all’ambiente Janez Potoknik, nell’annunciare l’invio all’Italia del "l’ultimo avvertimento scritto” nella procedura di infrazione che la Commissione europea ha aperto lo scorso anno nei confronti all’Italia.
PATOLOGIE COLLEGATE ALL’INQUINAMENTO Bruxelles e gli Stati membri hanno negli ultimi anni dichiarato guerra alle particelle sottili contenute principalmente nelle emissioni dell’industria, del traffico e degli impianti di riscaldamento domestico, in quanto possono causare asma, problemi cardiovascolari, tumore ai polmoni e, per l’appunto, morte prematura. L’infrazione, riguarda l’applicazione della direttiva Ue sulla qualità dell’aria che è entrata in vigore nel giugno 2008 e che autorizza gli Stati membri a chiedere, nel rispetto di certe condizioni e per determinate parti del paese, una proroga di durata limitata per l’adeguamento alle norme in materia di PM10 in vigore nel 2005.
L’ITALIA OLTRE I VALORI LIMITE L’Italia come altri Stati membri – spiega Bruxelles – "ha inviato richieste di proroga riguardanti circa 80 zone situate in 17 regioni e province autonome”. Bruxelles ha però "respinto gran parte delle richieste in quanto le zone non soddisfacevano tutte le condizioni previste dalla direttiva, in particolare la garanzia del rispetto dei valori limite Ue entro il termine della proroga”. I valori limite per il PM10 impongono una concentrazione annuale di 40 microgrammi per m3 e una concentrazione giornaliera di 50 microgrammi per m3, che non puo’ essere superata piu’ di 35 volte per anno civile. La palla è ora nel campo dell’Italia.
Quello dell'inquinamento dell'aria, in particolar modo delle particelle sottili, è uno dei problemi ambientali più scottanti che ci siano. Ed è un problema ben difficile da risolvere perchè le fonti che causano questo inquinamento sono innumerevoli, dai fumi delle industrie, agli scarichi delle automobili, agli impianti di riscaldamento delle case e così via. Che cosa si può fare allora per fermare questo disastro che causa così tante morti? Personalmente temo che, finchè vivremo in quest'era dove domina il petrolio, ci sarà ben poco da fare, perchè l'uomo non rinuncerà mai alla propria automobile così come alle comodità della vita moderna. L'inquinamento dell'aria si potrà forse contenere, con appopriati accorgimenti che è bene vengano messi in atto al più presto (e in Italia ce ne sarebbe parecchio bisogno visto il grado d'inquinamento delle nostre città), ma eliminarlo no, con questa società non è proprio pensabile. Ma anche l'era del petrolio terminerà.... e allora, soltanto allora, quando l'energia prodotta dal petrolio dovrà giocoforza essere sostituita (e questo succederà prima o poi, perchè i giacimenti petroliferi non sono eterni), allora anche l'inquinamento dell'aria si ridimensionerà e i nostri cieli torneranno ad essere respirabili. Questo almeno è quello che io credo succederà, non nel breve termine, ma credo che accadrà.